Bentornati o no?

Non c’è pace per i nostri cuori e per le nostre menti.

Cresci in un paesello del sud, con la cerchia di amici fraterni che ti accompagna dalla culletta trasparente dell’ospedale fino al quinto anno delle scuole superiori. Sanno tutto di te, e ti vogliono bene nonostante tutto. Nonostante la tutina ridicola con le orecchie da orsacchiotto che tua madre ti ha infilato il giorno in cui sei venuto al mondo, nonostante quella volta in prima elementare in cui la maestra non ti ha fatto andare in bagno e te la sei fatta addosso, nonostante quella volta in cui hai ricevuto davanti alla piazza intera il primo, dolorosissimo, 2 di picche, nonostante ricordino a quale materia esattamente il tuo compagno di classe ha dovuto passarti all’esame di maturità, perché a te proprio non riusciva di rispondere alla domanda. E a questo punto, quando gli amici sono un’estensione viva e fulgida della tua famiglia, è proprio adesso, che ti separi da loro.

Le Università al nord o all’estero hanno una fama migliore, il mercato del lavoro è più fertile, oltre che più esteso, sarebbe da pazzi restare al sud per continuare una vita qui, te lo dicono tutti: se hai i mezzi, devi andartene. I mezzi, poi, potrebbero essere i tuoi genitori che si indebitano, o tu che non dormi la notte, ma lo fai a lezione, per poter lavorare come barista, ma questo non conta. L’importante è che l’evoluzione della specie richiede capacità di adattamento, e abilità nel cogliere le occasioni: se puoi andare, devi farlo. Per costruirti un futuro migliore.

E’ così che inizia tutto: diploma, poi l’università a Bologna, poi la possibilità di una borsa di studio Erasmus per andare in Spagna, poi l’opportunità di un dottorato o di un tirocinio a Copenhagen, poi la chiamata dall’Australia, o dagli Stati Uniti, e tu che, ovviamente, e giustamente, non puoi farti sfuggire le occasioni che la vita ti presenta, anche e soprattutto in virtù di tutti i sacrifici fatti fino ad allora da te e dai tuoi cari, i genitori e i fratelli in primis, man mano ti dimentichi anche come si faceva a salutare, come si sopravviveva agli abbracci prima di separarsi.

E mentre i nonni invecchiano, i genitori si acciaccano, i fratelli si trasferiscono, i nipoti crescono, i figli ignorano il significato della parola nonno, tu sei combattuto fra quella vita che a fatica ti sei costruito, e delle radici dure da ricomporre e sentire vive altrove.

Qualcuno torna, qualcuno no. Ciascuno fa il meglio per sé, qualcuno il meglio per gli altri.

D’altro canto, i Clash mica la lasciarono aperta a caso, la domanda fatidica, alla fine della canzone… Should I stay, or should I go? Non è mica facile scegliere di andare, restare, o tornare.

Poi arriva un evento inaspettato nella vita di tutti, una roba da film, una pandemia. E la risposta c’è: stare, e restare. La reclusione forzata, le limitazioni ai trasporti e agli spostamenti.

E allora ci chiudiamo in casa, e ne facciamo quello che si può. Trasformiamo la pandemia in arte di vivere. Stiamo diventando maestri di yoga, buddhisti illuminati, sportivi del materassino, grandi esperti di letteratura del periodo 1870-1876, fini conoscitori di cinema polacco muto, estimatori di tragedia greca recitata in norvegese. Oppure ci dedichiamo alla compagnia dei nostri figli, compagni, animali domestici. O ad attività costruttive che altrimenti non sapremmo quando svolgere, tipo aggiornare il cv fino all’ultima virgola, rammendare tutti i calzini di casa, o fare dolci – io per esempio ho fatto la polvere anche tra le dita delle zampe dei Thun, per sicurezza. Oppure (il meglio!) usciamo in balcone, facciamo flash mob, battiamo le mani, facciamo zumba, balliamo pizzica, intoniamo tammurriate, cantiamo canzoni che neanche conosciamo, giusto per sentirci parte di questo tutto che pare in pericolo.

E’ chiaro che è difficile, stare lontani. E’ difficile non pensare a nonni, cugini, e nipoti. E’ difficile non domandarsi se fosse il caso di tornare prima, se forse non era proprio il caso di andarsene, se proprio non li avevi avuti, quei due giorni di ferie che ti sarebbero bastati a dare un bacino a nonna e uno al nipotino, prima di tutto questo trambusto.

Mo che faccio? Mi metto a battere le mani da sola su un balcone di 2 metri quadri in un atrio di Milano, invece che fare la tammurriata con papà? Faccio fitness con la wii invece che con mia sorella? Mi faccio la quarantena ordinando il cibo online, quando giù posso avere la parmigiana di melanzane bio della campagna di nonno? Resto lontana, invece di prendere il primo treno o il primo aereo per il Sud?

Questa volta la risposta c’è, ed è sì.

Perché i nonni sono invecchiati, i genitori acciaccati, e i figli e i nipoti sono nati. Quindi è giusto restare dove siamo, poi si vedrà.

Era giusto tutto, sarà giusta ogni decisione, ma adesso dobbiamo restare sospesi nel posto in cui siamo, giusto per un po’.

Siete sempre i benvenuti, sarete sempre i bentornati. Domani.

Ci abbracciamo presto.

Roberta Iacovelli
Bentornati al Sud

 

 

Alessandra Rampellini

Alessandra Rampellini. Laurea in Scienze Pedagogiche. Si è trasferita, a 30 anni,  da Olgiate Comasco (CO) a Monopoli (BA) per amore. Sul suo account Instagram potete leggere: “Dalla Lombardia alla Puglia: l’inizio di una nuova vita!!

Non c’è bisogno di aggiungere altro…

 AlessandraRampelliniPerché hai scelto il Sud?
“Perché ho conosciuto uno splendido monopolitano di cui mi sono innamorata e che mi ha fatto innamorare della sua terra.”

La “valigia” che hai portato con te è piena di…
“La mia valigia è piena di tutto l’affetto della mia famiglia che ha avuto bisogno di tempo per digerire questo viaggio senza ritorno (soprattutto mia madre, di origine pugliese, che da adolescente si era trasferita a Nord con la sua famiglia). E poi di tutto l’affetto dei miei amici che mi hanno lasciato i loro abbracci migliori. L’altra metà della mia valigia è piena della mia “sana” incoscienza e della voglia di ricominciare una nuova vita con la persona che amo dopo 5 anni di storia a distanza.”

Ad oggi, il bilancio è stato positivo o negativo? Ci puoi spiegare perchè?
“Positivo. Perché dopo un anno e mezzo posso dire di essermi integrata benissimo: inizio a rispondere in dialetto (la pronuncia esce meglio quando sono arrabbiata o molto felice), col mio ragazzo stiamo comprando casa e da 2 mesi ho iniziato a lavorare in una comunità penale per adolescenti a Bari dove svolgo il mio lavoro da educatrice.”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà?
“Le difficoltà più grosse sono state quelle per la ricerca del lavoro. Tante sono state le disillusioni che ho dovuto digerire e le proposte assurde che ho dovuto sentire. Ma alla fine queste negatività mi sono servite per forgiare la mia forza di volontà, grazie anche al sostegno del mio ragazzo.
L’altra difficoltà è stata l’iniziale solitudine: col tempo mi sono avvicinata a nuovi amici che mi hanno fatto riscoprire la bellezza della frase “andiamo a prenderci un caffè?”, che diventa poi una bella chiacchierata di minimo un’ora!

Di cosa ti occupi?
“Il mio lavoro è quello di educatrice, al momento in una comunità penale per adolescenti di Bari. Nonostante la pesantezza della categoria “penale” mi sta dando tante soddisfazioni umane e professionali. Seguire dei ragazzi nel loro percorso di comunità mi fa sperimentare ogni giorno che una seconda chanche è possibile. La speranza è che loro facciano tesoro del buono che hanno sperimentato per dare una svolta alla loro vita, ancora così giovane e tutta da scrivere!”

Quali sono le differenze che reputi più importanti, tra la tua precedente città e quella attuale nel meridione?
“La prima differenza più eclatante è il mare! Io sono sempre vissuta ad Olgiate Comasco, un paese di 11mila abitanti a 15 km da Como, dove lavoravo. Lì c’è un lago conosciuto in tutto il mondo, ma il mare di Monopoli è veramente una meraviglia con le sue calette da vivere in estate e meta di passeggiate tutto l’anno. Anche il clima qui è più mite, anche se in campagna non manca la nebbia e la prima gelata quest’inverno che ci ha ghiacciato un tubo di casa (un po’ di Nord mi segue sempre).
Non cado nella retorica del dire che al Nord le persone sono più fredde di quelle del Sud: quando conosci veramente le persone ti accorgi di quanto calore ho lasciato a Como e a quanto ne ho trovato qui.”

Quale sarà la cosa che più ti mancherà?
“La cosa che più mi manca del mio paese è la biblioteca comunale: una villa antica di 3 piani circondata dal polmone verde del paese. Per me era il centro delle mie letture e delle varie iniziative culturali che si organizzavano. Qui a Monopoli la biblioteca degli adulti è in fase di ristrutturazione da quando mi sono trasferita, attendo con impazienza la sua riapertura!
Un’altra cosa che mi mancherà ma che presto mi attrezzerò a preparare anche qui è la polenta taragna, gli sciatt e tutte le prelibatezze del comasco. Potrei anche farmi fare il “pacco da su.””

Suggeriresti ai tuoi amici la tua città al Sud?
“Lo faccio già con tutti i miei amici “nordisti”. Alcuni conoscono già altre parti della Puglia, altri sono venuti a trovarmi. E quando sarà pronta la nostra casa ci sarà una stanza per gli amici che vorranno venire a trovarci!”

Se hai dell’altro da raccontarci questo spazio è tutto per te!
Io credo che non sia tanto importante la latitudine in cui vivi, ma quanto le persone di cui ti circondi, che faranno della tua vita un libro sempre pieno di pagine memorabili e degne di essere raccontate!

Ci lasci un pensiero per BaS…
Quando sei un “benvenuto al Sud” hai la possibilità di tenere dentro di te più anime, più appartenenze regionali, che ti permettono di arricchire il tuo bagaglio personale con i nuovi sapori, modi di dire e persone amiche che incontrerai sulla tua strada.

Una rete tra tornati e benvenuti al Sud potrebbe essere d’aiuto e supporto a chi si trasferisce?
“Magari organizzando delle iniziative sia culturali che d’incontro tra le persone che hanno scelto il Sud come casa.”

Cosa dovrebbe/potrebbe fare la rete BaS?
“Potrebbe mettere in contatto le persone attraverso varie iniziative.”

La Puglia, negli scatti di Alessandra:

Grazie Alessandra, per aver condiviso con noi il tuo Amore per la Puglia… siamo felici felici felici  di averti tra i nostri bentornati! 🙂

Marianna per BaS