Francesco Sisto – il pirata che vuole riportare uno "Squalo" in mare

Francesco Sisto, Architetto. Lascia Taranto, a 19 anni, per studiare e lavorare a Milano e a Roma. Torna a 32 anni a Taranto.

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Per quale motivo sei tornato al Sud?
“Avviare un progetto sperimentale di recupero barche in legno.”

La tua valigia del ritorno è piena di…
“Esperienze, punti di vista, orizzonti, fatica, dolori e a volte frustrazioni, amori e amicizie… studio, nottate, ubriacate, ricordi esaltanti, estati interminabili nella calura asfissiante di Roma.

Bagni nella fontana di Trevi, Campioni del Mondo, biciclette e colli, primavere e scale, Valle Giulia, Autocad, esaurimenti nervosi e colleghi esauriti, La Piazzetta di San Lorenzo e il Pigneto, il mare dello Zion e le bestemmie e le maledizioni quando non potevo tornare al Mio di mare, fresco e trasparente, per un maledetto esame o per una consegna che faceva bruciare gli occhi e consumare le unghie.

Ma sopratutto tanta competenza, formazione e fortificazione… professionale, caratteriale e umana. Il servizio, per circa quattro anni, con i senza fissa dimora e i diversamente abili, lo scoutismo e i primi impegni politici (illusori) in Università e nel CUS che mi hanno scottato, parecchio, ma lasciato una consapevolezza che mi ha insegnato ad alzare sempre lo sguardo, a cercare di spingere il pensiero più in là dell’orizzonte e dei limiti che i miei occhi percepivano.

Ho imparato ad aprirmi alle possibilità e a non avvolgermi mai attorno alle mie presunte certezze, alla culturai o ai titoli di studio. Ho imparato ad avere una fame insaziabile di scoperta per partire sempre dalla curiosa voglia di apprendere e di approfondire che mi ha spinto, incosciente, solo e ignaro di tutto, a prendere un treno e lasciare il posto che chiamavo casa.”

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?
“Entrambi. Al di là delle oggettive difficoltà e storture endemiche della nostra terra, con tenacia, sto provando a mettere in piedi un progetto ambizioso e unico dal nulla, senza nessuna certezza o aiuto esterno se non quello di aver vinto un piccolo bando europeo per avviare questo esperimento tecnico e sociale con cui provare a contribuire a dare nuove chance alla mia città.”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?
“La difficoltà principale è la chiusura mentale di chi rimane e di chi si accomoda in questa dolce latenza “del deserto”.

La presunzione di avere la soluzione pronta e sperimentata per ogni cosa, l’indolenza di non mettersi mai in gioco per provare a superarsi, per provare a rischiare davvero qualcosa di se stessi e delle proprie presunte certezze.

E’ molto molto difficile superare tutto questo, sopratutto per chi ritorna carico di voglia di fare e di esperienze a contatto con vite e modi di fare così diversi e per certi versi molto più veloci di quelli ritrovati.

Consigli non ne ho. Sperimento anche io, giorno dopo giorno, il modo migliore e più indolore di affrontare e superare questo muro di gomma che spesso si frappone e avvilisce la voglia di fare e di far cambiare la prospettiva. Forse solo un consiglio mi sento di dare: diventare testardi e caparbi, cercare di non voltare la testa o distogliere lo sguardo ad ogni sussurro o dubbio o incertezza che arriva alle orecchie… sbagliare sempre, sbagliare ogni volta, sbagliare meglio di prima.”

Di cosa ti occupi?
“Sono un Architetto con un Master in “Progettazione di Impianti Sportivi e grandi infrastrutture” che ha aperto un’Officina (un laboratorio sociale per l’apprendimento del mare attraverso le tecniche lavorative della tradizione marinara) di restauro per il recupero di vecchie barche a vela in legno: Officina Maremosso e che nel suo futuro vede distese di alberi di ulivo e vigne da coltivare vicino al mare.”

La cosa che più ti mancava e/o la cosa che più ti mancherà.
“Mi mancava il mare… di giorno, di notte, nelle giornate di lavoro a sudare davanti ad uno schermo o nelle sere fresche a bere una birra in piazzetta con gli amici. Mi mancava sempre, ogni attimo, e se dovessi per qualche ragione ripartire, sarà l’unica e vera cosa che mi mancherà… sempre!”

Se hai dell’altro da raccontarci questo spazio è tutto per te!
“Credo che per noi “Sudisti” la tenacia e l’essere fuori dagli schemi sia conditio sine qua non per ogni cosa: sia che si decida di tornare, di restare o di partire… che si decida di cancellare le proprie origini o che ci si faccia mandare “il pacco da giù” ogni mese.”

Una rete tra tornati al Sud può essere d’aiuto e supporto a chi torna?
“Sì.  Conoscersi, fare rete e scambiarsi le esperienze. Un modo necessario per dare valore aggiunto al lavoro di tutti in generale e nel particolare delle attività quotidiane. Attenzione però a non cadere nell’illusione di autoproclamarsi in detentori delle “buone pratiche” (termine di memoria “vendoliana” che sto cominciando a non tollerare più).

Cosa può fare la rete BaS?
“Raccontare, raccontare e ancora raccontare… il bello ma anche i fallimenti di chi decide di tornare ma si accorge che non era la strada giusta o la migliore per il proprio percorso personale di vita.”

Ci lasci un pensiero per BaS…
E’ bello ogni tanto trovare una realtà che infonda un po’ di coraggio in chi decide, spesso assalito da ogni tipo di dubbio, di fare questo salto nel buio e risalire testardamente la corrente quando voci, giudizi e consigli tentano ogni giorno e momento di dissuaderti.”

Bentornati al Sud

Pasquale Dedda – cibo e moda color Zafferano.

Pasquale Dedda, Laurea in Scienze e Tecnologie Alimentari. A 27 anni lascia Carapelle (FG)  per andare a lavorare a Cremona. Torna dopo un anno nella sua città natale.

Pasquale Dedda

Per quale motivo sei tornato al Sud?
“Perchè mi mancavano gli odori, i colori e i sapori della mia terra e sapevo che “tornare” sarebbe stato il mio futuro. Inoltre, la ricerca disperata di un lavoro aveva dato risultati infruttuosi, decisi che era ora di prendere una decisione definitiva: tornare alle origini!”

La tua valigia del ritorno è piena di…
“La valigia del ritorno, paradossalmente, è piena come quella della partenza. Nonostante tutto, mentre andavo via, in me, era sempre viva la voglia di ritornare e darmi una possibilità nella mia terra natia. Ero certo del diamante grezzo che stavo lasciando, la mia Puglia, e che alla fine sarei ritornato per farlo splendere.”

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?
“Il ritorno è stato positivo, perchè sono riuscito a realizzarmi nel lavoro, dando vita e concretezza ai progetti per i quali avevo studiato e lavorato duramente. Nello stesso tempo non ho dovuto rinunciare agli affetti a me più cari, vivendo a pieno tutte le meraviglie e le atmosfere uniche che la vita del Sud ci riserva.”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?
“Le difficoltà del rientro sono rappresentate unicamente nella consapevolezza che la tornare non è semplice, a causa dei molteplici ostacoli che si devono superare e che contraddistinguono il “vivere” al Sud: mentalità schive alle innovazioni e ai cambiamenti; la non accettazione ad uscire dagli schemi (non avere quell’ambizione del posto fisso, ad esempio) ecc ecc… Cerchiamo di rompere questi muri di cartone. Io ho pensato che l’America non doveva essere cercata altrove, perchè l’America é qui. Il mio consiglio è quello di credere in quello che si fa e non aver paura di rischiare, il mondo è di chi ha voglia di prenderselo, costi quel che costi!

Di cosa ti occupi?
“Oggi sono a capo di Cuor di Zafferano, coltiviamo zafferano a Carapelle (FG), nella zona della Daunia, sui terreni che sono in possesso della mia famiglia da tre generazioni. Il nostro zafferano viene venduto in tutta Italia, inoltre è nata anche una particolare linea di biscotti e un fantastico dessert allo zafferano variegato all’amarena. La nostra è una visione di azienda a 360°, oltre al food abbiamo voluto pensare anche al fashion, così è nata, in collaborazione con il sarto Angelo Inglese di Ginosa (TA), in Puglia, la cravatta tinta naturalmente con il nostro zafferano, un capo 100% natural, dotato di codice di tracciabilità come negli alimenti.”

La cosa che più ti mancava e/o la cosa che più ti mancherà.
Il SOLE! Quando sono tornato i miei occhi hanno subito un cambiamento, sono tornati a vedere il mondo a colori, prima vedevo tutto in scala di grigi. 🙂 ”

Una rete tra tornati al Sud può essere d’aiuto e supporto a chi torna?
“Sì. Serve per dare prova che c’è molta gente che “ce l’ha fatta”, di conseguenza è una motivazione in più per far bene nella propria terra. Potrebbe essere anche un’ottima piattaforma di unione di menti e di idee per dar vita a nuove collaborazioni.”

Cosa può fare la rete BaS?
“Fare rete, raccontare storie, mettere in comunicazione i giovani e le aziende del Sud, cercando di creare delle valide opportunità, cercare di aiutare a far divenire realtà idee e progetti concreti.”

Ci lasci un pensiero per BaS…
“Ho sentito parlare di voi in radio alle 7:00 del mattino, subito sono stato affascinato da questo fantastico progetto. Quindi ho pensato di far conoscere anche la mia storia, per testimoniare che i Sogni possono divenire realtà, basta crederci ed essere perseveranti in ciò che si fa, mai arrendersi!

Bentornati al Sud

Rosanna Petruzzi

Rosanna Petruzzi, Laurea in Economia e Commercio. A 25 anni lascia Conversano (BA) per frequentare un corso a Bolzano. Successivamente si trasferisce a Roma per lavoro.  Torna a 33 anni nella sua città natale.

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Per quale motivo sei tornata al Sud?
“Per realizzare il sogno di mettere a posto la casa di campagna e aprire un bed and breakfast.”

La tua valigia del ritorno è piena di…
“Una nuova forma mentis, più aperta e orientata al risultato, che mi ha aiutato nel concretizzare gli obiettivi e che mi aiuta nella gestione attiva del mio lavoro.”

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?
“Positivo. Per lo stile di vita più tranquillo, per la possibilità di vivere più da vicino la famiglia e gli amici.”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?
“La mancanza di servizi adeguati, la cattiva gestione della cosa pubblica, la mentalità più ristretta del paese. La Puglia sta crescendo tantissimo dal punto di vista turistico, ma c’è ancora tanto da fare. Dovremmo capire che la cura del territorio è importante se vogliamo continuare sulla strada dell’accoglienza e del turismo.”

Di cosa ti occupi?
“Sono riuscita nel mio progetto, vivo in campagna e gestisco un bed & breakfast nella casa in cui vivo con mio marito e il nostro piccolo Paolo: B&B Quattrolinari.

Mi piace camminare in campagna, ci vado con i mie due cani, coltivare l’orto, cucinare cibi sani in compagnia di mio figlio.”

Se hai dell’altro da raccontarci questo spazio è tutto per te!
“Io ho cambiato totalmente stile di vita, dai ritmi incalzanti della città e della vita da ufficio, mi occupavo di controllo di gestione in una grande azienda, sono passata alla vita in campagna a gestire una nuova attività prevalentemente stagionale, qual è quella di un B&B. All’inizio non è stato facile, ma col tempo ho capito che è stata la scelta giusta per me!”

La cosa che più ti mancava e/o la cosa che più ti mancherà.
“Mi mancavano i colori e gli odori della mia terra, mi mancherà un po’ il caos di Roma! 🙂 ”

Una rete tra tornati al Sud può essere d’aiuto e supporto a chi torna?
“Sì. Sapere che altri hanno fatto la stessa scelta di vita, cioè quella di tornare nella propria terra, può essere stimolante e rassicurante al tempo stesso.”

Cosa può fare la rete BaS?
“Vivere fuori ti va vedere, al ritorno, la tua terra con occhi diversi, e magari dal confronto con chi ha vissuto questa stessa esperienza, possono nascere idee costruttive.”

Ci lasci un pensiero per BaS…
Credo che un’esperienza di studio o lavoro fuori casa sia necessaria per crescere e migliorare se stessi.

Bentornati al Sud

Prima pagina e articolo su La Stampa

Domenica 11 marzo 2018

Prima pagina de #LaStampa e un lungo articolo dedicato al fenomeno della “migrazione di ritorno” a Sud.

Le storie di ritorno amiamo raccontarle ma non possiamo nascondere la felicità nel poter descrivere a nostra volta il progetto #BentornatiAlSud.
 


 

Qui l’intervista, versione online, alla nostra fondatrice Marianna Pozzulo:
Il network dei migranti di ritorno: “Qui per cambiare la nostra terra”

“Il successo è costruire la vita a propria misura.”
Grazie personale alla giornalista Laura Anello per aver messo, nero su bianco, il significato profondo della nostra idea di ritorno al Sud.

Felici di aver condiviso questa intervista con gli Amici #BaS Antonio Caraviello, Vito Sanitate, Rossella Orsini e Barbara Rosanò a cui dedichiamo un abbraccio speciale.

Bentornati al Sud

Nicola D'Onghia

Nicola D’Onghia, Laurea triennale in Economia e Commercio, Specialistica in Finanza & Risk Management, Master in Banking & Finance. A 19 anni lascia Bari per andare a studiare a Parma e poi a lavorare a Milano. Torna a Bari a 30 anni.

Nicola D'Onghia

Per quale motivo sei tornato al Sud?
“Per trovare (o ri-trovare) una qualità della vita ed una dimensione professionale più vicina ai miei interessi ed alle mie ambizioni future.”

La tua valigia del ritorno è piena di…
“Il primo scomparto sicuramente pieno di dubbi e timori, legati all’incertezza data dal passaggio da una realtà in cui ero ben inserito professionalmente ed umanamente ad un’altra totalmente nuova. Il secondo scomparto carico di entusiasmo e gioia per l’inizio di una nuova avventura nel posto in cui mi sono sempre immaginato.”

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?
“Positivo. Anche se, ad oggi, non posso rispondere con certezza a questa domanda. Un anno di tempo è un periodo forse troppo breve per poter formulare un giudizio…”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?
“Le difficoltà del rientro sono state legate in primis ad un ambiente sicuramente meno organizzato e strutturato rispetto a quelli in cui ero abituato ad operare. Ritengo sia necessario adeguarsi al contesto in cui si opera sempre tentando di apportare un quid in più maturato dal nostro bagaglio umano e professionale. L’aver passato un periodo di tempo, più o meno lungo, lontano dai luoghi di nascita spesso può aiutare in quanto permette di vedere realtà diverse nonché relazionarsi con persone ed organizzazioni differenti da quelle che siamo abituati a vedere.”

Di cosa ti occupi?
“Ad oggi mi occupo di Agricoltura Biologica nell’azienda di famiglia: Tenuta D’Onghia. In futuro mi piacerebbe abbinare questa professione ad un’attività di consulenza per la quale sto già studiando.”

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Ci lasci un pensiero per BaS…
“RINGRAZIO BaS perché mi ha dato l’opportunità di raccontare una esperienza che potrebbe essere colta come uno spunto di riflessione per i tanti ragazzi che, pur desiderando rientrare nella propria terra d’origine, vivono delle resistenze “interne” verso un cambiamento così rilevante nelle loro vite.

Una rete tra tornati al Sud può essere d’aiuto e supporto a chi torna? In che modo?
Chi rientra molto spesso sa che dovrà “rinunciare” a qualcosa per poter realizzare questo progetto (decremento di stipendio, passaggio da lavori a tempo indeterminato a lavori più precari ecc..). Spesso questa situazione rende la scelta molto difficile.
La rete può supportare chi sta pensando di rientrare al Sud provando a porre in evidenza come spesso i benefici possano essere uguali se non maggiori delle rinunce che si prospettano…”

La cosa che più ti mancava e/o la cosa che più ti mancherà.
“Mi mancava molto il contatto con la natura, inevitabilmente carente nelle grandi città.”

Bentornati al Sud

Asuncion Yanutolo Fernandez

Asuncion Yanutolo Fernandez, Laurea in Scienze della Formazione. A 27 anni si trasferisce in Calabria, da León in Spagna, per amore.

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Perché hai scelto il Sud?
“Io in realtà non ho scelto il Sud, ho scelto mio marito! E’ stato lui a scegliere il Sud, dalle Marche, per lavoro. Poi insieme abbiamo convenuto che sarebbe stato il posto adatto per creare una famiglia.”

La “valigia” che hai portato con te è piena di…
“Piena di esperienze lavorative e di vita da Nord a Sud della Spagna. Piena di illusione per l’inizio di una nuova avventura in una terra della quale poco tempo prima non avevo sentito quasi parlare. Non sapevo niente della Calabria tranne quello che mi raccontava il mio ragazzo, e le deliziose cose che avevo già assaggiato nella sua casa di studente, come la parmigiana della nonna…”

Ad oggi, il bilancio è positivo o negativo? Ci puoi spiegar il perché?
“Positivo.
Perché ho fatto delle scelte drammatiche delle quali sono totalmente soddisfatta: andare a vivere in campagna quando avevo sempre vissuto in città, lasciare la mia vecchia professione e dedicarmi per intero al nostro progetto, che mi dà tante soddisfazioni.
Perché ho un mare, una natura e un clima da sogno.
Perché abbiamo creato una famiglia, con due figli nati in Calabria.
Perché sono cresciuta come persona mettendomi sempre in gioco e confrontandomi per apportare del mio qua, e mi sono creata una mia “vita di spagnola” in Calabria.”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà?
“Le difficoltà sono tante, quelle legate ad un sistema non troppo funzionante e le difficoltà legate al fare impresa. All’inizio la difficoltà maggiore era soprattutto quella di trovare la propria dimensione, questa si è risolta man a mano che passava il tempo. Davanti alle difficoltà, consiglierei di mettersi in gioco, cercare le persone che condividono le tue passioni, girare, muoversi, conoscere gente, provare a rompere insieme barriere e preconcetti e andare oltre, per trovare il proprio posto nella nuova terra.”

Di cosa ti occupi?
“Siamo imprenditori, mio marito ha un’azienda agricola e un agriturismo, Calabrialcubo. Io sono una delle socie del birrificio artigianale ‘A Magara.

Ho tante passioni legate al nostro lavoro: il cibo, la ristorazione, le birre artigianali, l’olio extravergine, il vino, i viaggi… In più lo yoga, ho organizzato un piccolo gruppo con un insegnante nel paese dove viviamo, da ormai quattro anni.”

Quali sono le differenze che reputi più importanti, tra la tua precedente città e quella attuale nel meridione?
La vita sociale nel meridione, almeno da queste parti, è molto legata alla famiglia e a gruppi abbastanza strutturati da tempo. Si esce poco per strada e si sta più a casa in famiglia. In Spagna la vita sociale è molto più attiva e si fa di fuori, si sta di fuori, per strada, nei parchi, nelle piazze, si vive di più la strada.”

Quale sarà la cosa che più ti mancherà?
“Ci sono momenti nei quali ovviamente mi manca la mia famiglia e mi manca la Spagna in generale, il casino, la gente…. a volte mi manca la città, la scelta culturale.. ma per fortuna vivo molto vicina all’aereoporto!”

Suggeriresti ai tuoi amici la tua città al Sud?
“Non potrei, ma perché è una scelta di vita la mia, non potrei consigliare a nessuno di farla. Ma certamente sì la suggerirei per farsi delle bellissime vacanze, e di fatto lo suggerisco a tutti quanti!”

Se hai dell’altro da raccontarci questo spazio è tutto per te!
“Grazie al mio lavoro, io spagnola, sono diventata un buon ospite del Sud per le persone di tutte le nazionalità e del Nord d’Italia che scelgono di trascorrere le sue vacanze nel nostro agriturismo. Aiuto loro a scoprire le meraviglie di questa terra. E porto anche la Calabria e Nocera Terinese (CZ) in giro per il mondo, durante le fiere e i viaggi di lavoro, con i nostri prodotti e con i premi che riceviamo con le nostre birre.”

Una rete tra tornati e benvenuti al Sud può essere d’aiuto e supporto a chi si trasferisce?
“Sì. Moltissime delle persone con le quali mi relaziono abitualmente sono tornate o trasferite, sono un appoggio costante nella mia vita per i tanti punti in comune.”

Cosa dovrebbe/potrebbe fare la rete BaS?
“Creare un gruppo dove poter conoscere persone in condizioni simili alla propria, e scoprire che sono anche vicine fisicamente. Lanciare degli argomenti di interesse generale per tutti i tornati e benvenuti.”

Ci lasci un pensiero per BaS…
“Mi hanno, da poco, fatto notare che se sono qua da 12 anni sarà perché ho fatto la scelta giusta, in effetti non ci penso spesso, ma è così. Ho scelto il Sud e il Sud ormai è la mia casa. Non sono più una straniera in terra lontana, ma la straniera di casa. Per vivere bene scelte di questo tipo bisogna trovare la propria dimensione, prendere tutto il positivo che il nuovo paese ci può dare, e tirare fuori il meglio di se stessi se si pensa che qualcosa potrebbe migliorare, apportando la propria esperienza.”

Ci suggeriresti altri nominativi di Benvenuti al Sud?
Tamara Marques Casey. Ares Guasch. Ana Benitez. Esperanza Martin Garcia.

Bentornati al Sud

Deborah De Rose

Deborah De Rose (Cosenza): classe 1983, Project Manager in ambito culturale e una Laurea Magistrale in Giurisprudenza per l’economia e l’impresa.  A 22 anni lascia la Calabria partendo alla volta di Valencia (Spagna) con il progetto Erasmus. Ritorna a Cosenza dopo qualche mese e qui fonda Interazioni Creative, un punto di incontro per artigiani e makers attorno a cui ruotano diversi progetti. Tra questi, Cose Belle Festival, un appuntamento imperdibile per gli appassionati di Design e Arte.

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La tua valigia del ritorno è piena di… ?
“Emozioni e ricordi, perché il mio ritorno è avvenuto molti anni fa dopo un periodo di studio in Spagna grazie al progetto Erasmus: vivere in una città come Valencia è stato bellissimo e mi ha aperto nuovi orizzonti; penso che la prima scintilla che poi ha portato al mio cambiamento sia avvenuta proprio in quel periodo perché mi sono sentita libera e curiosa e ho fatto esperienze indimenticabili. Penso però di essere stata invitata tra i Bentornati al Sud per il progetto che ho ideato e fondato – Interazioni Creative – e per come, grazie al clima innovativo e creativo che promuove, stia sempre di più diventando punto di riferimento anche di chi dalla Calabria è partito e sta ritornando o ha voglia di farlo per provare a mettersi in gioco nella nostra terra.”

Com’è stato il tuo ritorno? Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?
“Il mio ritorno in Calabria anni fa non fu per nulla semplice. Era il 2005 e la mia voglia di conoscere e apprendere era così tanta che sarei rimasta ancora in Spagna. Tornando ho odiato sentirmi privata di tutto quello a cui mi ero abituata, delle belle opportunità culturali, di non trovare occasioni di confronto, di non riuscire a esprimermi in libertà senza sentirmi giudicata. Ero cambiata, era cambiato il mio modo di vedere la mia terra e io ero arrabbiata e lamentosa per tutto quello che non c’era e che avrei voluto. Avevo 22 anni e già una laurea in tasca e non avevo ancora capito che sarei potuta diventare io stessa promotrice di un cambiamento. Ho continuato a studiare e nel frattempo sono diventata avvocato, esercitando la professione con grande gratificazione e passione ma sentivo che la mia vocazione era un’altra. Quando sono riuscita ad ascoltarmi, se pure tra mille paure, ho deciso di lanciarmi alla scoperta di una nuova me ed è maturata l’idea di dare vita a un progetto condiviso e partecipato, Interazioni Creative, appunto. La mia storia mi ha insegnato che per amare la Calabria è importante osservarla da più punti di vista perché spesso, anche andare lontano aiuta a vedere le risorse latenti che potrebbero essere valorizzate, a portare novità e a proporre nuovi progetti. Ho però anche imparato che è inutile scappare altrove, alla ricerca della felicità o della perfezione, perché tutto dipende da come si osserva la propria esistenza: oggi ho scelto di fare di tutto per essere felice a partire da quello che io per prima posso fare e se penso a un altrove non è che la mia terra.”

Cosa ti mancava della tua terra? Come vivi oggi in Calabria? Ti piace viaggiare?
“Mi mancavano gli affetti e i miei punti di riferimento. Oggi, invece, sento così forte il legame alle mie origini che non c’è altro posto in cui cui vorrei vivere. Amo vivere in Calabria, a Cosenza, ma non rinuncerei mai a viaggiare perché ogni viaggio mi regala un punto di vista nuovo con cui osservare la mia terra. Durante un viaggio in America, ad esempio, ho scoperto la metropoli di New York, ho provato un’emozione incredibile nel visitare il Guggenheim Museum e ho osservato il mondo dei maker ammirando come sia valorizzato un artigiano o un creativo oltreoceano. In quell’occasione, ad esempio, ho aggiunto alle mie piccole missioni e obiettivi un punto nuovo: mettere le mie competenze da avvocato al servizio della valorizzazione delle risorse della mia terra… e ora che sta per iniziare Cose Belle Festival- Creatività e Design il ricordo di quel viaggio è molto emozionate. Molto più emozionante di scrivere atti, decreti ingiuntivi e diffide tutta la vita, non pensate?”

Di cosa ti occupi?
“Le mie competenze sono diversificate e abbracciano varie discipline: sono un avvocato abilitato ma ho deciso di non esercitare più la professione e di focalizzarmi sullo sviluppo dei processi d’innovazione sociale e di nascita e sviluppo di impresa creativa, mi occupo di formazione, di project management culturale, di web writing e mi piace scovare creativi e artigiani di talento e aiutali a comunicare il proprio valore e a curare il proprio business.

La mia vocazione si chiama Interazioni Creative, un progetto che ho ideato e fondato, uno spazio fisico e virtuale in cui è possibile esprimere la propria creatività, vivere le proprie passioni, sostenere intuizioni e costruire opportunità: un coworking creativo a Cosenza, un laboratorio progettuale in cui si respirano valori positivi e dove le parole “impossibile” e “non si può fare” sono state bandite.

E poi c’è Cose Belle FestivalCreatività e Design, un’altra idea che desideravo rendere reale a Cosenza; ne ho curato la progettazione e la direzione artistica: sarà una tre giorni all’insegna della creatività e del talento con un programma ricco tra esposizione artigianale, tavoli creativi, interazioni musicali, performance e tanta felicità. Claim del Festival è “Creo e sono felice. E tu?”, la frase che ho sentito più spesso dire in Interazioni Creative da chi ci scopre e viene a creare qualcosa di unico ogni giorno. Si terrà nei giorni 1, 2 e 3 Dicembre 2017 presso il MAM – Museo delle Arti e dei Mestierinel centro storico della città di Cosenza. Per i più curiosi rimando a cosebellefestival.it.

Inoltre, ho molte passioni tutte legate alla creazione, ogni cosa a cui posso dare forma mi affascina e mi fa stare bene, che sia fare il pane e la pasta in casa, o lavorare la ceramica; amo il mare d’inverno, divoro libri e non rinuncerei mai a un buon calice di vino rosso da sorseggiare in compagnia.”

Da dove è nata l’idea di Interazioni Creative? Quali sono state le tappe fondamentali del progetto?
Interazioni Creative nasce da una storia di cambiamento e passione. Era il 2012 quando con un abilitazione da avvocato in tasca decisi di aprire un blog intitolandolo, appunto, “Interazioni creative”. In pochi mesi i valori e i sentimenti indagati sono evoluti con semplicità nell’idea di dare vita a un progetto condiviso e partecipato. Il progetto è cresciuto giorno dopo giorno divenendo oggi punto di riferimento per molti talenti del Sud. All’inizio ha operato solo sul web tramite il blog, i canali social e il sito internet dedicato – interazionicreative.com – ma ben presto è nata l’esigenza di avere uno spazio fisico.

Considerata la finalità sociale del progetto ho cercato per molto tempo uno spazio anche pubblico ma invano e così ho deciso di non attendere la sorte e mi sono ingegnata trasformando quello che stava diventando il mio piccolo studio legale, proprio alle spalle del tribunale della città di Cosenza, in uno spazio aperto al miglior fermento creativo del territorio. Il progetto non ha beneficiato di alcun incentivo ed è totalmente autofinanziato da grande impegno, entusiasmo, determinazione, caparbietà, dedizione e resilienza.

L’inaugurazione dei nostri 48 mq di pura creatività ed entusiasmo è avvenuta nell’ottobre del 2015 e ad oggi, in appena due anni di attività, siamo riusciti ad attivare oltre un centinaio tra incontri e laboratori creativi e artigianali grazie a una programmazione partecipata in sinergia con creativi e realtà virtuose, sempre dal basso e sempre grazie all’economia collaborativa.

Oggi il nostro spazio è considerato un punto di riferimento, una piccola casa creativa che accoglie chi vuole creare cose belle, un covo per creativi dove confrontarsi, piccolino ma confortevole e carino, grazie anche allo stile minimal ed essenziale dell’arredamento e a qualche tocco di design. Per i più curiosi tutte le tappe del progetto sono state raccontate sulla pagina Instagram di Interazioni Creative.

Interazioni Creative è, tra le altre cose, anche un progetto di rigenerazione urbana pensato per la città. Come è stato accolto dal territorio e dagli attori già attivi nel settore?
Interazioni Creative è tra le altre cose un progetto, più che di rigenerazione urbana, di rigenerazione umana pensato per chi desidera vivere una dimensione creativa e lenta circondandosi di persone positive che puntano al cambiamento e alla rinascita di emozioni e stimoli creativi. Il progetto è stato accolto con curiosità, l’augurio comune che ci è arrivato da altri operatori culturali è stato di riuscire a resistere. In tanti ci hanno sostenuto, altri ci hanno detto chiaramente che il progetto era per loro solo un’utopia, come se l’utopia fosse un’illusione.

Interazioni Creative è nata da una scelta di vita personale così sincera e autentica che ho proceduto nella mia visione con serenità e serietà, perché quello che per molti era un’utopia è per me sempre stato un cammino di crescita e valorizzazione da difendere e portare avanti e oggi, insieme a me, lo fanno tutte le persone che hanno deciso di fidarsi beneficiando del clima e del valore di Interazioni Creative. Se le cose sono difficili, non significa che siano impossibili da realizzare! Certo è che portare avanti il progetto è molto impegnativo, ogni giorno lavoriamo per conquistare una periodica sostenibilità economica ma sperimentiamo così tante rinascite umane e creative che procediamo con positività, entusiasmo e continuità, perché siamo riusciti a dare il via a un virtuosismo creativo che continua a crescere.”

Non passa giorno che qualcuno non ci scopra, ci scriva e contatti proponendosi di contribuire e partecipare; la sensazione comune che si ha è di riuscire a prendere parte tutti insieme a una cosa bella dove è possibile esprimere se stessi, abbassare le difese e costruire nuove opportunità. In questi primi due anni di attività, abbiamo imparato tanto e capito che più lavoreremo bene e con costanza e più il progetto verrà recepito anche per il valore e l’impatto che porta sul territorio; l’innovazione sociale è meno intuitiva da riconoscere rispetto all’innovazione tecnologica ma penso sia solo una questione di tempo perché il segnale positivo ci è dato dalla stima e dall’attenzione che ci viene riservata da chi opera in contesti in cui è già avvenuta una crescita culturale intorno a questi processi.”

Cosa consiglieresti a chi ha un’idea da realizzare a Sud ma non sa da dove iniziare?
“Il primo consiglio è di iniziare a fare senza avere paura di sbagliare o di essere giudicati, senza sentirsi poveri di risorse soprattutto economiche ma sentire la ricchezza del proprio talento, della propria indole e attitudine. Iniziare con le proprie forze e andare oltre le parole e i buoni propositi spesso può essere la chiave giusta per dimostrare il potenziale e il valore della propria idea e meritarsi sostegno e aiuto. Non arriverà mai il momento giusto per dare forma alle idee e quindi un altro consiglio è di non cadere nella trappola del momento perfetto. Importante anche circondarsi di persone positive e innovatrici e stare alla larga da persone distratte e non avvezze al cambiamento, perché spesso le belle idee arrivano a rompere zone di comfort, a fornire nuove chiavi di lettura che spaventano e chi ha una buona idea, all’inizio ha bisogno di coraggio e forza.”

Come immagini Interazioni Creative tra 10 anni?
“Wow! Interazioni Creative tra dieci anni sarà meravigliosa, una best practice a cui ispirarsi e che sarà riuscita a coinvolgere il meglio del talento del Sud. Forse tra 10 anni staremo decisamente un po’ strettini nei nostri 48 mq di pura creatività ed entusiasmo e chissà che saremo riusciti a conquistare uno spazio più grande, magari con un giardino o un terrazzo con tanto verde e tanti fiori. Saranno tantissimi i creativi entrati in squadra e saranno innumerevoli i progetti promossi e portati avanti in sinergia. In Interazioni Creative avremo lavorato così bene da essere riusciti a favorire noi stessi la nascita di alcuni processi di cambiamento e d’innovazione dal basso da cui saranno nate idee e progetti con il potenziale di creare una forte ricaduta e impatto sul territorio e di cui potranno beneficiare in tanti. Nel frattempo avremo contribuito anche noi a quel cambiamento collettivo che sarà stato capace di trasformare il contesto e l’immagine che noi stessi calabresi e meridionali abbiamo del nostro Sud: saremo orgogliosi, ci saranno tanti talenti valorizzati e ci saranno anche tanti Bentornati al Sud.”

Una rete tra tornati al Sud può d’aiuto e supporto a chi torna?
Una rete tra tornati al Sud può essere un’ottima opportunità di sostegno e di confronto periodico perché spesso chi torna o vorrebbe tornare dopo un periodo medio/lungo di studio o lavoro fuori dalla propria terra, sente l’esigenza di ricostruire le proprie relazioni, di individuare opportunità lavorative e di fare emergere professionalità e competenze acquisite. Questa esigenza è forte, noi in Interazioni Creative lo percepiamo di continuo, per esempio, durante le ultime vacanze natalizie è stata una grande sorpresa ricevere messaggi da parte di calabresi fuori regione che ci avevano scoperto via Facebook o Instagram e ci chiedevano se potevano visitare lo spazio prima di ripartire; è stato molto significativo per noi accoglierli e porci in ascolto delle loro storie, gustare insieme una tisana profumata, percepire la loro meraviglia per l’esistenza di un progetto così aperto e innovativo a Cosenza e sentirci paragonare a luoghi di Milano o Parigi.”

Cosa può fare la rete BaS?
“Fare rete può andare bene per conoscersi e confrontarsi, ma a me piacerebbe molto fare insieme: insieme a BaS potremmo individuare alcuni obiettivi annuali ed elaborare progetti comuni su cui lavorare in sinergia, per costruire opportunità che vadano oltre le forze dei singoli progetti.”

Ci lasci un pensiero per BaS?
“Ragazzi, mi sembra di capire che condividiamo tanti valori e che ci accomunano determinazione e amore per le nostre origini: venitemi a trovare a Cosenza in Interazioni Creative, conosciamoci, parliamoci oltre i canali social, non potrà che uscirne qualcosa di buono. Quando ci saranno momenti di criticità e difficoltà non mollate i vostri progetti, non vi isolate, e se decidete di ripartite, continuate a decidere di ritornare portando sempre una valigia piena di nuova linfa creativa per il nostro Sud.”

Ci suggeriresti altri nominativi di Bentornati al Sud?
“Vi suggerisco di scoprire la storia di Luigina La Rizza e il suo blog Penna in Viaggio; ma ci risentiamo presto per altri nominativi perché sono tante le persone che, quando scoprono Interazioni Creative, restano colpiti dal progetto e ci confessano che vorrebbero tornare e anche noi, insieme a voi, siamo pronti a dare un creativo bentornato.”

Federica D’Amico per BaS

Marianna Bonghi

Marianna Bonghi, Laurea vecchio ordinamento in Scienze Politiche indirizzo Politico Sociale presso l’Università degli Studi di Bari. A 30 anni lascia la Puglia, per motivi di lavoro, e si trasferisce a Milano. A 37 anni torna a Lucera (FG) sua città natale.

Per quale motivo sei tornata al Sud?
“Perché solo partendo dalla mia terra potevo ricominciare.”

La tua valigia del ritorno è piena di…
“Non ho aspettative. So solo che sono ripartita dalle cose e dalle persone che avevo lasciato e mi sono scoperta autentica. Qui ho la libertà di essere me stessa: imperfetta e con i piedi piantati sulle nuvole. Mi sento libera quindi di sbagliare. Ed è una grande conquista!”

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?
“Positivo. Il mio rientro è stato difficile. Sono vissuta a Milano e fortunatamente ho sempre lavorato in realtà dinamiche e interessanti. Qui riscontro difficoltà sopratutto nel campo professionale, ma sono positiva sui cambiamenti che ci possono essere. C’è tanto fermento ed entusiasmo tra i giovani e i giovani adulti e questa sensazione mi carica molto. A livello personale però sto meglio, molto meglio: ho raggiunto traguardi che onestamente non avrei raggiunto a Milano. Sono contenta anche se consapevole delle difficoltà di vivere in una provincia, quella foggiana, che ha più freni rispetto alle altre province pugliesi.”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?
“Le difficoltà sono state nel lavoro. Sono una giornalista che si occupa di comunicazione istituzionale. Ora lavoro per un’associazione di categoria, ma trovo piccoli ostacoli proprio perché all’interno delle realtà lavorative la mia professione viene vista come qualcosa di non concreto dove ognuno può dire la sua. Invece è un mestiere e come tale si impara sul campo, facendo errori e sperimentando.

Come fare per superare le difficoltà del rientro? Ripartire dalle cose che si erano lasciate, anche dagli amici e scoprire quanto amore c’è ancora in loro. Personalmente il mio punto di svolta è stato l’incoraggiamento di un amico che, ahi lui! crede nelle mie capacità professionali, a collaborare alle Feste patronali della mia città. Ho usato le mie competenze e all’improvviso mi sono sentita di nuovo – dopo un periodo non proprio semplice per me – incoraggiata e felice. Alla fine, mentre guardavo lo spettacolo pirotecnico di chiusura con le persone che più mi erano state vicine durante la preparazione della festa, mi sono sentita nuovamente ridere dentro. Proprio per questo motivo la mia è stata un’estate da incorniciare e ho avuto la fortuna di collaborare con piccoli e grandi talenti, creativi e disponibili, che mi hanno donato una carica di buon umore.”

Di cosa ti occupi?
“Sono una giornalista e negli ultimi anni ho lavorato per importanti uffici stampa e tuttora lavoro nel campo della comunicazione istituzionale. Amo scrivere, raccontare ciò che vivo e confrontarmi sui temi della cittadinanza, della politica e del futuro. Il mio obiettivo? Vorrei provare, con il racconto o attraverso il mio spirito allegro, a far emergere ciò che di bello mi arriverà da questa inversione a U che ho fatto nemmeno un anno fa. Per esempio mi piacerebbe raccontarvi di una poetessa e di un librario. Chissà…”

La cosa che più ti mancava e/o la cosa che più ti mancherà.
“Mi mancava la vita all’aria aperta, la facilità dell’incontro. Quello che mi manca di Milano è la sua capacità di funzionare e di realizzare anche l’impossibile, oltre che il suo dinamismo. Milano sarà sempre una parte importante del mio cuore: lì ho lasciato una grandissima amica e professionista che mi ha dato tanto. Grazie Veronica!”

Se hai dell’altro da raccontarci questo spazio è tutto per te!
“Sono felice, nonostante tutto.”

Una rete tra tornati al Sud può essere d’aiuto e supporto a chi torna?
“Sì. Farei più momenti di incontro. Ritrovarsi e anche farsi più coraggio perché in fondo ce ne vuole!”

Cosa dovrebbe/potrebbe fare la rete BaS?
“Rafforzerei la parte in cui si comunicano le offerte di lavoro.”

Ci lasci un pensiero per BaS…
Ritrovarsi è sempre un gran bel viaggio.”

Ci suggeriresti altri nominativi di Bentornati al Sud?
“Mi trovo in difficoltà a darti questa risposta, purtroppo conosco tante persone capaci che però sono ancora al Nord. Riportiamole al Sud!”

Grazie Marianna!!

Bentornati al Sud

Marta Tardáguila del Castillo

Marta Tardáguila Del Castillo, 29 anni. Laureata in Storia dell’Arte, a 25 anni lascia Madrid e si trasferisce a Bari per iniziare una nuova vita.

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Perché hai scelto il Sud?
“Ho conosciuto Bari nel 2010 grazie ad una borsa di studio Erasmus. Sono sincera, non era stata la mia prima scelta. Non sapevo nemmeno dove fosse. Però il destino ha voluto che io mi trovassi qui, ed è stata una piacevolissima sorpresa. Ho trovato una realtà completamente diversa da quella in cui sono cresciuta. Penso che ogni persona cerchi sempre l’opposto di quello che già conosce, perché si sa, non ci accontentiamo mai. Per questo motivo, per me che sono nata a Madrid e ho sempre vissuto lì, trovare una realtà piccola e a misura d’uomo dove ci vuole molto poco per avere tanto, è stato molto importante. Poi è stata anche la città che all’età di 21 anni mi ha regalato quel pezzettino di “indipendenza” che significa l’Erasmus, e questo non si dimentica mai. Dopo essere stata per circa dieci mesi in questa città, sono tornata in Spagna anche se non me ne sono mai andata completamente perché a Bari ho anche trovato quello che è ancora oggi l’amore della mia vita. Quindi insieme ci siamo trasferiti a Madrid, io a malincuore e lui molto volentieri, ma le cose non sono andate come ci aspettavamo e alla fine nel 2013 siamo tornati qui.”

La “valigia” che hai portato con te è piena di…
“Potrei dire vuota. Vuota perché per me tornare qui è stato come una rinascita. Dopo aver provato a costruirci una vita a Madrid, ma senza successo, dopo due anni di continua lotta per poi ritrovarci sempre a mani vuote, quando finalmente abbiamo deciso di tornare mi sono lasciata tutto alle spalle per andare incontro a quello che più volevo: vivere serenamente la mia indipendenza, la mia vita. E sapevo bene che Bari mi avrebbe dato quello di cui avevo (avevamo) bisogno. Un attimo di respiro. So che molti penseranno che sono pazza (“da Madrid a Bari!”) ma a quel punto della mia vita avevo bisogno di questo.”

Ad oggi, il bilancio è positivo o negativo?
“Positivo ovviamente, altrimenti non sarei rimasta tutto questo tempo. Quando parti da zero non può che andare bene perché puoi soltanto crescere. Non avevo grandi pretese quando sono venuta. L’unico mio obiettivo era quello di vivere. Purtroppo o per fortuna io, come molti miei coetanei, sono cresciuta senza pensieri né preoccupazioni, e questo spesso ha portato a una certa mancanza di identità. Ecco cosa cercavo io: la mia identità. E l’ho trovata.”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà?
“Le difficoltà ci sono state, soprattutto all’inizio, ma non più di tanto. Per fortuna non sono mai stata sola. Sia la mia famiglia che la famiglia del mio fidanzato ci hanno sempre sostenuti ed aiutati in tutti i modi e questo ha contribuito a rendere tutto più facile.”

Di cosa ti occupi?
“Ho avuto la fortuna di incontrare Antonella Sardelli (Antonella è una #BaS che abbiamo intervistato lo scorso anno: qui la sua storia), amante dello spagnolo nonché responsabile del Centro de Estudios Lingüísticos e presidente di DICUNT e dell’Associazione Italo-Spagnola (denominata ACIS BARI). Ho iniziato a collaborare con lei quasi da subito e attualmente mi occupo delle lezioni di spagnolo per italiani. A parte questo, sono sempre impegnata nelle diverse attività che organizziamo per la diffusione della cultura spagnola. Sono anche socia fondatrice dell’associazione culturale DICUNT, membro del suo coro, insomma, un sacco di belle cose. Poi nel mio tempo libero c’è sempre qualche vestito da cucire, qualche sciarpa da finire, o qualcosa da creare…”

 

Quali sono le differenze che reputi più importanti, tra la tua precedente città e quella attuale nel meridione?
“Innanzitutto le dimensioni. Io sono di Madrid, una grande città dove tutto è grande, lontano, impersonale. Per quanto sia una bella città, queste sono le cose che più mi rendevano difficile la vita lì, soprattutto dopo aver vissuto in una città come Bari, piccola, a misura d’uomo, dove tutti si conoscono, o quasi (anche se devo dire, a questa cosa non mi sono ancora abituata!!!). A Bari, lo dico e lo dirò sempre, la vita è più facile.”

Cosa ti manca maggiormente?
“Evidentemente la famiglia e gli amici, quelli più vicini. Anche se la maggior parte degli amici sono anche loro fuori dalla Spagna. Insomma, mi manca non avere vicino le persone più care, ma per il resto, non mi manca proprio niente.”

Suggeriresti ai tuoi amici la tua città al Sud?
Io sì, la suggerirei, a chi come me non riesce a trovare il suo posto nel mondo. Credo che questo sia un bel posto da dove iniziare, un bel punto di partenza. Poi qui c’è il mare, qualcosa che per noi madrileni è veramente un lusso. Anziché prendere la metro per andare in centro, ti fai una passeggiata sul lungomare. Cos’altro vuoi?”

Se hai dell’altro da raccontarci questo spazio è tutto per te!
“Che dire, la mia storia a Bari è molto personale e capisco che non tutti la pensino come me. Ognuno di noi cerca cose diverse dalla vita, e quello che cercavo io l’ho trovato qui. Ciò non toglie che un domani ci siano altre domande ed altre città pronte a darmi una risposta… ¡Nunca se sabe!”

Ci lasci un pensiero per BaS…
“Bellissima iniziativa che ci dà l’opportunità di raccontare e condividere le nostre esperienze personali.”

Una rete tra tornati e benvenuti al Sud può essere d’aiuto e supporto a chi si trasferisce?
“Per quanto mi riguarda, condividere le esperienze può fornire un sostegno morale a chi arriva, la prova che ce la si può fare.”

Cosa dovrebbe/potrebbe fare la rete BaS?
“Potrebbe mettere in contatto gli stranieri che vivono stabilmente a Bari e questo potrebbe essere l’inizio di tante belle cose.”

Ci suggeriresti altri nominativi di Benvenuti al Sud?
Alberto De La Lama Carbajo

Grazie Marta!

Bentornati al Sud

 
 

Valentina Nesi e Luana Casalnuovo – Metis Magazine

Valentina Nesi, dopo la Laurea in lettere moderne, trova lavoro come insegnante in Toscana. Luana Casalnuovo, lascia il suo paese natale a 19 anni quando si trasferisce a Roma per frequentare l’università, corso di laurea in giurisprudenza.

A 27 anni, decidono di partire alla volta di Salamanca, in Spagna, per perfezionare la conoscenza della lingua spagnola. Al termine del periodo di studio, un’esperienza ricca e determinante per il loro futuro, sono tornate in Basilicata.

metisfoto

Per quale motivo siete tornate al Sud?
“Principalmente perché il motivo della nostra permanenza in Spagna si stava per esaurire. In più avevamo in cantiere la nascita del nostro giornale: Metis magazine, progetto che siamo riuscite ad ultimare negli ultimi mesi.

Nonostante amassimo molto vivere in Spagna avevamo in mente di creare un qualcosa che avesse origine laddove abbiamo le nostre radici: in Basilicata, e ci sembrava giusto perseguire quest’obiettivo.”

La vostra valigia e’ piena di…
“La nostra valigia di ritorno è stato un bagaglio di emozioni, esperienze inaspettate ma anche tanta malinconia, il dispiacere del lasciare un posto che ci è rimasto nel cuore ma anche nostalgia verso la nostra terra natale.

Di sicuro il periodo spagnolo ci ha fatto assumere una maggiore consapevolezza su chi eravamo e su cosa avremo voluto realizzare.”

Complessivamente e’ stato un ritorno positivo o negativo?
“Positivo. Le esperienze vissute, sia a livello umano che dal punto di vista culturale, sono stata più che costruttive. In Spagna ci siamo potute relazionare con un ambiente, a tratti, molto differente da quello italiano e questa cosa ci ha aiutate molto nel momento in cui abbiamo deciso di fondare Metis magazine.

La voglia di tornare era tanta, ma al contempo, lasciare una città che ci ha dato tanto, anche dal punto di vista professionale, ha reso il ritorno in Basilicata più duro. Forti di questa esperienza, in pochi mesi, abbiamo dato vita a quello che prima di allora era solo un sogno nel cassetto: creare il nostro giornale.”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltàà del rientro?
“Beh senz’altro la prima difficoltà è stata il dover salutare persone che erano entrate a far parte della nostra vita quotidiana, ma anche il non poter più vivere quei luoghi, le tradizioni tipiche ispaniche e sicuramente il cibo. In Spagna l’ambiente era molto conviviale, sia dal punto di vista scolastico che lavorativo, quindi, rientrate in Basilicata ci siamo dovute scontrare con una realtà per certi versi più dura.

Nel momento in cui Metis magazine stava muovendo i suoi primi passi, ci è capitato di sentire colleghi che cercavano di denigrare il nostro lavoro o ancora peggio, tendevano a banalizzarlo, probabilmente anche perché a capo del giornale ci sono due donne. Nonostante tutto, però, ci siamo lasciate scivolare di dosso le critiche e abbiamo perseguito il nostro obiettivo.

Con un pò di dispiacere abbiamo appurato che il detto: “Nemo propheta in patria sua” è vero, e i dati di Metis magazine lo dimostrano: siamo molto lette al centro-nord Italia e persino all’estero, con una punta molto alta di lettori nella città americana di Oshkosh, nel Wisconsin, dove è presente una grande comunità italiana,  ma in Basilicata e soprattutto nel Metapontino ( dove viviamo), ci seguono in pochi,  cosa che per certi versi ci ha un po’ rammaricato.”

Di cosa vi occupate?
“Siamo nel direttivo dell’associazione culturale “Metis factory” e dirigiamo il magazine di approfondimento, attualità, cultura e tanto altro, da noi stesse fondato. In questo periodo, siamo anche impegnate nella realizzazione di una Web TV e di una Radio.

Nel tempo libero ci occupiamo di varie attività che spaziano dalla lettura alla scrittura sino ai viaggi. Infatti, almeno un paio di volte l’anno, partiamo alla scoperta di nuovi posti.”

metislogo

Ci lasciate un pensiero per BaS…
Viaggiate, siate affamati di conoscenza e sempre pronti a prendere la valigia e partire per conoscere nuovi posti, culture e persone ma conservate sempre intatto l’amore per il vostro luogo d’origine. Quel “nostos” che non deve essere inteso solo come un ritorno in senso geografico ma simboleggia un vero e proprio attaccamento alle proprie radici e origini e che dopo tante peripezie può rappresentare l’ultimo tassello di quel puzzle che conduce alla completa conoscenza di se stessi.”

Una rete tra tornati al può essere d’aiuto e supporto a chi torna?
“Sì certo, pensiamo che sia fondamentale soprattutto perché l’unione fa la forza e creare una rete BaS potrebbe portare anche alla nascita di nuove idee e progetti atti alla valorizzazione delle nostre regioni.”

Cosa dovrebbe/potrebbe fare la rete BaS?
“In primis dovrebbe offrire supporto e sostegno a chi decide di tornare al Sud. Ma, al tempo stesso, dovrebbe anche essere una sorta di network che porti all’ideazione e alla realizzazione di progetti innovativi per il meridione. Spesso quando si parla di “fuga di cervelli” si fa riferimento solo a chi emigra dall’Italia verso l’estero senza tenere in considerazione tutte quelle intelligenze che a causa della precarietà lavorativa sono costrette a lasciare il Sud Italia per trasferirsi al Nord.

Una rete progettuale e fattiva, quindi, potrebbe consentire loro di mettere a frutto il proprio talento creando una miriade di opportunità per sé e per gli altri.”

La cosa che più vi mancava e/o la cosa che più vi mancherà?
“Gli aperitivi nella Plaza Mayor di Salamanca, il calore della gente, i monumenti e persino la scuola. I passanti con i quali ti ritrovavi, quasi sempre, a scambiare quattro chiacchiere e l’informalità dei contesti anche più professionali.”

Grazie Valentina, grazie Luana! A noi, piace moltissimo che a capo di Metis magazine ci siano due giovani donne grintose come voi!

 Marianna per BaS