Bentornati al Sud

In primo piano

cropped-cropped-bas_logo_12.jpgBentornati al Sud nasce nel 2011 per mettere in contatto coloro che, dopo lunghi o brevi periodi di lontananza, sono tornati nella propria Terra d’origine.
Il nome richiama “Benvenuti al Sud”,  il film.
BaS invece, è una realtà. Una realtà fatta da tantissimi che tornano e da “tanti tantissimi” che desiderano tornare.

“Si parte, con una valigia piena di Speranza. Si torna, con un bagaglio ricco di Esperienza.” Il nostro motto. Ed è questa esperienza, fatta di vita professionale e di vita personale, che mettiamo in contatto. Non solo competenze quindi, ma soprattutto entusiasmo, volontà e sogni che accompagnano ogni ritorno. La valigia dove vengono riposte, in partenza, le speranze e dove, al ritorno, si custodiscono le esperienze. Questo simboleggia la nostra valigia, che ha i colori del mare, del Mare Mediterraneo e della Terra rossa, la Terra del Sud. Terra e Mare, dove nascono e si ancorano le nostre radici e dove ognuno desidera tornare.

Se il progetto è ambizioso, il fine ultimo è ancor più folle:

non far andare più via chi è tornato e far tornare chi lo desidera!!!

RESILIENZA PSICOLOGICA AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

Viviamo giorni difficili, per la prima volta nella storia della Repubblica Italiana viene adottata una misura di protezione sociale di semi-isolamento che ha modificato radicalmente il nostro stile di vita.

L’incertezza del futuro, il cambio repentino di abitudini e la situazione di emergenza sanitaria hanno fatto della paura la nostra emozione prevalente, e se da un lato essa è fondamentale per la nostra sopravvivenza poiché permette di attivarci nel seguire con attenzione le indicazioni delle autorità sanitarie dall’altro non riuscire a gestirla in maniera adeguata rischia di farci assumere comportamenti impulsivi e controproducenti che possono avere importanti ricadute psicologiche.

Per far fronte a questa situazione di emergenza il Consiglio Nazionale dell’Ordine Psicologi #CNOP ha promosso l’iniziativa #psicologionline che consente di visualizzare un elenco di Psicologi e Psicoterapeuti disponibili a svolgere interventi di sostegno a distanza.

Nel sito è inoltre presente la campagna informativa #psicologicontrolapaura  con strumenti da leggere a disposizione dei cittadini in cui ci sono vari suggerimenti utili per gestire lo stress.

A livello locale tanti gli spazi di ascolto psicologico promossi, ad esempio l’Ordine degli Psicologi Puglia ha attivato una task force di professionisti specializzati in psicologia dell’emergenza, a disposizione del personale sanitario, che possono essere contattati al numero verde gratuito 800 01 02 40.

Consiglio inoltre a tutti di affidarsi a notizie scientificamente fondate, limitando la lettura e ascolto del “bollettino dei morti” diffuso via web o in tv, facendo riferimento a fonti ufficiali come il sito Epicentro, portale ufficiale dell’Istituto Superiore di Sanità, con informazioni per i cittadini e il numero verde di pubblica utilità 1500 per chiedere chiarimenti sul COVID-19.

Si può cogliere l’occasione, in queste giornate sospese, per svolgere nuove attività o quelle trascurate per mancanza di tempo libero: progetti, libri non letti, attività fisica, amici da contattare. Non eravamo abituati a stare a casa, a sostare nel silenzio e nell’attesa, avevamo occupato ogni spazio della nostra vita con gli impegni lavorativi e socio-ricreativi allontanandoci da noi stessi e dai nostri cari. Ora è un tempo prezioso per rimetterci in contatto di noi stessi e dei nostri desideri più profondi.

Curare le relazioni anche a distanza è possibile, abbiamo strumenti digitali che ci permettono di stabilire nuove forme di vicinanza. E’ utile non lamentarsi, cercare di vedere il bicchiere mezzo pieno, cercando ogni giorno qualcosa di positivo creando un resoconto giornaliero degli aspetti belli della giornata vissuta segnandoli su un diario.

Nell’ esperienza della Pandemia siamo andati incontro a due aspetti diversi, da un lato ha prodotto un senso di disgregazione del quotidiano, dall’ altro la crisi per sua natura ricompone e aggrega poiché nessuno è immune al virus, tutti siamo colpiti da uno stato di allarme e vigilanza. Lo scrittore Camus nel suo romanzo sulla peste aveva già espresso questo concetto: “La peste aveva ricoperto ogni cosa: non vi erano più destini individuali, ma una storia collettiva.. e dei sentimenti condivisi da tutti”.

Tante le iniziative di solidarietà in questi giorni, dalle azioni governative a quelle locali: dai buoni spesa comunali per le fasce di popolazione più deboli, le mascherine prodotte da associazioni di volontariato e cittadini, i canti dai balconi per sentirci vicini anche a distanza, le iniziative di solidarietà digitale nei settori di arte educazione e comunicazione.

La crisi che stiamo vivendo ci sta cambiando profondamente come singolo portandoci a riscoprire un’identità collettiva e la fragilità del nostro essere uomini. Sarà importante mantenere i cambiamenti raggiunti in questi tempo anche quando l’epidemia sarà finita per continuare a percorrere la strada aperta da questa situazione globale verso una nuova umanità “ecologicamente sostenibile” fondata su principi di fratellanza e solidarietà diffusa.

Alma Cati, psicologa clinica e di comunità.
Bentornati al Sud

Ti (ri)portiamo a Sud: libri per conoscere e riflettere in questa quarantena

Ho letto da qualche parte che, in questi giorni, molti lettori accaniti si sentono spiazzati dalla propria incapacità di dedicare del tempo alla lettura. Ci si sarebbe aspettati che la conseguenza naturale della situazione che stiamo vivendo fosse il dedicarsi a terminare tutti i libri che, da puri libridinosi (De Crescenzo docet), hanno acquistato in tempi di stress e impegni. Non ci riescono, invece, nonostante siano più liberi del solito, o costretti a restare in casa più a lungo – o comunque seriamente determinati a consumare pagine e pagine.

Ho pensato che, sommando a ciò la nostalgia che molti di noi hanno di una vita più ordinaria, e la nostalgia che prova chi, date le ultime e impreviste restrizioni, si trova lontano da casa, avremmo potuto portare a casa vostra un po’ di ispirazione letteraria, iniziando con il consigliarvi i cinque testi che vi elenco di seguito.

Molti avranno bisogno di colmare uno spazio creato fra loro e la loro ormai accantonata normalità, che non si sa per quanto ancora dovranno sostenere. Ecco quindi quali testi, fra saggistica e narrativa, potreste leggere per portarvi a casa un po’ di materiale per riflettere, un po’ di leggerezza, e un po’ di Sud. Alcuni sono disponibili anche in formato ebook, altri possono, magari, essere acquistati con consegna a domicilio, dalle piccole librerie locali che tanto stanno soffrendo questo periodo di chiusura.

Il Meglio Sud di Lino Patruno – Lo consiglio per piacere e per dovere. I libri di Patruno non richiedono certo una mia recensione, per cui non mi dilungherò troppo. Ma vi spiego perché potreste voler leggere questo testo. Patruno è un patriota, il William Wallace della letteratura a Sud. I suoi libri sono una forma di opposizione alla narrazione di un Sud malaticcio, malandato e senza speranza. Anche in questo caso, affronta i temi del divario Nord-Sud, toccando argomenti come l’immediata associazione mentale che si fa dell’organismo-mafia con le nostre terre, la reale capacità produttiva del Sud, la realtà industriale taciuta, la possibilità che esista anche un “peggio Nord”, e parla (con nostro grande piacere) di ritorni. Racconta forme di Resistenza, parola chiave di questi giorni, e la porta avanti in prima persona, penna alla mano.

A Me Piace il Sud di Alessandro Cannavale e Andrea Leccese – Alessandro, “meridionalista per passione”, come si definisce lui, blogger per il Fatto Quotidiano, è un grande amico della rete BaS, uno sincero e trasparente. E così è il libro che ha scritto con Andrea Leccese. Non si nasconde dietro una narrativa edulcorata: semplicemente, soprattutto in questo libro, racconta il Sud che c’è. Affronta di petto la Questione Meridionale così come è negli anni 2010 (il libro è stato pubblicato nel 2017). Questo saggio racconta il divario economico, occupazionale ed infrastrutturale che esiste fra il Nord e il Sud, senza celare le sensazioni dei meridionali che necessitano, in alcuni casi, di una mafia che si sostituisca allo Stato inesistente, di una classe politica nuova che sia visionaria e lungimirante, di riscoprire tutte le possibilità che le regioni del Sud hanno e non sfruttano pienamente. E porta avanti il racconto fornendo una serie di proposte che indicano una strada, tanto da farci desiderare un A Me Piace il Sud degli anni 2020. Chissà…

Equilibri Dinamici di Vincenzo Sardiello – E chi di noi, tornati, arrivati o lontani, non sa di cosa si tratta? È insito nel DNA della nostra generazione (che accoglie un’ampia fetta di età e vicende), imparare a gestire il traballante avvicendarsi delle fortune. Andrea, la protagonista di questo curioso romanzo, fa la ghostwriter. E indovinate un po’? Non si sente completamente realizzata. Poi, per fortuna o purtroppo, la sua vita e quella di chi le sta vicino prendono una piega inaspettata, ed è così che Andrea si trova a rientrare in Puglia, dove scopre una nuova sé stessa, un nuovo modo di essere, ma, soprattutto, le si aprono nuovi orizzonti. Un romanzo da leggere perché è scritto bene, perché non è banale, per lasciarsi ispirare ad accettare scommesse. E poi è intrigante osservare come un autore, uomo, sa declinare le sfaccettature di una protagonista donna.

Diversamente a Sud di Sabrina Barbante – Fra l’autobiografico e il cinematografico, rientra a pieno titolo in questa lista questo romanzo scritto da una donna spumeggiante. Viola, la protagonista del romanzo, dopo alcuni anni vissuti a Milano, rientra in Salento. Ed è così che nasce una storia di dualità: due sono gli amori, due i genitori, due le amiche, due gli amici, due le essenze di una Viola che si barcamena fra una serie di dicotomie. La sua missione, in quanto anima doppia – milanese e salentina quasi in egual misura, è riuscire a mitigare queste opposizioni per poter riuscire a godere pienamente di tutto quello che la sua terra d’origine le offre, tutto ciò per cui il Salento è famoso, dal cibo al vino, fino alla lingua stessa. Luoghi comuni stucchevoli? Tutt’altro. L’impegno di Viola-Sabrina è proprio quello di superarli. E, ad esempio, uno dei motivi per cui vale la pena leggere questo libro è che è un’opera salentina che non parla di pizzica. Nota a margine: Sabrina è una scrittrice e travel blogger, ma soprattutto una donna da seguire perché divertente, creativa e brillante.

La Cena di Natale di Luca Bianchini – Sì, lo so, anche chi non ne conosce la biografia si accorgerebbe facilmente che non ha proprio un cognome tipicamente meridionale. E infatti Luca è di Torino. Ma provate a sentirlo parlare una volta del Sud, e capirete quanto lo ama, quanto lo conosce, come lo descrive lucidamente. Questo romanzo, leggero e simpatico, il seguito di Io Che Amo Solo Te, arriverà per colmare la vostra nostalgia da riunione di famiglia. Un intreccio di vicende reali e romanzesche, ambientato in uno splendido inverno di Polignano a Mare, che si snoda in 25 capitoli – come i giorni che nel mese di dicembre conducono al Natale. Lo stile è molto fresco e scorrevole, ma il racconto parla dell’intersezione fra abilità, fortuna, e coraggio nelle vicende di tutti noi, e nei protagonisti rivedrete i vostri compagni di calcetto, le vostre zie, i vostri vicini di casa. È un romanzo breve che ha l’odore secco della neve e quello umido della brezza marina. Utile per sentire il Sud in questo periodo di clausura, e non lasciatevi infastidire da eventuali luoghi comuni, Luca ci conosce bene: dovreste sentire il modo in cui riproduce le conversazioni delle signore di mezza età di Martina Franca. Magari la prossima volta che avremo modo di partecipare alla presentazione di un libro, sarà proprio il suo.

Roberta Iacovelli
Bentornati al Sud

Bentornati o no?

Non c’è pace per i nostri cuori e per le nostre menti.

Cresci in un paesello del sud, con la cerchia di amici fraterni che ti accompagna dalla culletta trasparente dell’ospedale fino al quinto anno delle scuole superiori. Sanno tutto di te, e ti vogliono bene nonostante tutto. Nonostante la tutina ridicola con le orecchie da orsacchiotto che tua madre ti ha infilato il giorno in cui sei venuto al mondo, nonostante quella volta in prima elementare in cui la maestra non ti ha fatto andare in bagno e te la sei fatta addosso, nonostante quella volta in cui hai ricevuto davanti alla piazza intera il primo, dolorosissimo, 2 di picche, nonostante ricordino a quale materia esattamente il tuo compagno di classe ha dovuto passarti all’esame di maturità, perché a te proprio non riusciva di rispondere alla domanda. E a questo punto, quando gli amici sono un’estensione viva e fulgida della tua famiglia, è proprio adesso, che ti separi da loro.

Le Università al nord o all’estero hanno una fama migliore, il mercato del lavoro è più fertile, oltre che più esteso, sarebbe da pazzi restare al sud per continuare una vita qui, te lo dicono tutti: se hai i mezzi, devi andartene. I mezzi, poi, potrebbero essere i tuoi genitori che si indebitano, o tu che non dormi la notte, ma lo fai a lezione, per poter lavorare come barista, ma questo non conta. L’importante è che l’evoluzione della specie richiede capacità di adattamento, e abilità nel cogliere le occasioni: se puoi andare, devi farlo. Per costruirti un futuro migliore.

E’ così che inizia tutto: diploma, poi l’università a Bologna, poi la possibilità di una borsa di studio Erasmus per andare in Spagna, poi l’opportunità di un dottorato o di un tirocinio a Copenhagen, poi la chiamata dall’Australia, o dagli Stati Uniti, e tu che, ovviamente, e giustamente, non puoi farti sfuggire le occasioni che la vita ti presenta, anche e soprattutto in virtù di tutti i sacrifici fatti fino ad allora da te e dai tuoi cari, i genitori e i fratelli in primis, man mano ti dimentichi anche come si faceva a salutare, come si sopravviveva agli abbracci prima di separarsi.

E mentre i nonni invecchiano, i genitori si acciaccano, i fratelli si trasferiscono, i nipoti crescono, i figli ignorano il significato della parola nonno, tu sei combattuto fra quella vita che a fatica ti sei costruito, e delle radici dure da ricomporre e sentire vive altrove.

Qualcuno torna, qualcuno no. Ciascuno fa il meglio per sé, qualcuno il meglio per gli altri.

D’altro canto, i Clash mica la lasciarono aperta a caso, la domanda fatidica, alla fine della canzone… Should I stay, or should I go? Non è mica facile scegliere di andare, restare, o tornare.

Poi arriva un evento inaspettato nella vita di tutti, una roba da film, una pandemia. E la risposta c’è: stare, e restare. La reclusione forzata, le limitazioni ai trasporti e agli spostamenti.

E allora ci chiudiamo in casa, e ne facciamo quello che si può. Trasformiamo la pandemia in arte di vivere. Stiamo diventando maestri di yoga, buddhisti illuminati, sportivi del materassino, grandi esperti di letteratura del periodo 1870-1876, fini conoscitori di cinema polacco muto, estimatori di tragedia greca recitata in norvegese. Oppure ci dedichiamo alla compagnia dei nostri figli, compagni, animali domestici. O ad attività costruttive che altrimenti non sapremmo quando svolgere, tipo aggiornare il cv fino all’ultima virgola, rammendare tutti i calzini di casa, o fare dolci – io per esempio ho fatto la polvere anche tra le dita delle zampe dei Thun, per sicurezza. Oppure (il meglio!) usciamo in balcone, facciamo flash mob, battiamo le mani, facciamo zumba, balliamo pizzica, intoniamo tammurriate, cantiamo canzoni che neanche conosciamo, giusto per sentirci parte di questo tutto che pare in pericolo.

E’ chiaro che è difficile, stare lontani. E’ difficile non pensare a nonni, cugini, e nipoti. E’ difficile non domandarsi se fosse il caso di tornare prima, se forse non era proprio il caso di andarsene, se proprio non li avevi avuti, quei due giorni di ferie che ti sarebbero bastati a dare un bacino a nonna e uno al nipotino, prima di tutto questo trambusto.

Mo che faccio? Mi metto a battere le mani da sola su un balcone di 2 metri quadri in un atrio di Milano, invece che fare la tammurriata con papà? Faccio fitness con la wii invece che con mia sorella? Mi faccio la quarantena ordinando il cibo online, quando giù posso avere la parmigiana di melanzane bio della campagna di nonno? Resto lontana, invece di prendere il primo treno o il primo aereo per il Sud?

Questa volta la risposta c’è, ed è sì.

Perché i nonni sono invecchiati, i genitori acciaccati, e i figli e i nipoti sono nati. Quindi è giusto restare dove siamo, poi si vedrà.

Era giusto tutto, sarà giusta ogni decisione, ma adesso dobbiamo restare sospesi nel posto in cui siamo, giusto per un po’.

Siete sempre i benvenuti, sarete sempre i bentornati. Domani.

Ci abbracciamo presto.

Roberta Iacovelli
Bentornati al Sud

 

 

Assistente turistico – Taranto

Sono avviate le selezioni per la ricerca di assistente turistico con esperienza nel settore.

Requisito fondamentale:

  • Conoscenza ottima della lingua inglese

Sede: Taranto
Tipo di contratto: Tempo determinato
Per candidarsi inviare CV a: info@bentornatialsud.it

La ricerca è rivolta a persone di entrambi i sessi (L. 903/77). Gli interessati sono pregati di inviare un dettagliato CV con l’autorizzazione al trattamento dei dati personali (D. Lgs. 196/2003).

Segnalato da: Annalisa Nicoletti

Consulenti metrologi – Taranto

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Galeso Software, software house specializzata in prodotti software per laboratori chimici e microbiologici, per ampliamento della propria attività

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Consulenti Metrologi

Requisito fondamentale:

  • Conoscenza UNI CEI 70098-3

La consulenza avviene in modalità remota.

Sede: Taranto
Per candidarsi inviare CV a: commerciale@galeso-software.it

La ricerca è rivolta a persone di entrambi i sessi (L. 903/77). Gli interessati sono pregati di inviare un dettagliato CV con l’autorizzazione al trattamento dei dati personali (D. Lgs. 196/2003).

Segnalato da: Galeso Software

 

Programmatori – Bari

LogoTocodeVito

Tocode, azienda giovane e dinamica, specializzata nello sviluppo di applicazioni web altamente personalizzate per i clienti del settore bancario, agricolo e industriale

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Programmatori

Requisiti:

– Comprovata esperienza nello sviluppo con .Net
– Esperienza nello sviluppo di Asp.Net e di MVC
– Conoscenza di C#
– WebService RestFull, JSON
– Conoscenza di JQuery ed eventuali Framework basati su di esso (KnockoutJS, etc)
– Conoscenza dei pattern architetturali (MVVM, MVC, Factory, UnitOfWork And Repository Pattern)
– Conoscenza di HTML, Css3, Foundation o Bootstrap, Javascript
– Conoscenza di SQL Server, SQL, EntityFramework

Completano il profilo:

– Abilità nel lavorare per obiettivi sia in team che in autonomia
– Capacità di problem solving
– Spiccata attitudine allo sviluppo Web Oriented
– Conoscenza della Lingua Inglese
– Laurea in Informatica o titoli equivalenti

Si offre:

– Inserimento con contratto a Tempo Indeterminato
– Inquadramento in base all’esperienza maturata
– Concrete possibilità di crescita personale e professionale
– RAL a partire da 22.000 € e comunque in base all’esperienza

Sede: Bari

Per candidarsi inviare CV a: info@tocode.it

La ricerca è rivolta a persone di entrambi i sessi (L. 903/77). Gli interessati sono pregati di inviare un dettagliato CV con l’autorizzazione al trattamento dei dati personali (D. Lgs. 196/2003).

Segnalato da: Vito Sanitate

 

Laura Schirosi – Biologa molecolare di ritorno in Puglia

Laura Schirosi, Laurea in Biotecnologie Mediche, dottorato di ricerca in Biotecnologie e Medicina Molecolare e specializzazione in Patologia clinica. A 19 anni lascia Nardò per studiare a Modena. Torna a 31 anni, vive a Lecce e lavora a Bari.

LauraSchirosiPer quale motivo sei tornata al Sud?

“Sono partita per Modena, come tanti ragazzi, subito dopo la maturità. Volevo studiare Biotecnologie Mediche, corso di laurea esistente, fino a quegli anni, in pochi atenei italiani e soprattutto con accesso a numero chiuso. Così dopo aver tentato i test d’ingresso in due atenei emiliani, nelle città di Modena e Bologna, i risultati del test hanno favorito il primo ateneo a discapito del secondo, forse più gettonato ed anche da me in un certo qual modo preferito, per questa prima esperienza lontano da casa.
Con il senno di poi sono contenta sia andata così, perché l’esperienza di vita a Modena è stata bellissima, professionalmente ed umanamente. Dopo la laurea, sono rimasta per i 3 anni di dottorato di ricerca in Biotecnologie e Medicina Molecolare e per i 4 anni di assegno di ricerca che si sono susseguiti, durante i quali ho potuto fare anche la scuola di specializzazione in Patologia Clinica. Ma, per quanto potessi starci bene a Modena, era pur vero che non l’ho mai sentita realmente “casa mia” e non si sono mai create le condizioni perché diventasse tale. Negli ultimi tempi, poi, iniziava sempre di più a pesarmi il fatto di dover prendere quel treno, dopo i brevi o lunghi periodi di vacanza, che mi riportava ogni volta verso il nord, anche se per lavoro. Così appena l’Università, come spesso accade, non ha più avuto i fondi per rinnovare il mio contratto di ricerca, completato il mio percorso di studi e professionale, ho capito che era arrivato il momento di ricominciare. E dove, se non con un ritorno al sud?”

La tua valigia del ritorno è piena di…

“La mia valigia del ritorno era piena di voglia di “ripartire”, di ricominciare, ma soprattutto di poter mettere a frutto tutta l’esperienza professionale acquisita in quegli anni, per il “mio” sud. Sì, perché, in fondo, ho sempre coltivato questo desiderio, di poter dare il mio piccolo contributo a quel sud così bistrattato, soprattutto nel campo della sanità, evitando magari i viaggi della speranza a chi doveva farsi curare, soprattutto, a chi doveva attendere l’esito di un esame per settimane o mesi perché il campione era stato mandato fuori per ulteriori accertamenti. Io qualcosa sapevo fare e forse si poteva fare, al sud. Ma la paura di scoprire che tutto ciò non fosse possibile c’era. Ricordo che durante il primo periodo, mentre inviavo il curriculum in vari centri e ricercavo il posto migliore dove l’esperienza acquisita potesse essere messa a frutto (e non essere gettata alle ortiche pur di restare a tutti i costi al sud), tenevo sempre e comunque mentalmente aperto uno spiraglio, pronta a ripartire di nuovo, con la mia valigia, verso altri posti, di nuovo al nord, se mi fossi resa conto che non potevo farcela.”

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?

“Positivo sì. Ora a distanza di 7 anni lo posso dire. Perché finalmente si è realizzato pienamente il mio percorso professionale. Ho firmato da poco un contratto a tempo indeterminato come Dirigente Biologo presso l’IRCCS Istituto Tumori “G.Paolo II” di Bari. Ho ricreato una cerchia di amicizie, vivo a Lecce in un piccolo appartamento tutto mio, faccio la pendolare per scelta, almeno per ora… poi chissà. Godo del clima e del mare, due delle cose che mi mancavano di più quando ero al nord. Apprezzo la qualità della vita che il sud mi offre, nonostante i suoi limiti, perché non tutto è perfetto.”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?

“All’inizio non è stato affatto facile. Ritornare, anche se nella terra in cui sei nata, vuol dire necessariamente ricominciare. Tutto si azzera, perché le persone che hai lasciato non è detto che siano quelle che credi, non è detto che siano disponibili a riaccoglierti, anche se nel tempo hai mantenuto i rapporti. Per me poi era quasi inevitabile la scelta di continuare a vivere fuori da casa, dopo tanti anni che già lo facevo, perciò non sono rientrata nel mio paese di origine ma ho scelto di vivere a Lecce, città che mi era sempre piaciuta ma in cui di fatto non avevo mai vissuto e che non conoscevo approfonditamente. Unico punto di riferimento incrollabile, soprattutto nelle difficoltà, ed imprescindibile è sempre stata la mia famiglia, i miei genitori. Non è stato facile neppure da un punto di vista professionale, perché subito è stato chiaro che lesperienza che avevo maturato ed acquisito negli anni serviva, era utile, ma ciò non si accompagnava ad un altrettanto adeguato inquadramento professionale. Molto “volontariato”, poche certezze. E poi ti scontri purtroppo con la mentalità di chi è sempre “rimasto al sud”, che vuol dire essere rimasto sempre chiuso in sé stesso e fermo nelle proprie convinzioni.
Secondo me, questo è il vero “male” del sud. Ti senti un po’ come “Don Chisciotte contro i mulini a vento” e cerchi chi ha fatto la tua stessa esperienza, chi è andato via ed è ritornato, sperando che l’unione faccia la forza… ma a volte ciò non è sufficiente per sconfiggere un sistema così ben radicato. Nonostante tutto, ed un po’ di sconforto nei primi anni, neanche per un solo istante mi sono pentita di essere tornata. Mi piaceva la qualità di vita che potevo avere: il sole, il mare e poi avevo la mia famiglia, i primi amici ed un sogno in cui credere. Un sogno che volevo diventasse reale, a costo di fatica e sacrifici. Così ho iniziato a fare concorsi, in lungo ed in largo, finché non è arrivato prima un contratto a progetto a Bari come ricercatore, poi un incarico a tempo determinato come dirigente biologo ed infine la tanto attesa firma su un contratto che metteva finalmente definitivamente fine al lungo precariato.”

Di cosa ti occupi?

“Sono una Biologa che esegue esami di biologia molecolare in ambito oncologico. Servono per la caratterizzazione diagnostica delle neoplasie maligne, tumori solidi ed ematologici, e per poter scegliere di conseguenza la terapia migliore per ogni paziente. E’ un campo in continuo sviluppo, perché per fortuna la medicina fa grossi passi in avanti in questo senso. Mi piace l’idea di poter essere utile, nel mio piccolo, a chi sta affrontando questo tipo di malattia, di far parte di un’equipe di professionisti che prendono in cura il paziente. L’idea di essere sempre aggiornati, al passo con i tempi, e di introdurre indagini diagnostiche innovative, in linea con le nuove “target therapy”, rappresenta uno degli stimoli principali del mio lavoro.”

La cosa che più ti mancava e/o la cosa che più ti mancherà.

“Sicuramente il clima ed il mare, perché queste due cose proprio a Modena non c’erano. Non ci si abitua mai al cielo grigio che a volte dura intere settimane, ed invece quando compare un raggio di sole in un cielo limpido è inevitabile pensare: “questa è proprio la giornata ideale per un giro a mare”… ma il tuo mare non c’è. E poi la famiglia, l’idea che i tuoi genitori diventando grandi possano aver bisogno di te… di non esserci.
A Modena comunque ho trascorso anni bellissimi, quelli universitari, con la mia “seconda famiglia”, quella delle coinquiline, degli amici, che sono poi quasi tutti del sud, venuti, come me, a studiare al nord. Ed anche i pochi amici modenesi, quelli doc, scopri che amano il sud, che vengono in vacanza lì, dalle tue parti, per cui hai la certezza che continuerai a vederli, anche se meno, perché ciò che ha fatto parte di te non puoi dimenticarlo per sempre.”

Se hai dell’altro da raccontarci questo spazio è tutto per te!

Penso, ed ho sempre pensato, che bisogna “partire per poi ritornare”. Solo così si può apprezzare realmente da dove si viene, le proprie radici, e nel frattempo si percorre un viaggio, che fa parte della vita, fondamentale sia per la propria crescita umana che per quella professionale.”

Una rete tra tornati al Sud può essere d’aiuto e supporto a chi torna?
E’ importante che chi torna non si senta solo, spaesato. Si possono creare opportunità di incontro e di condivisione tra chi torna, chi è già tornato, chi vuole farlo ed ha paura di farlo. A volte anche solo il parlarne aiuta.”

Cosa può fare la rete BaS?

“Creare eventi sul territorio per permettere di conoscere sempre più l’esistenza di questa realtà. Creare motivi di incontro, per far capire che il ritorno è possibile, per essere d’aiuto a chi pensa di volerlo fare o deve scegliere se farlo.”

Ci lasci un pensiero per BaS…

“Ringrazio Marianna, conosciuta come moderatrice alla presentazione del libro di un amico comune a Nardò, che mi ha permesso di conoscere l’esistenza di questa realtà. Siccome mi sono subito riconosciuta, come promesso, appena tutto si è concretizzato ho mantenuto la parola di scrivere, perciò eccomi qui… perché spero che possa essere realmente d’aiuto, perché io come voi credo nel sud e credo che il ritorno al sud sia possibile, perché il “Sud è molto più del semplice sud.”

Bentornati al Sud

Francesco Sisto – il pirata che vuole riportare uno "Squalo" in mare

Francesco Sisto, Architetto. Lascia Taranto, a 19 anni, per studiare e lavorare a Milano e a Roma. Torna a 32 anni a Taranto.

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Per quale motivo sei tornato al Sud?
“Avviare un progetto sperimentale di recupero barche in legno.”

La tua valigia del ritorno è piena di…
“Esperienze, punti di vista, orizzonti, fatica, dolori e a volte frustrazioni, amori e amicizie… studio, nottate, ubriacate, ricordi esaltanti, estati interminabili nella calura asfissiante di Roma.

Bagni nella fontana di Trevi, Campioni del Mondo, biciclette e colli, primavere e scale, Valle Giulia, Autocad, esaurimenti nervosi e colleghi esauriti, La Piazzetta di San Lorenzo e il Pigneto, il mare dello Zion e le bestemmie e le maledizioni quando non potevo tornare al Mio di mare, fresco e trasparente, per un maledetto esame o per una consegna che faceva bruciare gli occhi e consumare le unghie.

Ma sopratutto tanta competenza, formazione e fortificazione… professionale, caratteriale e umana. Il servizio, per circa quattro anni, con i senza fissa dimora e i diversamente abili, lo scoutismo e i primi impegni politici (illusori) in Università e nel CUS che mi hanno scottato, parecchio, ma lasciato una consapevolezza che mi ha insegnato ad alzare sempre lo sguardo, a cercare di spingere il pensiero più in là dell’orizzonte e dei limiti che i miei occhi percepivano.

Ho imparato ad aprirmi alle possibilità e a non avvolgermi mai attorno alle mie presunte certezze, alla culturai o ai titoli di studio. Ho imparato ad avere una fame insaziabile di scoperta per partire sempre dalla curiosa voglia di apprendere e di approfondire che mi ha spinto, incosciente, solo e ignaro di tutto, a prendere un treno e lasciare il posto che chiamavo casa.”

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?
“Entrambi. Al di là delle oggettive difficoltà e storture endemiche della nostra terra, con tenacia, sto provando a mettere in piedi un progetto ambizioso e unico dal nulla, senza nessuna certezza o aiuto esterno se non quello di aver vinto un piccolo bando europeo per avviare questo esperimento tecnico e sociale con cui provare a contribuire a dare nuove chance alla mia città.”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?
“La difficoltà principale è la chiusura mentale di chi rimane e di chi si accomoda in questa dolce latenza “del deserto”.

La presunzione di avere la soluzione pronta e sperimentata per ogni cosa, l’indolenza di non mettersi mai in gioco per provare a superarsi, per provare a rischiare davvero qualcosa di se stessi e delle proprie presunte certezze.

E’ molto molto difficile superare tutto questo, sopratutto per chi ritorna carico di voglia di fare e di esperienze a contatto con vite e modi di fare così diversi e per certi versi molto più veloci di quelli ritrovati.

Consigli non ne ho. Sperimento anche io, giorno dopo giorno, il modo migliore e più indolore di affrontare e superare questo muro di gomma che spesso si frappone e avvilisce la voglia di fare e di far cambiare la prospettiva. Forse solo un consiglio mi sento di dare: diventare testardi e caparbi, cercare di non voltare la testa o distogliere lo sguardo ad ogni sussurro o dubbio o incertezza che arriva alle orecchie… sbagliare sempre, sbagliare ogni volta, sbagliare meglio di prima.”

Di cosa ti occupi?
“Sono un Architetto con un Master in “Progettazione di Impianti Sportivi e grandi infrastrutture” che ha aperto un’Officina (un laboratorio sociale per l’apprendimento del mare attraverso le tecniche lavorative della tradizione marinara) di restauro per il recupero di vecchie barche a vela in legno: Officina Maremosso e che nel suo futuro vede distese di alberi di ulivo e vigne da coltivare vicino al mare.”

La cosa che più ti mancava e/o la cosa che più ti mancherà.
“Mi mancava il mare… di giorno, di notte, nelle giornate di lavoro a sudare davanti ad uno schermo o nelle sere fresche a bere una birra in piazzetta con gli amici. Mi mancava sempre, ogni attimo, e se dovessi per qualche ragione ripartire, sarà l’unica e vera cosa che mi mancherà… sempre!”

Se hai dell’altro da raccontarci questo spazio è tutto per te!
“Credo che per noi “Sudisti” la tenacia e l’essere fuori dagli schemi sia conditio sine qua non per ogni cosa: sia che si decida di tornare, di restare o di partire… che si decida di cancellare le proprie origini o che ci si faccia mandare “il pacco da giù” ogni mese.”

Una rete tra tornati al Sud può essere d’aiuto e supporto a chi torna?
“Sì.  Conoscersi, fare rete e scambiarsi le esperienze. Un modo necessario per dare valore aggiunto al lavoro di tutti in generale e nel particolare delle attività quotidiane. Attenzione però a non cadere nell’illusione di autoproclamarsi in detentori delle “buone pratiche” (termine di memoria “vendoliana” che sto cominciando a non tollerare più).

Cosa può fare la rete BaS?
“Raccontare, raccontare e ancora raccontare… il bello ma anche i fallimenti di chi decide di tornare ma si accorge che non era la strada giusta o la migliore per il proprio percorso personale di vita.”

Ci lasci un pensiero per BaS…
E’ bello ogni tanto trovare una realtà che infonda un po’ di coraggio in chi decide, spesso assalito da ogni tipo di dubbio, di fare questo salto nel buio e risalire testardamente la corrente quando voci, giudizi e consigli tentano ogni giorno e momento di dissuaderti.”

Bentornati al Sud

Pasquale Dedda – cibo e moda color Zafferano.

Pasquale Dedda, Laurea in Scienze e Tecnologie Alimentari. A 27 anni lascia Carapelle (FG)  per andare a lavorare a Cremona. Torna dopo un anno nella sua città natale.

Pasquale Dedda

Per quale motivo sei tornato al Sud?
“Perchè mi mancavano gli odori, i colori e i sapori della mia terra e sapevo che “tornare” sarebbe stato il mio futuro. Inoltre, la ricerca disperata di un lavoro aveva dato risultati infruttuosi, decisi che era ora di prendere una decisione definitiva: tornare alle origini!”

La tua valigia del ritorno è piena di…
“La valigia del ritorno, paradossalmente, è piena come quella della partenza. Nonostante tutto, mentre andavo via, in me, era sempre viva la voglia di ritornare e darmi una possibilità nella mia terra natia. Ero certo del diamante grezzo che stavo lasciando, la mia Puglia, e che alla fine sarei ritornato per farlo splendere.”

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?
“Il ritorno è stato positivo, perchè sono riuscito a realizzarmi nel lavoro, dando vita e concretezza ai progetti per i quali avevo studiato e lavorato duramente. Nello stesso tempo non ho dovuto rinunciare agli affetti a me più cari, vivendo a pieno tutte le meraviglie e le atmosfere uniche che la vita del Sud ci riserva.”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?
“Le difficoltà del rientro sono rappresentate unicamente nella consapevolezza che la tornare non è semplice, a causa dei molteplici ostacoli che si devono superare e che contraddistinguono il “vivere” al Sud: mentalità schive alle innovazioni e ai cambiamenti; la non accettazione ad uscire dagli schemi (non avere quell’ambizione del posto fisso, ad esempio) ecc ecc… Cerchiamo di rompere questi muri di cartone. Io ho pensato che l’America non doveva essere cercata altrove, perchè l’America é qui. Il mio consiglio è quello di credere in quello che si fa e non aver paura di rischiare, il mondo è di chi ha voglia di prenderselo, costi quel che costi!

Di cosa ti occupi?
“Oggi sono a capo di Cuor di Zafferano, coltiviamo zafferano a Carapelle (FG), nella zona della Daunia, sui terreni che sono in possesso della mia famiglia da tre generazioni. Il nostro zafferano viene venduto in tutta Italia, inoltre è nata anche una particolare linea di biscotti e un fantastico dessert allo zafferano variegato all’amarena. La nostra è una visione di azienda a 360°, oltre al food abbiamo voluto pensare anche al fashion, così è nata, in collaborazione con il sarto Angelo Inglese di Ginosa (TA), in Puglia, la cravatta tinta naturalmente con il nostro zafferano, un capo 100% natural, dotato di codice di tracciabilità come negli alimenti.”

La cosa che più ti mancava e/o la cosa che più ti mancherà.
Il SOLE! Quando sono tornato i miei occhi hanno subito un cambiamento, sono tornati a vedere il mondo a colori, prima vedevo tutto in scala di grigi. 🙂 ”

Una rete tra tornati al Sud può essere d’aiuto e supporto a chi torna?
“Sì. Serve per dare prova che c’è molta gente che “ce l’ha fatta”, di conseguenza è una motivazione in più per far bene nella propria terra. Potrebbe essere anche un’ottima piattaforma di unione di menti e di idee per dar vita a nuove collaborazioni.”

Cosa può fare la rete BaS?
“Fare rete, raccontare storie, mettere in comunicazione i giovani e le aziende del Sud, cercando di creare delle valide opportunità, cercare di aiutare a far divenire realtà idee e progetti concreti.”

Ci lasci un pensiero per BaS…
“Ho sentito parlare di voi in radio alle 7:00 del mattino, subito sono stato affascinato da questo fantastico progetto. Quindi ho pensato di far conoscere anche la mia storia, per testimoniare che i Sogni possono divenire realtà, basta crederci ed essere perseveranti in ciò che si fa, mai arrendersi!

Bentornati al Sud

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La ricerca è rivolta a persone di entrambi i sessi (L. 903/77). Gli interessati sono pregati di inviare un dettagliato CV con l’autorizzazione al trattamento dei dati personali (D. Lgs. 196/2003).

Segnalato dal nostro BaS: Oronzo Lezzi