Deborah De Rose

Deborah De Rose (Cosenza): classe 1983, Project Manager in ambito culturale e una Laurea Magistrale in Giurisprudenza per l’economia e l’impresa.  A 22 anni lascia la Calabria partendo alla volta di Valencia (Spagna) con il progetto Erasmus. Ritorna a Cosenza dopo qualche mese e qui fonda Interazioni Creative, un punto di incontro per artigiani e makers attorno a cui ruotano diversi progetti. Tra questi, Cose Belle Festival, un appuntamento imperdibile per gli appassionati di Design e Arte.

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La tua valigia del ritorno è piena di… ?
“Emozioni e ricordi, perché il mio ritorno è avvenuto molti anni fa dopo un periodo di studio in Spagna grazie al progetto Erasmus: vivere in una città come Valencia è stato bellissimo e mi ha aperto nuovi orizzonti; penso che la prima scintilla che poi ha portato al mio cambiamento sia avvenuta proprio in quel periodo perché mi sono sentita libera e curiosa e ho fatto esperienze indimenticabili. Penso però di essere stata invitata tra i Bentornati al Sud per il progetto che ho ideato e fondato – Interazioni Creative – e per come, grazie al clima innovativo e creativo che promuove, stia sempre di più diventando punto di riferimento anche di chi dalla Calabria è partito e sta ritornando o ha voglia di farlo per provare a mettersi in gioco nella nostra terra.”

Com’è stato il tuo ritorno? Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?
“Il mio ritorno in Calabria anni fa non fu per nulla semplice. Era il 2005 e la mia voglia di conoscere e apprendere era così tanta che sarei rimasta ancora in Spagna. Tornando ho odiato sentirmi privata di tutto quello a cui mi ero abituata, delle belle opportunità culturali, di non trovare occasioni di confronto, di non riuscire a esprimermi in libertà senza sentirmi giudicata. Ero cambiata, era cambiato il mio modo di vedere la mia terra e io ero arrabbiata e lamentosa per tutto quello che non c’era e che avrei voluto. Avevo 22 anni e già una laurea in tasca e non avevo ancora capito che sarei potuta diventare io stessa promotrice di un cambiamento. Ho continuato a studiare e nel frattempo sono diventata avvocato, esercitando la professione con grande gratificazione e passione ma sentivo che la mia vocazione era un’altra. Quando sono riuscita ad ascoltarmi, se pure tra mille paure, ho deciso di lanciarmi alla scoperta di una nuova me ed è maturata l’idea di dare vita a un progetto condiviso e partecipato, Interazioni Creative, appunto. La mia storia mi ha insegnato che per amare la Calabria è importante osservarla da più punti di vista perché spesso, anche andare lontano aiuta a vedere le risorse latenti che potrebbero essere valorizzate, a portare novità e a proporre nuovi progetti. Ho però anche imparato che è inutile scappare altrove, alla ricerca della felicità o della perfezione, perché tutto dipende da come si osserva la propria esistenza: oggi ho scelto di fare di tutto per essere felice a partire da quello che io per prima posso fare e se penso a un altrove non è che la mia terra.”

Cosa ti mancava della tua terra? Come vivi oggi in Calabria? Ti piace viaggiare?
“Mi mancavano gli affetti e i miei punti di riferimento. Oggi, invece, sento così forte il legame alle mie origini che non c’è altro posto in cui cui vorrei vivere. Amo vivere in Calabria, a Cosenza, ma non rinuncerei mai a viaggiare perché ogni viaggio mi regala un punto di vista nuovo con cui osservare la mia terra. Durante un viaggio in America, ad esempio, ho scoperto la metropoli di New York, ho provato un’emozione incredibile nel visitare il Guggenheim Museum e ho osservato il mondo dei maker ammirando come sia valorizzato un artigiano o un creativo oltreoceano. In quell’occasione, ad esempio, ho aggiunto alle mie piccole missioni e obiettivi un punto nuovo: mettere le mie competenze da avvocato al servizio della valorizzazione delle risorse della mia terra… e ora che sta per iniziare Cose Belle Festival- Creatività e Design il ricordo di quel viaggio è molto emozionate. Molto più emozionante di scrivere atti, decreti ingiuntivi e diffide tutta la vita, non pensate?”

Di cosa ti occupi?
“Le mie competenze sono diversificate e abbracciano varie discipline: sono un avvocato abilitato ma ho deciso di non esercitare più la professione e di focalizzarmi sullo sviluppo dei processi d’innovazione sociale e di nascita e sviluppo di impresa creativa, mi occupo di formazione, di project management culturale, di web writing e mi piace scovare creativi e artigiani di talento e aiutali a comunicare il proprio valore e a curare il proprio business.

La mia vocazione si chiama Interazioni Creative, un progetto che ho ideato e fondato, uno spazio fisico e virtuale in cui è possibile esprimere la propria creatività, vivere le proprie passioni, sostenere intuizioni e costruire opportunità: un coworking creativo a Cosenza, un laboratorio progettuale in cui si respirano valori positivi e dove le parole “impossibile” e “non si può fare” sono state bandite.

E poi c’è Cose Belle FestivalCreatività e Design, un’altra idea che desideravo rendere reale a Cosenza; ne ho curato la progettazione e la direzione artistica: sarà una tre giorni all’insegna della creatività e del talento con un programma ricco tra esposizione artigianale, tavoli creativi, interazioni musicali, performance e tanta felicità. Claim del Festival è “Creo e sono felice. E tu?”, la frase che ho sentito più spesso dire in Interazioni Creative da chi ci scopre e viene a creare qualcosa di unico ogni giorno. Si terrà nei giorni 1, 2 e 3 Dicembre 2017 presso il MAM – Museo delle Arti e dei Mestierinel centro storico della città di Cosenza. Per i più curiosi rimando a cosebellefestival.it.

Inoltre, ho molte passioni tutte legate alla creazione, ogni cosa a cui posso dare forma mi affascina e mi fa stare bene, che sia fare il pane e la pasta in casa, o lavorare la ceramica; amo il mare d’inverno, divoro libri e non rinuncerei mai a un buon calice di vino rosso da sorseggiare in compagnia.”

Da dove è nata l’idea di Interazioni Creative? Quali sono state le tappe fondamentali del progetto?
Interazioni Creative nasce da una storia di cambiamento e passione. Era il 2012 quando con un abilitazione da avvocato in tasca decisi di aprire un blog intitolandolo, appunto, “Interazioni creative”. In pochi mesi i valori e i sentimenti indagati sono evoluti con semplicità nell’idea di dare vita a un progetto condiviso e partecipato. Il progetto è cresciuto giorno dopo giorno divenendo oggi punto di riferimento per molti talenti del Sud. All’inizio ha operato solo sul web tramite il blog, i canali social e il sito internet dedicato – interazionicreative.com – ma ben presto è nata l’esigenza di avere uno spazio fisico.

Considerata la finalità sociale del progetto ho cercato per molto tempo uno spazio anche pubblico ma invano e così ho deciso di non attendere la sorte e mi sono ingegnata trasformando quello che stava diventando il mio piccolo studio legale, proprio alle spalle del tribunale della città di Cosenza, in uno spazio aperto al miglior fermento creativo del territorio. Il progetto non ha beneficiato di alcun incentivo ed è totalmente autofinanziato da grande impegno, entusiasmo, determinazione, caparbietà, dedizione e resilienza.

L’inaugurazione dei nostri 48 mq di pura creatività ed entusiasmo è avvenuta nell’ottobre del 2015 e ad oggi, in appena due anni di attività, siamo riusciti ad attivare oltre un centinaio tra incontri e laboratori creativi e artigianali grazie a una programmazione partecipata in sinergia con creativi e realtà virtuose, sempre dal basso e sempre grazie all’economia collaborativa.

Oggi il nostro spazio è considerato un punto di riferimento, una piccola casa creativa che accoglie chi vuole creare cose belle, un covo per creativi dove confrontarsi, piccolino ma confortevole e carino, grazie anche allo stile minimal ed essenziale dell’arredamento e a qualche tocco di design. Per i più curiosi tutte le tappe del progetto sono state raccontate sulla pagina Instagram di Interazioni Creative.

Interazioni Creative è, tra le altre cose, anche un progetto di rigenerazione urbana pensato per la città. Come è stato accolto dal territorio e dagli attori già attivi nel settore?
Interazioni Creative è tra le altre cose un progetto, più che di rigenerazione urbana, di rigenerazione umana pensato per chi desidera vivere una dimensione creativa e lenta circondandosi di persone positive che puntano al cambiamento e alla rinascita di emozioni e stimoli creativi. Il progetto è stato accolto con curiosità, l’augurio comune che ci è arrivato da altri operatori culturali è stato di riuscire a resistere. In tanti ci hanno sostenuto, altri ci hanno detto chiaramente che il progetto era per loro solo un’utopia, come se l’utopia fosse un’illusione.

Interazioni Creative è nata da una scelta di vita personale così sincera e autentica che ho proceduto nella mia visione con serenità e serietà, perché quello che per molti era un’utopia è per me sempre stato un cammino di crescita e valorizzazione da difendere e portare avanti e oggi, insieme a me, lo fanno tutte le persone che hanno deciso di fidarsi beneficiando del clima e del valore di Interazioni Creative. Se le cose sono difficili, non significa che siano impossibili da realizzare! Certo è che portare avanti il progetto è molto impegnativo, ogni giorno lavoriamo per conquistare una periodica sostenibilità economica ma sperimentiamo così tante rinascite umane e creative che procediamo con positività, entusiasmo e continuità, perché siamo riusciti a dare il via a un virtuosismo creativo che continua a crescere.”

Non passa giorno che qualcuno non ci scopra, ci scriva e contatti proponendosi di contribuire e partecipare; la sensazione comune che si ha è di riuscire a prendere parte tutti insieme a una cosa bella dove è possibile esprimere se stessi, abbassare le difese e costruire nuove opportunità. In questi primi due anni di attività, abbiamo imparato tanto e capito che più lavoreremo bene e con costanza e più il progetto verrà recepito anche per il valore e l’impatto che porta sul territorio; l’innovazione sociale è meno intuitiva da riconoscere rispetto all’innovazione tecnologica ma penso sia solo una questione di tempo perché il segnale positivo ci è dato dalla stima e dall’attenzione che ci viene riservata da chi opera in contesti in cui è già avvenuta una crescita culturale intorno a questi processi.”

Cosa consiglieresti a chi ha un’idea da realizzare a Sud ma non sa da dove iniziare?
“Il primo consiglio è di iniziare a fare senza avere paura di sbagliare o di essere giudicati, senza sentirsi poveri di risorse soprattutto economiche ma sentire la ricchezza del proprio talento, della propria indole e attitudine. Iniziare con le proprie forze e andare oltre le parole e i buoni propositi spesso può essere la chiave giusta per dimostrare il potenziale e il valore della propria idea e meritarsi sostegno e aiuto. Non arriverà mai il momento giusto per dare forma alle idee e quindi un altro consiglio è di non cadere nella trappola del momento perfetto. Importante anche circondarsi di persone positive e innovatrici e stare alla larga da persone distratte e non avvezze al cambiamento, perché spesso le belle idee arrivano a rompere zone di comfort, a fornire nuove chiavi di lettura che spaventano e chi ha una buona idea, all’inizio ha bisogno di coraggio e forza.”

Come immagini Interazioni Creative tra 10 anni?
“Wow! Interazioni Creative tra dieci anni sarà meravigliosa, una best practice a cui ispirarsi e che sarà riuscita a coinvolgere il meglio del talento del Sud. Forse tra 10 anni staremo decisamente un po’ strettini nei nostri 48 mq di pura creatività ed entusiasmo e chissà che saremo riusciti a conquistare uno spazio più grande, magari con un giardino o un terrazzo con tanto verde e tanti fiori. Saranno tantissimi i creativi entrati in squadra e saranno innumerevoli i progetti promossi e portati avanti in sinergia. In Interazioni Creative avremo lavorato così bene da essere riusciti a favorire noi stessi la nascita di alcuni processi di cambiamento e d’innovazione dal basso da cui saranno nate idee e progetti con il potenziale di creare una forte ricaduta e impatto sul territorio e di cui potranno beneficiare in tanti. Nel frattempo avremo contribuito anche noi a quel cambiamento collettivo che sarà stato capace di trasformare il contesto e l’immagine che noi stessi calabresi e meridionali abbiamo del nostro Sud: saremo orgogliosi, ci saranno tanti talenti valorizzati e ci saranno anche tanti Bentornati al Sud.”

Una rete tra tornati al Sud può d’aiuto e supporto a chi torna?
Una rete tra tornati al Sud può essere un’ottima opportunità di sostegno e di confronto periodico perché spesso chi torna o vorrebbe tornare dopo un periodo medio/lungo di studio o lavoro fuori dalla propria terra, sente l’esigenza di ricostruire le proprie relazioni, di individuare opportunità lavorative e di fare emergere professionalità e competenze acquisite. Questa esigenza è forte, noi in Interazioni Creative lo percepiamo di continuo, per esempio, durante le ultime vacanze natalizie è stata una grande sorpresa ricevere messaggi da parte di calabresi fuori regione che ci avevano scoperto via Facebook o Instagram e ci chiedevano se potevano visitare lo spazio prima di ripartire; è stato molto significativo per noi accoglierli e porci in ascolto delle loro storie, gustare insieme una tisana profumata, percepire la loro meraviglia per l’esistenza di un progetto così aperto e innovativo a Cosenza e sentirci paragonare a luoghi di Milano o Parigi.”

Cosa può fare la rete BaS?
“Fare rete può andare bene per conoscersi e confrontarsi, ma a me piacerebbe molto fare insieme: insieme a BaS potremmo individuare alcuni obiettivi annuali ed elaborare progetti comuni su cui lavorare in sinergia, per costruire opportunità che vadano oltre le forze dei singoli progetti.”

Ci lasci un pensiero per BaS?
“Ragazzi, mi sembra di capire che condividiamo tanti valori e che ci accomunano determinazione e amore per le nostre origini: venitemi a trovare a Cosenza in Interazioni Creative, conosciamoci, parliamoci oltre i canali social, non potrà che uscirne qualcosa di buono. Quando ci saranno momenti di criticità e difficoltà non mollate i vostri progetti, non vi isolate, e se decidete di ripartite, continuate a decidere di ritornare portando sempre una valigia piena di nuova linfa creativa per il nostro Sud.”

Ci suggeriresti altri nominativi di Bentornati al Sud?
“Vi suggerisco di scoprire la storia di Luigina La Rizza e il suo blog Penna in Viaggio; ma ci risentiamo presto per altri nominativi perché sono tante le persone che, quando scoprono Interazioni Creative, restano colpiti dal progetto e ci confessano che vorrebbero tornare e anche noi, insieme a voi, siamo pronti a dare un creativo bentornato.”

Federica D’Amico per BaS

Maria Margherita Sciarrone

Maria Margherita Sciarrone, Laurea Specialistica in Pubblicità e Comunicazione d’Impresa. Parte, a 18 anni, da Villa San Giovanni  (RC) per motivi di studio e si trasferisce a Roma e poi a Macerata. Dopo un’esperienza all’estero, a 28 anni, torna a Reggio Calabria.

Innamorata della sua terra, quanto del mondo, ha condiviso con noi la sua preziosa valigia del ritorno…

marysciarronePer quale motivo sei tornata al Sud?
Perché la voglia di tornare è stata più forte e perché ero stanca. Venivo da 10 anni di lungo peregrinare. Dopo la triennale in Scienze della Comunicazione a Roma, mi sono trasferita a Macerata, dove ho conseguito la laurea specialistica in Pubblicità e Comunicazione d’Impresa e dove ho iniziato le prime esperienze lavorative. Poi mi sono trasferita all’estero. In 10 anni ho cambiato 5 città e circa 10 case. Avevo scatoloni sparsi per case e città diverse. Avevo bisogno di fermarmi. Inizialmente sono tornata con l’intenzione di stare pochi mesi e partire di nuovo. Poi ho scelto di provare a restare. E dopo quasi sei anni sono ancora qui.”

La tua valigia del ritorno è piena di…
Di nostalgia prima di tutto. Di odori, profumi e ricordi che solo nel tuo paese d’origine possono prendere vita. Ma nella mia valigia c’è anche spazio per le esperienza vissute, per incontri che mi hanno cambiato la vita e per tutte le città che mi hanno fatta crescere professionalmente. Roma, Macerata, Dublino, l’isola di Hydra in Grecia, sono tutti luoghi che porto nel cuore e che hanno fatto ritorno assieme a me.  È una valigia che riapro quando mi sento persa o mi trovo in una situazione difficile; una valigia da cui salta fuori un’esperienza, una vecchia lettera, un biglietto della metropolitana, l’ingresso ad una mostra, appunti di eventi organizzati, un post it. Tutti pezzi di vita che servono per ricordarmi da dove sono partita,  come sono arrivata fin qui e le cose che ancora sono in tempo a cambiare.”

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?
Positivo. È  stato un ritorno positivo perché ho trovato lavoro dopo pochi mesi dal mio rientro. Perché nonostante le difficoltà iniziali di riadattamento, sono  riuscita a realizzare molti progetti e perché ho incontrato l’amore.”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?
Quando sono rientrata c’è stato un periodo in cui mi sentivo un pesce fuor d’acqua. Non stavo bene da nessuna parte. Il rientro a casa con i miei è stato più duro del previsto. Per loro ero ancora la piccolina di casa e probabilmente non accettavano il fatto che fossi cresciuta. Per questo motivo la prima cosa che ho fatto appena ne ho avuto la possibilità è stata trasferirmi a Reggio Calabria dove nel frattempo avevo trovato lavoro in un’agenzia di comunicazione e avevo conosciuto il mio attuale compagno. In questo modo ho riconquistato la mia indipendenza ma sapevo che loro erano a soli 10 minuti di distanza da me. A livello lavorativo non ho avuto grosse difficoltà perché lavoravo in un’azienda di respiro internazionale, con l’headquarter a Sud. Questo mi ha permesso di continuare a parlare inglese, di lavorare nel settore per cui avevo studiato e di crescere professionalmente. Per quanto riguarda la vita sociale, ho ritrovato le amiche di sempre che hanno deciso anche loro di restare o tornare qui.

Una difficoltà che all’inizio sembrava insormontabile è stata il reggino medio. Quello del “qui non c’è lavoro”, “è tutto uno schifo” “ma chi te l’ha fatto fare a tornare”. Tutte persone che passano il tempo a criticare la loro città ma non fanno nulla per cambiare lo stato delle cose, anche in piccolo. Gente che vive ancora a casa con i genitori, che ha visto il mondo solo durante qualche breve vacanza (pagata da mamma e papà), e che accusa il sistema se non trova lavoro. Ho superato questa difficoltà isolando il più possibile queste persone e circondandomi di ragazzi e ragazze ma anche gente più grande di me che sono preziose per questa terra, che contribuiscono a renderla migliore e che se lanciano delle critiche lo fanno solo ed esclusivamente in modo costruttivo. Arrendersi è facile e succede per mille ragioni: per stanchezza, per rabbia, per rassegnazione. È lì che si sceglie di andar via. L’ho fatto anche io. Lo studio è stata solo una scusa per lasciare questa terra e non farvi più ritorno. Non avevo però fatto i conti con le ragioni del cuore.”

Di cosa ti occupi?
Al momento sono socia fondatrice di una Cooperativa che offre servizi di comunicazione: Idea Positivo. Nello specifico mi occupo di social media marketing, oltre ad essere giornalista. Sempre all’interno di questa agenzia scrivo per il portale web che abbiamo creato e di cui sono direttore editoriale. Si chiama Yes Calabria, una testa in cui ogni giorno raccontiamo la Calabria positiva e le eccellenze del territorio con l’obiettivo di creare una cassa di risonanza nazionale e internazionale di quanto di buono è prodotto a livello endogeno. Inoltre, dpoco si è conclusa la mia esperienza all’interno della Commissione Pari Opportunità nel comune di Villa San Giovanni ma continuo a sposare e promuovere i progetti legati al territorio e alle pari opportunità non solo di genere ma anche di religione, disabilità e origine etnica.”

Ci lasci un pensiero per BaS…
Grazie per lo spazio concesso e complimenti per il lavoro che svolgete.”

Una rete tra tornati al Sud potrebbe essere d’aiuto e supporto a chi torna?
Si. Per incoraggiare chi vuole tornare e non ne ha il coraggio. Perché come  scrissi una volta in un vecchio articolo “Ci vuole più coraggio a tornare che ad andarsene.” E credo possa anche servire a chi come me è tornato e ogni tanto perde la bussola ed è tentato ad andare via di nuovo. Circondarsi di storie positive e di gente che ce la mette tutta per restare qui, è una delle cose che cerco di tenere sempre a mente. Se non fosse per queste persone, io me ne sarei andata di nuovo da un pezzo.”

Cosa dovrebbe/potrebbe fare la rete BaS?
Creare degli eventi che riuniscano le persone che sono tornate al Sud e le loro expertise. È un modo per fare rete e per ricordarci che di persone folli che hanno scelto di tornare ce ne sono un sacco.

La cosa che più ti mancava e/o la cosa che più ti mancherà.
Il mare, inteso non solo come luogo dove recarsi d’estate, ma un punto fermo, un orizzonte che ha sempre fatto parte della mia vita sin da piccola. Chi non è cresciuto alzandosi ogni mattina e trovandoselo sempre lì davanti, non può capire di cosa parlo. Per me è stato sempre un punto di riferimento, oltre che una medicina.

Mi mancavano, inoltre, gli affetti: i miei genitori in primis e persone che per me rappresentano una vera e propria famiglia. La cosa che più mancherà sono i rapporti che ho costruito nel tempo e i luoghi che mi hanno accolta ed ospitata. In questo preciso istante, sono le Marche e la loro gente a mancarmi di più. È una regione che mi ha dato tanto e a cui sarà sempre riconoscente. Per questo motivo, se ci fosse bisogno di me, io correrei subito lì a dare una mano ai miei amici e alle loro famiglie che non stanno passando un bel momento.  Ma è gente forte e testarda e si rialzerà in fretta.”

Grazie Maria Margherita, non ci resta che continuare a raccontare il bello del Sud… perchè no, insieme!?? 🙂

Marianna per BaS

Anna Laura Orrico

Anna Laura Orrico, Laurea in Scienze Politiche, lascia Cosenza a 23 anni. Varie esperienze lavorative:  Roma al MAE, Lituania, Bologna e infine Burundi. Torna  a 29 anni nella sua città natale, poi si sposta a Pizzo nella provincia di Vibo Valentia.

Non vi sveliamo altro, possiamo solo dirvi che le parole chiave della sua storia sono: innovazione, cultura, tecnologia, cooperazione, condivisione. Il resto lo scoprirete leggendo le sue risposte…

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Per quale motivo sei ritornato al Sud?
Per costruire qualcosa nella mia terra con le competenze e le esperienze realizzate fuori e all’estero soprattutto.”

La tua valigia del ritorno è piena di…
Certamente piena di esperienze e di una maggiore capacità di adattamento alle situazioni diverse per cultura e per approccio, una capacità di osservare il contesto che mi circonda con occhi critici ma propositivi. Un senso di vuoto perché la mia Calabria sembra apparentemente condannata all’isolamento e all’oblio.”

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?
Non so fare una scelta netta tra positivo e negativo perché ogni giorno quando inizio a lavorare penso agli aspetti negativi del restare in Calabria e subito dopo li rivolto in motivazione per restare provando a generare qualcosa di diverso, di migliore rispetto a quanto vedo. Ritornare è stato positivo perché mi ha permesso di iniziare a costruire il mio progetto di impresa, ma è stato anche negativo perché la distanza della Calabria dal resto del Paese e dell’Europa si percepisce ogni giorno…siamo ultimi e considerati tali, riuscire a far venire in Calabria anche un esperto a tenere un workshop formativo è difficilissimo perché le persone trovano non agevole venire da noi a causa della carenza di collegamenti e da noi non trovano “mercato”; così come è difficile spostarsi dalla Calabria per andare ad aggiornarsi in altre città: scarsi collegamenti e costi allucinanti. Ma tutto questo si trasforma in motivazione a cambiare queste cose e in desiderio di supportare chi prova a costruire nuove idee in questa regione.”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?
La difficoltà principale del rientro è stata quella di farsi capire quando provavo a costruire progetti con altre persone, mettendo insieme competenze ed esperienze diverse. Lavorare insieme, condividere idee e competenze è la cosa più difficile in una terra dove l’individualismo è portato all’estremo, dove il “non fidarti che ti rubano l’idea” è praticato come un mantra, dove tutti si lamentano ma non decidono mai di lavorare insieme per risolvere il problema. Diciamo che il problema non si supera ma per affrontarlo non ho smesso mai di ricercare in giro per la Calabria persone ed esperienze che avessero voglia di cooperare su obiettivi comuni. Dal mio punto di vista uno dei modi migliori per cambiare questa mentalità di chiusura è lavorare sulle nuove generazioni, a partire dalle scuole spingere i ragazzi a costruire progetti insieme, a non aver paura di condividere le proprie idee sperimentandole in progetti sul territorio e non solo tra le mura scolastiche.”

Di cosa ti occupi?
Sono un Project Manager in ambito sociale e culturale, mi occupo anche di organizzazione e gestione di eventi per aziende ed organizzazioni che desiderano promuovere i propri valori, prodotti e servizi. Sono imprenditrice e, quindi, co-founder di Talent Garden Cosenza Srl, il primo spazio di coworking in Calabria dedicato all’innovazione digitale. La mia passione più grande è la progettazione partecipata. I miei hobby sono il teatro, la danza. Amo viaggiare e scrivere: ho un blog che è anche il mio sito web, annalauraorrico.it

Ci lasci un pensiero per BaS…
E’ molto importante raccontare le storie di chi è tornato al Sud, lo trovo un buon modo per osservare un fenomeno che la nostra generazione e quelle successive vivranno ancora per molto tempo, ovvero la presa di coscienza che l’altrove spesso è sotto i nostri occhi.

Una rete tra tornati al Sud potrebbe essere d’aiuto e supporto a chi torna?
Si. Lo scambio di esperienze è sempre positivo purché si dica sempre la verità e ci sia onestà nel confronto.”

Cosa dovrebbe/potrebbe fare la rete BaS?
Organizziamo gli Stati generali di chi torna o resta al Sud per far emergere una nuova classe dirigente provando a collaborare tra di noi.”

Se hai dell’altro da raccontarci questo spazio è tutto per te!
Credo che andare via o restare a Sud non debba essere una “costrizione” ma una libera scelta perché andare via arrabbiati con un territorio dove non c’è meritocrazia o dove crediamo di non avere possibilità è tanto grave quanto restare senza sentire il dovere/diritto di provare a cambiare in meglio il nostro status e il contesto nel qualche viviamo. Andare via non è il male assoluto, anzi bisogna viaggiare e lavorare fuori per capire il potenziale che c’è in noi ampliando i nostri orizzonti mentali; restare non è sempre un bene se vuol dire arrendersi al destino e lamentarsi solo di ciò che non funziona.”

La cosa che più ti mancava e/o la cosa che più ti mancherà.
Quando stavo fuori non mi mancava nulla della Calabria perché adoro viaggiare e scoprire nuovi mondi, ma avevo sempre un senso di vuoto perché capivo che la differenza avrei potuto farla nella mia terra dalla quale tutti vanno via prima o poi.”

Ci suggeriresti altri nominativi di Bentornati al Sud?
Vi suggerisco una persona che è veneta ma si è innamorata della Calabria e da diversi anni lavora all’osservatorio sulla ‘ndrangheta realizzando progetti davvero interessanti. Lei si chiama Stefania Ziglio e secondo me rappresenta il meglio del Nord che incontra il meglio del Sud per costruire una Italia migliore.”

Grazie Anna Laura, la tua storia che parla di innovazione sociale è lo stimolo migliore per iniziare il 2017!!

Marianna per BaS

Flavia Amato

Flavia Amato lascia Guardavalle Marina (CZ) e la sua amata Calabria, poco più che maggiorenne, per completare il suo percorso formativo presso l’accademia di Belle Arti di Macerata. Termina con successo gli studi con una tesi sugli “abiti scultura”. Tesi illuminante per il prosieguo della sua carriera. Infatti, di lì a poco, raddrizza il tiro formativo e sceglie di seguire un desiderio intimo e profondo che la spinge a frequentare, in breve tempo, un corso di modellista professionale ed un master in gestione d’impresa e startup. Dopo quasi otto anni torna nella sua Calabria, per cercare di dar forma ad un sogno cullato fin da bambina, quando vedeva la mamma e la nonna cucire. Crea Malìa, atelier di moda dove il concetto di stile e benessere si uniscono, laboratorio di idee e creazioni dove si realizzano abiti con tessuti organici e naturali.

flaviaamato2Com’è stata la tua vita prima di partire verso il Nord?
“Sono nata il giorno di Natale, nel 1989, ed ho vissuto la ma infanzia e la mia giovinezza a giocare al sole con i miei amici fino alla sera. Un sole che ti scaldava e ti avvolgeva con i suoi tiepidi e gradevoli raggi. Quando cresci con quel calore dentro, è difficile trovarlo in altri luoghi che non sia la tua terra. Il sole, in ogni regione, è sempre lo stesso cerchio un po’ giallo che ci guarda dall’alto ma chi è del meridione, della Calabria in particolare lo sa, il sole calabrese è un’altra cosa. Un sole che il calore te lo trasmette non solo sulla pelle, ma fino alle ossa.”

Per quale motivo sei tornata al Sud?
“Quando sei lontana chilometri da casa, quella mancanza la senti come una carenza di ossigeno, e quando ti manca l’ossigeno ti dimeni e ti agiti per ritrovarlo. Così mi sentivo lontana da casa, lontana dalle mie radici e dalla mia famiglia, lontana dal mio sole. Volevo tornare nel mio Sud, nella mia terra, con un sogno nemmeno troppo nascosto nel cassetto. Volevo unirmi alla schiera di piccoli imprenditori che cercano, tra mille difficoltà di tipo ambientale, territoriale, concettuale e ahimè non solo, di fare qualcosa per il Sud. Non se ne parla più di tanto, non si trova sui giornali, non lo dicono alla televisione, ma sotto il “velo di Maya“ creato ad hoc dalle istituzioni e dalle credenze, la tanto bistrattata terra calabrese, nasconde come altre realtà del meridione, un humus fertile di piccole imprese, che stanno germogliando, fiorendo, con l’obiettivo del biologico e della sostenibilità. La regione Calabria è stata la culla dei primi insediamenti italici, un concentrato di cultura e tradizione, una terra affascinante per varietà paesaggistica, che è vittima però di sé stessa e della reticenza nazionale. L’amore per la mia terra, mi ha spinto a ritornare, a cercare di fare impresa, dove tutti dicono che è impossibile creare qualcosa di nuovo e sano, dove tutti dicono: “Ma chi te l’ha fatto fare? Dovevi restare dov’eri… Come mai questa scelta? Speriamo bene… Qui non ci riuscirai mai!” Dove tutti, per primi gli abitanti stessi, danno per morto un territorio così ricco. Io no. Sono testarda, orgogliosa e tenace quanto basta per dire che non ci si può e non ci si deve arrendere. Sono tornata per fare impresa e artigianato e per innovare attraverso il tessile naturale. Sono tornata per presentare una start up che ultimamente ha portato il nostro Paese sui giornali per il “tessile innovativo”.

La tua valigia del ritorno piena di…
Speranza e tanta volontà: desiderio di cambiamento per la nostra terra, voglia di sfidare tutto ciò che viene detto contro il Sud. La mia valigia è piena della forte spinta di quel calore, quel sole, che mi ha fatto crescere fondendosi con le mie ossa e contaminando la mia anima. Un grazie, per tutto questo, va alla mia famiglia, ai valori e ai sani principi che mi hanno inculcato fin da bambina. Una famiglia alla quale sono grata, per avermi sempre sostenuto ed aiutato nelle mie scelte, accompagnandomi nel mio cammino, aggiustando il mio percorso, senza mai ostracizzarlo. Grazie a loro, al mio compagno, al mio sole, ho trovato il coraggio e la forza, di seguire un sogno. Un sogno che mi permette di creare ciò che ho sempre desiderato. Un sogno che mi consente, la mattina, ogni volta che apro la porta del mio atelier, ogni volta che termino uno dei miei abiti, ogni volta che guardo dalla finestra, di uscire, alzare lo sguardo, e volgere il viso a quel cerchio giallo, a cui devo tutto, a cui devo il mio spirito rovente di fiera stilista calabrese.”

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?
Certamente, perché ho la sensazione di contribuire a qualcosa di grande è già molto soddisfacente.”

Quali sono state, se ce ne sono statae, le difficoltà del rientro?
Le difficoltà riguardano la riambientazione lavorativa, la logistica, la carenza di infrastrutture e altri servizi per la mia impresa che sembrano ostacolare e rallentare il tutto. Inoltre, essendo un’attività innovativa è sconosciuta alla maggioranza della popolazione e quindi spesso si creano intoppi di diversa natura. Per superarle ci vuole tenacia, passione e molta pazienza.”

Di cosa ti occupi?
Faccio la modellista, la stilista e l’artigiana. Creo abiti. Amo la moda, la natura e il connubio tra i due. Ho così aperto ideato e progettato un atelier con il bran Malìa natural couture lab. Il brand Malìa offre un guardaroba versatile e completo e tutto “green” proponendo capi per ogni occasione Questo modo di fare moda è stato definito innovativo, una svolta e smentisce chi pensava che la moda ecosostenibile fosse poco “glam”. Nell’atelier si realizzano abiti completamente naturali realizzati nel rispetto dell’ambiente e provenienti da fibre vegetali ecologiche certificate che mirano ad un risultato di alta qualità e benessere. Per esempio abiti in tessuto di Bambù, in Canapa, pura Seta, Lino e Cotone biologici ma anche in fibra derivata dal latte! Credo nel Sud e nella possibilità di innovare attraverso il ritorno dei giovani e di coloro che al Nord si precludono questa possibilità.

Ci lasci un pensiero per BaS…
“Grazie per l’opportunità di raccontare la mia storia e per questo bel progetto da voi ideato.”

Una rete tra tornati al Sud può essere d’aiuto e supporto a chi torna?
“Certamente, io stessa cercavo una cosa simile per confrontarmi appena ritornata. Così facendo possiamo rendere presente i vantaggi del tornare.”

Cosa può fare la rete BaS?
“Divulgare tutte le storie di chi torna per dare forza a chi è scoraggiato”

Se hai dell’altro da raccontarci questo spazio è tutto per te!
“Dopo sette anni di residenza nelle Marche, regione leader del tessile e del manufatturiero e dopo aver ricevuto riconoscimenti nell’ambito delle Start Up ho deciso di sfidare tutto e tornare al Sud per creare un’impresa giovanile femminile e innovativa. Spero di non dovermi pentire per questa scelta. Mio padre negli anni 70 dopo venti anni è tornato al Sud per fare impresa ed ha costruito molto per questa terra e spero di poter fare lo stesso.”

La cosa che più che più ti mancherà?
“Mi mancava il calore del Sud, la genuinità, i ritmi. Mentre mi mancherà l’efficienza e alcuni servizi.”

Grazie mille Flavia, per questo messaggio di speranza che servirà a molti giovani che come te hanno voglia di tornare.

Alice Amato

Anna Maria Bisceglia

Anna Maria Bisceglia, giovanissima, lascia Monte Sant’Angelo per  motivi di studio, frequentare l’Istituto Alberghiero. Dopo il diploma, si sposta per lavoro in Italia e all’estero. A 29 anni torna nel suo paese natale per investire nella sua amata Puglia tutta la sua  professionalità. Nasce così AMB Restaurant Coach & Event Planner.

In questa intervista ci racconta il suo ritorno e ci spiega di cosa si occupa…

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Per quale motivo sei tornata al Sud?
“Perché credo nel mio territorio, credo nelle risorse che ha e che puó offrirci. Ed oggi dopo 15 anni di assenza penso di avere la maturità e la consapevolezza per affrontarlo!”

La tua valigia del ritorno è piena di…
“Piena di buoni propositi e tanti progetti basati soprattutto sulla sponsorizzazione del mio territorio! Sono tornata con una valigia stracarica di positività, progetti e soprattutto innovazione!”

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?
“Fino ad ora positivo! Ho avuto un riscontro altissimo già nei primi tre mesi! La gente sta imparando a conoscermi, partecipa ai miei eventi anzi li aspetta con ansia! Ho portato tante novità e la gente aveva bisogno di questo, aveva bisogno di qualcuno che si “prendesse cura di loro” ed è ciò che voglio fare! Amo il mio paese e i miei compaesani.”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?
“Non ho avuto grandi difficoltà, devo essere sincera, sono stata molto fortunata. In tanti mi hanno aperto le proprie porte fin da subito! Il mio consiglio però, qualora qualcuno ne abbia bisogno, è quello di crederci tantissimo e di non aver timore di essere visti come chi porta scompiglio perché il bello è proprio quello!”

Di cosa ti occupi?
Nasco nel mondo ristorativo, principalmente, come maîtresse d’hotel  e restaurant coach. Inoltre, sono una organizzatrice di eventi una così detta: event planner. Ho una passione fortissima per tutto ciò che riguarda il mio lavoro, amo il contatto con la gente. Adoro il mondo della moda,  il mio hobby preferito fare shopping, amo i balli caraibici e poi mi piace moltissimo leggere, scrivere e viaggiare! Per il futuro ho tantissimi progetti, tra gli altri, un tour in giro per la Puglia con protagonista una accoppiata vincente: vino e musica! Oltre a vari corsi di formazione e a tante tantissime altre novità!”

Ci lasci un pensiero per BaS…
“Siete meravigliosi, per me è stato un onore ricevere il vostro invito a raccontarmi per il blog! Vi apprezzo moltissimo per quello che fate!! Grazie mille ancora!”

Una rete tra tornati al Sud potrebbe essere d’aiuto e supporto a chi torna?
“Ci si potrebbe consigliare a vicenda! Ognuno con le proprie esperienze sia positive che negative!”

Cosa dovrebbe/potrebbe fare la rete BaS?
“Aiutare a crescere e a migliorarci sempre, raccontando come già state facendo le storie di chi è tornato.”

 Se hai dell’altro da raccontarci questo spazio è tutto per te!
“Sono partita a 14 anni per andare a Vieste a studiare. Lì sono rimasta per cinque anni. Durante l’inverno studiavo e l’estate partivo. Lavoro stagionale a Riccione, Rimini, Gallipoli, Bibione. Dopo il diploma, sono partita in giro per l’Italia e non mi sono fatta mancare qualche capatina all’estero vicino Londra. Gli ultimi otto anni li ho passati in alto Adige a Selva di Val Gardena che considero un pò la mia seconda casa. Se sono arrivata dove sono e perché ho fatto la così detta gavetta e consiglio a tutti di farla, è importantissima! Sono tornata nel mio paese natale perché avevo voglia e bisogno di casa! Perché ci credo e perché le vibrazioni positive che mi regala la mia terrà nessun altro luogo riesce a darmele!

La cosa che più ti mancava e/o la cosa che più ti mancherà.
“Le orecchiette della nonna sicuramente mi sono mancate moltissimo, la mia famiglia, mio nipote che ho visto crescere pochissimo, i miei amici ma soprattutto il calore che provo ogni volta che metto piede nella mia terra, l’allegria, la solarità, il volersi bene che a noi del Sud viene sempre spontaneo!”

Ci suggeriresti altri nominativi di Bentornati al Sud?
Domenico Prencipe! Lui sicuramente ha molte cose da raccontarvi ha aperto un pastificio e una rete di produttorì con nome Sapefà!”

Grazie a te Anna Maria! Per averci parlato di te e della tua scelta di tornare. Per saperne di più, consigliamo di visitare il sito  www.annamariabisceglia.it scoprirete anche come rendere più bello il vostro Natale!! Per approfondire, non perdete l’articolo dedicato alla “Restaurant Coach di Puglia” della nostra BaS Ines Pesce per il suo omonimo blog. 🙂

Marianna per BaS

Valentina Nesi e Luana Casalnuovo – Metis Magazine

Valentina Nesi, dopo la Laurea in lettere moderne, trova lavoro come insegnante in Toscana. Luana Casalnuovo, lascia il suo paese natale a 19 anni quando si trasferisce a Roma per frequentare l’università, corso di laurea in giurisprudenza.

A 27 anni, decidono di partire alla volta di Salamanca, in Spagna, per perfezionare la conoscenza della lingua spagnola. Al termine del periodo di studio, un’esperienza ricca e determinante per il loro futuro, sono tornate in Basilicata.

metisfoto

Per quale motivo siete tornate al Sud?
“Principalmente perché il motivo della nostra permanenza in Spagna si stava per esaurire. In più avevamo in cantiere la nascita del nostro giornale: Metis magazine, progetto che siamo riuscite ad ultimare negli ultimi mesi.

Nonostante amassimo molto vivere in Spagna avevamo in mente di creare un qualcosa che avesse origine laddove abbiamo le nostre radici: in Basilicata, e ci sembrava giusto perseguire quest’obiettivo.”

La vostra valigia e’ piena di…
“La nostra valigia di ritorno è stato un bagaglio di emozioni, esperienze inaspettate ma anche tanta malinconia, il dispiacere del lasciare un posto che ci è rimasto nel cuore ma anche nostalgia verso la nostra terra natale.

Di sicuro il periodo spagnolo ci ha fatto assumere una maggiore consapevolezza su chi eravamo e su cosa avremo voluto realizzare.”

Complessivamente e’ stato un ritorno positivo o negativo?
“Positivo. Le esperienze vissute, sia a livello umano che dal punto di vista culturale, sono stata più che costruttive. In Spagna ci siamo potute relazionare con un ambiente, a tratti, molto differente da quello italiano e questa cosa ci ha aiutate molto nel momento in cui abbiamo deciso di fondare Metis magazine.

La voglia di tornare era tanta, ma al contempo, lasciare una città che ci ha dato tanto, anche dal punto di vista professionale, ha reso il ritorno in Basilicata più duro. Forti di questa esperienza, in pochi mesi, abbiamo dato vita a quello che prima di allora era solo un sogno nel cassetto: creare il nostro giornale.”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltàà del rientro?
“Beh senz’altro la prima difficoltà è stata il dover salutare persone che erano entrate a far parte della nostra vita quotidiana, ma anche il non poter più vivere quei luoghi, le tradizioni tipiche ispaniche e sicuramente il cibo. In Spagna l’ambiente era molto conviviale, sia dal punto di vista scolastico che lavorativo, quindi, rientrate in Basilicata ci siamo dovute scontrare con una realtà per certi versi più dura.

Nel momento in cui Metis magazine stava muovendo i suoi primi passi, ci è capitato di sentire colleghi che cercavano di denigrare il nostro lavoro o ancora peggio, tendevano a banalizzarlo, probabilmente anche perché a capo del giornale ci sono due donne. Nonostante tutto, però, ci siamo lasciate scivolare di dosso le critiche e abbiamo perseguito il nostro obiettivo.

Con un pò di dispiacere abbiamo appurato che il detto: “Nemo propheta in patria sua” è vero, e i dati di Metis magazine lo dimostrano: siamo molto lette al centro-nord Italia e persino all’estero, con una punta molto alta di lettori nella città americana di Oshkosh, nel Wisconsin, dove è presente una grande comunità italiana,  ma in Basilicata e soprattutto nel Metapontino ( dove viviamo), ci seguono in pochi,  cosa che per certi versi ci ha un po’ rammaricato.”

Di cosa vi occupate?
“Siamo nel direttivo dell’associazione culturale “Metis factory” e dirigiamo il magazine di approfondimento, attualità, cultura e tanto altro, da noi stesse fondato. In questo periodo, siamo anche impegnate nella realizzazione di una Web TV e di una Radio.

Nel tempo libero ci occupiamo di varie attività che spaziano dalla lettura alla scrittura sino ai viaggi. Infatti, almeno un paio di volte l’anno, partiamo alla scoperta di nuovi posti.”

metislogo

Ci lasciate un pensiero per BaS…
Viaggiate, siate affamati di conoscenza e sempre pronti a prendere la valigia e partire per conoscere nuovi posti, culture e persone ma conservate sempre intatto l’amore per il vostro luogo d’origine. Quel “nostos” che non deve essere inteso solo come un ritorno in senso geografico ma simboleggia un vero e proprio attaccamento alle proprie radici e origini e che dopo tante peripezie può rappresentare l’ultimo tassello di quel puzzle che conduce alla completa conoscenza di se stessi.”

Una rete tra tornati al può essere d’aiuto e supporto a chi torna?
“Sì certo, pensiamo che sia fondamentale soprattutto perché l’unione fa la forza e creare una rete BaS potrebbe portare anche alla nascita di nuove idee e progetti atti alla valorizzazione delle nostre regioni.”

Cosa dovrebbe/potrebbe fare la rete BaS?
“In primis dovrebbe offrire supporto e sostegno a chi decide di tornare al Sud. Ma, al tempo stesso, dovrebbe anche essere una sorta di network che porti all’ideazione e alla realizzazione di progetti innovativi per il meridione. Spesso quando si parla di “fuga di cervelli” si fa riferimento solo a chi emigra dall’Italia verso l’estero senza tenere in considerazione tutte quelle intelligenze che a causa della precarietà lavorativa sono costrette a lasciare il Sud Italia per trasferirsi al Nord.

Una rete progettuale e fattiva, quindi, potrebbe consentire loro di mettere a frutto il proprio talento creando una miriade di opportunità per sé e per gli altri.”

La cosa che più vi mancava e/o la cosa che più vi mancherà?
“Gli aperitivi nella Plaza Mayor di Salamanca, il calore della gente, i monumenti e persino la scuola. I passanti con i quali ti ritrovavi, quasi sempre, a scambiare quattro chiacchiere e l’informalità dei contesti anche più professionali.”

Grazie Valentina, grazie Luana! A noi, piace moltissimo che a capo di Metis magazine ci siano due giovani donne grintose come voi!

 Marianna per BaS

Rossella Lauro

Rossella Lauro, a 18 anni lascia la sua isola e parte per Roma. Qui, inizia a lavorare dopo la laurea in Servizi Sociali. Torna a Procida a 31 anni, spinta da una forte passione per la sua terra e dal desiderio di dare il suo contributo “dal basso” fatto di azioni concrete e fiducia.

Oggi è Assessore ai Lavori Pubblici, politiche giovanili, comunicazione e promozione territoriali ed è felice perchè il cambiamento tanto desiderato è in atto.

Questa la sua bellissima storia:

Rossella LauroPer quale motivo sei tornata al Sud?
“Ho scelto di ritornare a Procida perché a Roma non ero più felice. Sentivo che avevo bisogno di riappropriarmi delle mie radici ma questa volta come scelta consapevole.”

La tua valigia del ritorno è piena di…
“Se tutto ciò è accaduto è anche merito vostro. Una sera ero a nella mia casa in affitto a Roma e, girando su fb un pò annoiata, ho trovato la vostra pagina Bentornati al Sud. Storie di giovani che in qualche modo erano vicini al mio disagio e che tornando nelle loro città (nel nostro meraviglioso Sud) avevano riscoperto parti di sè completamente nuove e stimolanti.

marianna pozzuloHo pensato subito che forse la mia idea di mollare tutto ed andare via non era così folle ma, anzi, condivisa. Ho sentito che comprendevo perfettamente lo stato d’animo delle tante storie di successo raccontate dalle persone coinvolte sulla vostra pagina. Appena iscritta  mi hai contattata (ti invio, l’immagine della nostra conversazione). A distanza di due anni ho scelto di andare via e ritornare a Procida con una valigia piena di entusiasmo, di sogni, di speranze e di energia positiva. Ma la realtà ha superato qualsiasi mia aspettativa…”

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?
“Positivo. La mia aspirazione era quella di creare una cooperativa sull’isola per dare lavoro ad un gruppo di giovani e per proporre servizi sociali di qualità. Ciò mi ha fatto conoscere e riscoprire tanti isolani sensibili all’argomento. Allo stesso tempo però, mi sono scontrata con una realtà molto chiusa e complessa. Segno della necessità di un cambiamento forte, importante e dal basso.”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?
“Tutte le persone con cui ho trovato da subito un feeling poi si sono rivelate le stesse con cui ho condiviso  un percorso politico, ciò non è casuale. Tra l’anno 2013 e inizio 2014, il mio viaggio verso Procida diventa più frequente. Nel mese di maggio 2014, partecipo ad una riunione durante la quale un gruppo di cittadini decide di approfondire la scelta amministrativa di installare un’opera molto grande in una delle zone più belle dell’isola, tra l’altro, ad alto rischio di frana. Propongo di seguire la comunicazione, così a distanza potevo dare il mio contributo. Inizia così il percorso che ci ha portati verso la salvaguardia della nostra meravigliosa isola.”

Di cosa ti occupi?
“A Roma mi sono laureata e specializzata come Educatrice Professionale Coordinatrice dei Servizi Sociali. Dopo un anno di servizio civile presso una casa famiglia per persone con disabilità, la cooperativa mi ha assunta come responsabile della comunicazione e raccolta fondi. Dal 2005 al 2014 la cooperativa “Spes contra spem” mi ha dato tante opportunità, sono diventata socia credendo tanto nelle attività che portavamo avanti. Ma ad un certo punto non mi bastava più. Sentivo che avevo dato tutto, non vedevo prospettive di crescita professionale e personale… Avevo solo 30 anni. Con  tanti sacrifici, tanto impegno e tante rinunce potevo solo essere fiera di me stessa ma non mi bastava. Mi mancava qualcosa. Da qui, la decisione di tornare. ”

Ci lasci un pensiero per BaS…
“Grazie, grazie per la spinta e la forza che mi avete dato. E’ importante sentire il sostegno di una rete di persone che vivono le tue stesse emozioni, che hanno le tue stesse sensazioni. Tutto ciò fa sentire meno soli e ti indica la strada verso il futuro… la reciprocità è crescita, è scambio, è vicinanza affettiva.”

Una rete tra tornati al Sud potrebbe essere d’aiuto e supporto a chi torna?
“Non è semplice ritornare ed essere compresi… Spesso viene vista come una forma di tradimento o di abbandono. Io ho scelto di conquistare la fiducia dei procidani trasformando le parole in fatti. Essere in prima linea non solo con le “chiacchiere” ma con le azioni.”

Cosa dovrebbe/potrebbe fare la rete BaS?
“Raccontare sempre di più e potenziare le storie con un percorso itinerante. Per esempio, il raccontare la mia storia potrebbe sembrare un volersi mettere in mostra, invece è un modo per dare speranza a tanti giovani sfiduciati. Abbiamo il compito di raccontare le tante belle storie e di essere di supporto a chi non ha ancora trovato il coraggio.”

Se hai dell’altro da raccontarci questo spazio è tutto per te!
“Volete sapere come è andata a finire la storia? A giugno 2014 consegno le dimissioni a lavoro. Momenti di tensione e smarrimento dentro e fuori la cooperativa hanno caratterizzato quel periodo. Ad agosto ritorno a Procida (Vivere Procida) con un furgone di scatole piene di speranza. Regalo la macchina ad un amico di Roma. Compro una bici elettrica nella mia nuova isola. Ogni fine settimana mi incontro con un gruppo di amici che intraprendono un percorso verso le elezioni comunali. Io mi occupo della comunicazione della campagna elettorale e creo un gruppo di lavoro per approfondire le tematiche sociali. Partecipo ad un lavoro realizzato da giovani procidani per parlare di dipendenze da droga, alcol e gioco. Attiviamo un percorso democratico per decidere il candidato sindaco attraverso le primarie. Viene scelto Dino Ambrosino, un ragazzo di 36 anni già all’opposizione da 15 anni, il quale mi chiede di candidarmi con lui…
Dopo le elezioni dello scorso maggio, il 2 giugno ci siamo insediati al Comune di Procida e sono Assessore ai Lavori Pubblici, politiche giovanili, comunicazione e promozione territoriali.

Beh, nel frattempo ho ristrutturato una piccola casetta in cui vivo, ho partecipato alle selezioni per diventare insegnante di sostegno, tra poco inizierò i corsi, e collaboro con una scuola di osteopatia di Roma occupandomi di comunicazione.

La rivoluzione è in atto. Dopo 30 anni di stallo politico, il cambiamento che stiamo portando avanti è culturale e non è semplice. Grande sfida che approccio con amore perchè è la mia terra e a lei devo tutto!”

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La cosa che più ti mancava e/o la cosa che più ti mancherà.
“Nonostante le amicizie che porto ancora nel cuore, Roma è una città in cui non si può vivere per sempre. Molti colleghi romani sceglievano di comprarsi una cosa fuori città e da pendolari, ogni mattina, attraversavano una serie di disagi per raggiungere la cooperativa. Purtroppo doveva diventare anche la mia scelta obbligata se volevo comprare una piccola casetta e lasciare le case in affitto condivise con studenti e lavoratori. A 30 anni, dopo aver condiviso sempre tutti gli spazi, volevo un piccolo posto  nel mondo tutto mio, in cui rifugiarmi dopo lunghe giornate di lavoro. Il pensiero di svegliarmi ogni mattina e mettermi in viaggio ore prima per arrivare a lavoro puntuale, prendere la macchina e scontrarsi con il traffico della capitale, oppure incastrarsi in un mezzo pubblico schiacciata da altri 1000 pendolari o inciampare in uno dei tanti disagi che la città propone, mi faceva pensare sempre più alla mia isola. In realtà a Procida potevo avere una piccola casetta subito, un luogo tutto mio, stare vicino alla mia famiglia e agli amici, una qualità della vita migliore e arrivare a lavoro a piedi o con la bici in pochi minuti.”

Grazie Rossella, aprendo la tua valigia abbiamo scoperto che è anche un pò merito nostro questo tuo ritorno a casa e ne siamo super orgogliosi! 🙂 A questo punto, la butto lì… che ne dici di organizzare una tappa dei nostri incontri itineranti dal titolo: Bentornati al Sud – Procida!!?? 😉

Marianna per Bas

Luna Laboratorio Rurale: ‘Casa’ di innovazione agricola, sociale e culturale

Ci sono luoghi come case. La caffettiera sbuffa sul fuoco, la crostata di marmellata è fatta in casa, un paio di guanti in più sono nella stanza di là, “che numero hai di piede? C’è un paio di stivali anche per te! ”

LogoLUNA

Ogni sabato mattina alle 9.30 se è inverno e alle 17 se è estate, Luna laboratorio rurale (Galatone-Seclì) si popola dei suoi volontari, accorrono tutti per aiutare nei lavori della terra: pomodori d’inverno, zafferano,  patate zuccherine, canapa. La terra non è sola: è coltivata, curata, irrigata.

Luna laboratorio rurale è una struttura composta di una casa e circondata da tre ettari di terra che, dopo 10 anni di abbandono, ha trovato nuova vita grazie all’associazione Itaca. Sono cinque donne ad aver imbracciato quest’avventura di ritorno a Sud, di scommessa sul territorio, di attivazione di una comunità rurale (qui un bell’articolo sull’avvio del progetto). La troupe di volontari è così numerosa e attiva che Fabiana, Rossella, Arianna, Federica e Barbara non sono più in cinque.

Contrada Luna  e la vicina chiesetta rurale, di fronte, assistono allegre alle tante iniziative promosse dal laboratorio rurale, un avvicendarsi di eventi e persone: la semina del grano saraceno, la raccolta dello zafferano e della canapa, il cantiere di costruzione dei mobili per Luna, la giornata di progettazione partecipata del 3 aprile (‘E la Luna bussò!’), Golconda Art Festival e, prossimamente, la residenza artistica per bambini e ragazzi ‘Casa Luna’ (qui l’anteprima ‘Presentando Casa Luna’).

Non c’è età in questa casa immersa nella campagna, c’è posto per adulti e piccini, per idee e progetti di innovazione agricola e sociale che valorizzino la ruralità e le risorse locali.

Luna si fa ‘Casa’ e residenza estiva per l’arte, accoglierà bambini e ragazzi nel suo interno, esterno e intorno! ‘Casa Luna’ è un progetto dell’artista e designer Adalgisa Romano ispirato al metodo ‘Munari’: tra gioco e arte, fare e imparare il confine è sottile, quasi impercettibile. Dal 20 giugno al 1 luglio, tutte le mattine dal lunedì al venerdì,  i bambini sprigioneranno la loro fantasia nel verde di Luna lasciandosi ispirare dalla natura e i suoi ampi spazi, scopriranno la contrada e le sue persone (residenti, contadini, vicini di campo), ascolteranno le storie sulla vicina chiesetta rurale intitolata alla Madonna di Costantinopoli. I laboratori di musica corporea, di contaminazione tattile ed emozionale, di fotografia sperimentale con polaroid e i ‘pasticciamenti’ in cucina completano un quadro già ricco.


 

Gli scatti di Elisabetta Patera e le opere dei bimbi racconteranno quanto accaduto nei giorni di residenza artistica e comporranno la mostra finale: domenica 3 luglio, alle 18.30, si chiuderà in bellezza!

Un’esperienza così piena puoi chiamarla ‘plenilunio’, tanto siamo a Luna.

Barbara Vaglio e Luciana Zompì

Barbara Vaglio torna a Galatone (LE) da Roma e Luciana Zompì a Taviano (LE) da Bologna.

In questa intervista ci raccontano esperienze e sentimenti in cui ognuno può ritrovarsi, al rientro nel proprio paese natale. E ci parlano del loro incontro, da cui nasce un progetto che guarda al futuro. Un’ idea che vuole riempire di colore e allegria uno dei momenti più importanti nella vita di una donna: quello in cui si diventa Mamma.

Scoprite con noi il loro ritorno al Sud…

B&L Zazi
Per quale motivo siete ritornate al Sud?

Barbara: “ Non è stata una scelta, gli eventi mi hanno riportato a casa e trattenuto. Oggi sono sempre più contenta di questo ritorno e trovo nella mia terra grande ispirazione.”

Luciana: “La mia era una sfida. Rientrare a casa, con la lentezza delle giornate salentine, i suoi riti, gli affetti solidi, con il sogno di poter fare qualcosa anche in questo lembo di Sud. Son stati anni difficili, ma ho trovato il mio equilibrio e la mia dimensione in un luogo che non cambierei per nessun altro al mondo.”

La vostra valigia del ritorno è piena di…

Barbara: “Nuovi occhi, buone speranze, amicizie, incontri, stimoli e avventure. Tornare a casa, dopo Roma, mi ha permesso di guardare alla mia terra con occhi nuovi, di riscoprirla più bella e interessante, così me ne sono innamorata perdutamente. Il ritorno ha comportato grandi lotte e sfide con me stessa, portandomi però a capire che la tenacia, l’inventiva, la passione possono davvero fare la differenza, anche a Sud. E dopo tanto peregrinare lavorativo, giungo oggi a dare concretezza, con Luciana, a un progetto di ampio respiro e rivolto al mondo delle mamme, che ogni giorno mi rende più orgogliosa.”

Luciana: “Progetti, amicizie, nuove scoperte, lavori più disparati, ma anche tanto entusiasmo e voglia di non mollare.
Il rodaggio nei primi due anni ha portato sconforto, colloqui farsa, sino all’approdo alla prima occupazione reale. Ora tutti gli sforzi puntano a Zazi, un nuovo progetto a cui lavoriamo con passione e dedizione, in cui riponiamo tutte le nostre aspettative.”

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?

Barbara: “Positivo. Sono sempre più convinta che lasciare il proprio nido per andare altrove serva molto. Tornare e vedere le cose da un punto di vista nuovo, avere la voglia di osservarle e gustarle come fosse la prima volta, adeguare a un contesto piccolo una visione grande, sono conseguenze dei ritorni.”

Luciana: “Un ritorno positivo, ma non senza difficoltà. Un ritorno voluto, Bologna era cambiata, o forse lo ero io, erano cambiati i ritmi, gli amici di sempre avevano preso ognuno la sua strada. Non sono mai stata ferma, ma sono riuscita a guardare al mio paesino, così odiato negli anni dell’adolescenza, così pieno di luoghi comuni, come un punto di partenza e rinascita. E così è stato.”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?

Barbara: “Per me sono state passare da una città a ritmo accelerato al ritmo lento, lentissimo, del Salento. Avere moltissimi amici importanti lontani, e avere la necessità di ricreare da zero un microcosmo di relazioni, avere il dubbio di non riuscire a trovare una corrispondenza tra me, le persone e il contesto. Erano solo paure infondate, perché col passare del tempo mi sono resa conto che ero io a dovermi ricalibrare.”

Luciana: “Senza dubbio la più grande difficoltà è stata quella di rientrare a casa, a convivere con i miei genitori. Un’involuzione, una situazione che mi metteva a disagio, era come essere tornata adolescente, nella mia stessa stanza, con addosso dieci anni di più. Da qui i litigi vari, che fomentavano la voglia di andare via di nuovo, combattendo con quella che mi aveva portata a tornare. La ricerca spasmodica di un lavoro, la scrematura degli annunci, l’invio di curriculum, i primi colloqui e le prime prese per i fondelli (mi sono, non so come, ritrovata a fare dimostrazioni come commerciale, caldeggiando la vendita di creme solari piuttosto che di lampade!!). Come ho superato tutto? Maturando. Ho pensato che la prima cosa da fare fosse quella di rilassarmi, credere che tutto, prima o poi, sarebbe andato per il meglio. E così è stato! 🙂 ”

Di cosa vi occupate?

Barbara: “Ho collaborato con diverse realtà occupandomi di comunicazione, social media, content editing e digital pr. Ad oggi sono una freelance, sempre alla ricerca di nuove sfide comunicative, adoro scrivere, andare in bicicletta, fare brainstorming con Luciana. Insieme ci divertiamo un mondo, ce lo conferma Zazi, il premaman irriverente che offre una soluzione alternativa alle mamme esaltando il loro modo di “essere”: impulsive, festaiole, artiste, modaiole o social, perchè la maternità e tutti i cambiamenti annessi possono essere affrontati con ironia. E Zazi, questa mamma elettrica e dolce, simpatica e non convenzionale, è un po’ la sintesi di noi due, mamma Luciana e zia Barbara”.

Luciana: “Lavoro come copywriter freelance presso due web agency, ma mi occupo anche di social management, parolona che ai più sembra parli di fuffa, ma che ha un senso. Da maggio scorso Zazi ha cominciato a prendere forma, sino a concretizzarsi e a divenire un’occupazione vera e propria. Tra le più grandi passioni c’è quella per il mare, l’Irlanda, dove ho vissuto prima di rientrare, la lettura e di conseguenza la scrittura, ma sono sempre alla ricerca di nuovi stimoli, gironzolando tra mercatini delle pulci e negozietti vintage.”

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La cosa che più ti mancava e/o la cosa che più ti mancherà.

Barbara: “Andare in bicicletta, percorrere in sella la strada che mi porta al mare e vedere il paesaggio cambiare dall’odore delle erbe aromatiche a quello salmastro.”

Luciana: “La mia famiglia, senza ombra di dubbio, il mare in inverno, le marine silenziose e malinconiche, ma così belle da gustarsi in solitudine. I miei nipotini, all’epoca davvero piccoli, che non vedevo crescere. E poi la lentezza e quella sorta di “amore diffuso”, quel mix di ospitalità, tendenza all’aiutarsi anche se non ci si conosce, affetto smisurato, che accomuna i nostri paesini.”

Ci lasciate un pensiero per BaS…

Barbara – Luciana: “Grazie per averci dato modo di raccontare la nostra storia.
Speriamo che condividerla qui possa motivare qualcun altro e a convincerlo che i sogni vanno presi per mano e di petto!”

Una rete tra tornati al Sud potrebbe essere d’aiuto e supporto a chi torna?

Barbara – Luciana: “Si. Creare nuove sinergie tra risorse che abbiano competenze diverse e che possano condividerle e valorizzarle. Sapere che tutti, più o meno, abbiamo avuto difficoltà da superare una volta rientrati qui a Sud, aiuta a non sentirsi soli in un momento così delicato e tormentato qual è il ritorno.”

Cosa dovrebbe/potrebbe fare la rete BaS?

Barbara – Luciana: “Creare una rete, non solo virtuale, ma anche fisica, di luoghi a Sud in cui potersi incontrare, confrontare, spalleggiarsi e magari trovarsi a mettere assieme forze e creatività, al fine di dare vita a nuovi progetti, inediti e fantasiosi.”
Ci suggerite altri nominativi di Bentornati al Sud?
Barbara – Luciana: “Luna Laboratorio Rurale 🙂 ”

Marianna per BaS