Vito Sanitate

Vito Sanitate, Laurea Magistrale in Informatica. A 20 anni lascia Palagiano (TA) e si trasferiesce a Bologna per studiare. Torna a 30 anni nel suo paese natale. Attualmente, vive e lavora a Bari.

Vito_Sanitate

Per quale motivo sei tornato al Sud?
“Per trovare lavoro al Sud.”

La tua valigia del ritorno è piena di…
“E’ colma di tantissime cose la mia valigia del ritorno. Sicuramente è ricca di ricordi. Dieci anni sono tanti, Bologna è un po’ come una mia seconda casa. Ho conosciuto tantissime persone eccezionali e con molti di loro continuo a sentirmi e a vedermi. Sono quelle amicizie vere, quelle che ci si ritrova a ridere e scherzare in un attimo anche se non ci si vede da anni. Ma la mia valigia del ritorno è piena anche di esperienza, di maturità, di professionalità. Bologna è stata una maestra di vita.”

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?
“Positivo. Tornare a casa è sempre stato emozionante. Ogni volta che il treno tagliava in due le vaste campagne foggiane, sul mio volto compariva un sorriso. Ecco la mia terra. Poi quando sono tornato per non ripartire più, ho avuto finalmente tutto il tempo di esplorare la Puglia, i suoi borghi, i suoi mari, le sue foreste. Ho iniziato a fare il turista della mia terra.”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?
“E’ stata sicuramente dura. I ritmi di Bologna non esistevano più, nel mio paese di origine tutto era più lento. Bisogna ricominciare da zero qualsiasi cosa, anche le amicizie. I vecchi amici, quelli che non ti abbandonano mai erano lì che ti aspettavano, ma bisognava rifarsi comunque una vita. Una delle prime cose che ho fatto, entrare attivamente nella vita del paese, Associazioni, Politica, ecc. Dovevo riscoprire il mio paese da un punto di vista sociale e culturale in maniera più approfondita.”

Di cosa ti occupi?
“Sono un programmatore informatico, un creativo e un sognatore, e dopo un pò di esperienze lavorative in aziende multinazionali ho deciso anche di diventare imprenditore. Ho avviato la mia attività nel 2011, la “TOCODE” – www.tocode.it , e sin da subito ho creduto nel Cloud Computing e quindi ho iniziato a sviluppare software gestionali fruibili tramite internet. L’attività è iniziata a crescere e in poco tempo ho deciso di spostare l’ufficio a Bari, dove attualmente vivo. Credo tantissimo nell’innovazione tanto da portarmi a ideare e sviluppare un software gestionale Cloud per l’agricoltura “AGRI” – www.tocode.it/agri; uscirà a breve e sarà totalmente gratuito. Inoltre quest’anno sono diventato amministratore delegato di un’altra società, “SHOUZZ s.r.l.” Qualche anno fa ho avuto un’idea a cui hanno creduto altri due amici (Luigi Notarnicola e Crispino Lanza). Shouzz è una piattaforma social dedicata alla MUSICA LIVE con la quale i musicisti trovano nuove opportunità di lavoro e pubblicizzano i loro eventi live, e i fan vengono costantemente informati grazie ad un sistema che analizza i gusti musicali e la geolocalizzazione. L’obbiettivo è non perdersi mai un evento live 😊 – www.shouzz.live

Le mie passioni sono la musica, amo ascoltarla e in particolar modo adoro frequentare i locali dove suonano dal vivo. Amo tantissimo il contatto con la natura, per questo quando posso torno nelle mie terre a fare l’agricoltore. Adoro lo sport, ho riscoperto la passione per il Basket a Bari. Faccio anche tanta Mountain Bike, corsa e trekking. Odio stare fermo, diciamo cosi. 🙂 “

 

La cosa che più ti mancava e/o la cosa che più ti mancherà.
“La cosa che più mi mancava era la mia famiglia. Siamo una famiglia numerosa, io e 3 sorelle, e siamo molto uniti. Quando sono andato via mia sorella piccola aveva solo 3 anni. Non ho vissuto la sua infanzia e mi dispiace tantissimo.

Mi mancherà la vita universitaria, il tempo trascorso ad oziare con gli amici, a vivere una vita abbastanza spensierata, sapendo che l’unico obbiettivo era andare avanti con gli studi e laurearsi.”

Se hai dell’altro da raccontarci questo spazio è tutto per te!
C’è una cosa in particolare che ha alimentato la mia voglia di tornare al Sud e decidere di investire nella mia terra. E’ qualcosa che vedevo tutti i giorni a lavoro, negli uffici di Milano, di Bologna. Erano i “meridionali” che lavorano al Nord, come me. Eravamo tantissimi. Uffici pieni di informatici, laureati con il massimo dei voti che programmavano davanti ad un computer, portando avanti progetti internazionali e per lo più milionari. Ragazzi pieni di sogni nei cassetti costretti a vivere lontano da tutto, dai familiari, dal sole, dal mare, dalla terra. Ho raccolto tante storie di loro, e guardandoli mi veniva in mente solo una cosa: ma perché, dato che la maggior parte siamo Pugliesi, Siciliani, Lucani, Campani, ecc, le aziende non le aprono al SUD. Perché? Poi ho iniziato a capire. Poi ho iniziato a studiare la storia. Ma questa è un’altra storia.”

Una rete tra tornati al Sud è d’aiuto e supporto a chi torna?
“Si. Sicuramente. Può convincere altri a tornare. Infonde coraggio. Aiuta a  credere che un futuro al Sud, anche se difficile, è possibil e sicuramente regala tante emozioni, gioie e soddisfazioni.”

Cosa può fare la rete BaS?
“La rete BaS ha già fatto tanto e sta già facendo tantissimo. Una delle cose più interessanti da proporre e creare eventi dove ci si può incontrare, conoscere e condividere a tu per tu le proprie esperienze. Conoscere gente, fare rete, può solo far del bene.”

Ci lasci un pensiero per BaS…
“Vi ringrazio tantissimo per l’opportunità che mi avete dato. Vi stimo tantissimo per quello che fate.”

Grazie Vito, noi siamo felici felici che una risorsa come te sia tornata al Sud!!

Marianna per BaS

Marianna Natale

Marianna Natale, Laurea in Scienze Politiche, a 27 anni lascia Cosenza per lavorare a Milano. Torna a 36 anni. Consulente e Formatrice in Marketing e Comunicazione, sua grande passione è la moda e tutto ciò che riguarda la bellezza…

Foto2Per quale motivo sei tornata al Sud?
“Per un’offerta di lavoro e per portare la mia esperienza e le mie competenze acquisite nella città dove sono nata.”

La tua valigia del ritorno è piena di…
Sicuramente tante speranze, tanta voglia di fare, di creare e di portare il “nuovo” nella mia città. La Calabria è una Regione, oltre bellissima terra, ricca di risorse e potenzialità che devono essere valutate, considerate, stimolate. E queste risorse sono i giovani con le loro potenzialità. Quando ho lasciato il Sud, ero piena e carica, di motivazioni e voglia di fare. E così è stato! Ho lavorato e vissuto a Milano, città metropolitana, industrializzata e dove non ci si ferma un attimo. La vita viaggia a ritmi incessanti, ma al contempo si ha la possibilità di ammirare una città in continua evoluzione e trasformazione. Si dice che Milano o la ami o la odi. Io di certo non l’ho odiata, anzi, è iniziato tutto da quì. M sicuramente non posso amarla quanto amo la terra dove sono nata e dove ho le mie origini.”

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?
Complessivamente è stato un ritorno positivo, dato dall’offerta di lavoro che mi era stata proposta (utilizzo il passato, perchè poi tale offerta non si è concretizzata come doveva e da lì, tenace, ho trovato altro!). Positivo perchè sono tornata in questa calda ed accogliente terra di Calabria. Il buon cibo, la cordialità delle persone (non che al Nord non lo siano, ma si sà il Sud per certi versi è “un’isola felice!”).”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?
Come ogni trasferimento o rientro che si rispetti, ci sono state anche delle difficoltà. Abituarsi ai ritmi di vita e di lavoro di questa città, delle persone, del contesto sociale. Ma da buona calabrese e con la testa dura, ho continuato e continuo tutt’ora a mantenere i miei ritmi quotidiani, nella vita privata e nel lavoro. Le lunghe pause pranzo, di due ore, quando io non ero abituata neppure alla pausa pranzo. Ma anche quì, la faccio da “padrona” e mantengo i miei standard lavorativi ed ordinari. Rispetto quello che mi è stato insegnato professionalmente, fiduciosa che possa essere di esempio per chi mi segue e lavora con me. Il traffico cittadino è mal gestito, ma nulla ci fa, sono una persona che viaggia bene anche con i mezzi pubblici. Bisogna sempre andare avanti e mai demordere ed avere degli obiettivi nella vita, tra cui anche quello di superare gli ostacoli che si presentano senza scoraggiarsi.”

Di cosa ti occupi?
Sono una Consulente Commerciale, e per scelta ( forse anche un pò dettata dal periodo storico che stiamo vivendo) ho deciso di intraprendere la libera professione. Collaboro principalmente con un’ Agenzia di Marketing e Comunicazione, curando l’aspetto pubblicitario / sales. E proprio perchè nella vita non mi faccio mancare nulla, quando mi si è presentata l’occasione di condurre una rubrica di moda e bellezza per una emittente locale, non mi sono rifiutata e via, catapultata anche nel mondo televisivo, dove tutt’ora continuo a collaborare. Tutto ciò mi ha dato la possibilità di realizzare un sogno nel cassetto, che da anni mi ha accompagnato ( e Milano lo ha incrementato ancor più), cioè quello di aprire un Blog come Fashion Blogger: MaNa So Glamour. Ed eccomi quì, apro il mio blog, la mia creatura, mi faccio conoscere e scopro con grande piacere che sono la prima, fino ad oggi, Fashion Blogger Cosentina. Inizialmente è sempre dura farsi strada, soprattutto se si intraprende un cammino “imprenditoriale” ma oggi, con grande piacere, posso confermare che il mio blog sta portando i sui frutti, certo con tanta costanza e dedizione nel non “abbandonarlo” mai. Ho sempre amato la moda, lo stile, l’abbigliamento, il buon gusto, la bellezza. Se avessi realizzato questo sogno in un mercato come Milano, sarei stata “una fra tante”  e mi sono detta:” E’ quì che voglio emergere, è quì che voglio portare il nuovo, è quì che voglio portare la mia esperienza e farla conoscere e dare speranza a chi crede che al Sud non è possibile, che invece è possibile!” Sono una persona solare, intraprendente, amo il contatto con il pubblico, sarà anche per deformazione professionale, sono una sportiva ed una a cui piace stare in “movimento”. La staticità è qualcosa che non mi appartiene.”

Ci lasci un pensiero per BaS…
Contenta di avervi “incontrato” sulla mia strada e spero di incontravi ancora. Originalità e specialità sono parole che vi accompagnano.”

Una rete tra tornati al Sud può essere d’aiuto e supporto a chi torna?
Si. Dando la possibilità di leggere le storie di quelle persone che ritornano ed hanno voglia di fare e riescono a fare. Essere da stimolo per chi crede e pensa che quì non si possa creare.”

Cosa dovrebbe/potrebbe fare la rete BaS?
Farsi conoscere sempre di più, perchè è bello sapere che c’è chi pensa a te ed in grande, dandoti la possibilità di raccontarti.”

Se hai dell’altro da raccontarci questo spazio è tutto per te!
Spero che la mia storia possa essere di esempio per tanti altri. Quando si ha lo spirito giusto, la voglia di voler fare, di realizzarsi non bisogna necessariamente trasferirsi al Nord. Abbiamo la fortuna di vivere in una bella terra come la Calabria, che sicuramente se hai i suoi pro ha anche i suoi contro, ma bisogna andare avanti e non fermarsi, non scoraggiarsi, perchè al Sud si può!”

La cosa che più ti mancava e/o la cosa che più ti mancherà.
Sicuramente il buon cibo calabrese, i sapori, i gusti alimentari calabresi, il mare, il caldo sole, poter vedere il verde e sicuramente gli affetti familiari.”

Grazie Marianna, è vero al Sud si può!!!

Marianna per BaS

Adriana Santanocito

Adriana Santanocito, formazione in Fashion Design e materiali innovativi per la moda presso l’AFOL MODA di Milano con specializzazione in materiali tessili e nuove tecnologie per la moda. A 27 anni parte da Catania alla volta di Milano per seguire il corso di studi prescelto. Torna nella sua città natale dopo 7 anni con l’obiettivo di trovare anche a Sud opportunità di sviluppo per Orange Fiber, il progetto di recupero e trasformazione degli scarti agrumicoli in fibra tessile portato avanti insieme ad Enrica Arena.

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Scatto: Negative Studio

Per quale motivo sei tornata al Sud?
Sono tornata a Catania perché volevo vivere accanto alla mia famiglia e agli amici e trovare opportunità per sviluppare Orange Fiber anche nella mia terra.”

La tua valigia del ritorno è piena di… ?”
“Nuove conoscenze e competenze, passione, determinazione e voglia di fare la differenza.”

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?
Positivo.E’ stato un ritorno positivo perché ho trovato la mia terra aperta e pronta ad accogliere l’innovazione e delle opportunità interessanti per sviluppare il progetto Orange Fiber anche in Sicilia.

Per i primi tempi ho continuato a fare la vita da pendolare, recandomi settimana dopo settimana a Milano per provare la fattibilità del progetto per l’estrazione e trasformazione della cellulosa da agrumi in tessuto con il Politecnico di Milano, con cui avevo già avviato un rapporto di collaborazione.

Nel 2013, la vittoria della menzione speciale di Working Capital – il programma di accelerazione di TIM che aiuta l’innovazione, le idee e il talento a trasformarsi in impresa – mi ha permesso di rientrare a Catania in maniera più stabile e avviare i primi contatti con le industrie di trasformazione agrumicola del territorio, offrendo così ad Orange Fiber la reale opportunità di crescere anche in Sicilia. Oggi a Catania c’è la sede legale dell’azienda e poco distante, a Caltagirone, nel dicembre 2015 è stato inaugurato il primo impianto pilota per l’estrazione della cellulosa dagli agrumi.

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?
Per un progetto industriale come il nostro, che ha bisogno di ricerca applicata e di un percorso di scale up industriale, la difficoltà maggiore è sempre stata reperire i fondi sufficienti per sviluppare il progetto fino al suo ingresso nel mercato – sia a Milano che a Catania.

Armate di determinazione ed ottimismo – con la mia socia Enrica Arena – siamo riuscite ad andare oltre gli ostacoli e a prendere il buono del nostro Bel Paese, un’Italia pronta ad accogliere e supportare all’innovazione.

Con un mix di agevolazioni statali, capitale di rischio di business angel ed il supporto ricevuto da acceleratori ed incubatori che ci hanno messo a disposizione competenze e network professionali, siamo riuscite a finanziare il nostro progetto.

In particolare, con l’ingresso in società di alcuni imprenditori siciliani e l’incubazione e il finanziamento del bando FESR 1/2013 Seed Money di Trentino Sviluppo, siamo finalmente riuscite a produrre i primi prototipi di tessuto, e con l’accesso al finanziamento del bando Smart&Start di Invitalia, siamo riuscite ad inaugurare il nostro primo impianto per l’estrazione della cellulosa da agrumi.

Il mio consiglio è: lavorate per costruire relazioni ed opportunità di crescita, il supporto e la condivisione aiutano a superare ogni difficoltà.

Di cosa ti occupi?
La moda e il tessile sono sempre stati la mia passione, una passione forte che mi ha portata all’ideazione di Orange Fiber, di cui sono Co-Founder e per cui oggi mi occupo della gestione aziendale e dello sviluppo del prodotto.”

Da dove è nata l’idea di Orange Fiber? Quali sono state le tappe fondamentali del progetto?
Nel 2011, nel corso dei miei studi in Fashion Design e materiali innovativi all’AFOL Moda di Milano, ho intercettato il trend dei tessuti sostenibili e deciso di approfondire l’argomento nella mia tesi.

Parallelamente, entrando in contatto con i produttori di agrumi, sono rimasta molto colpita dalla sofferenza del settore – le cui arance faticano ad entrare sul mercato – e ho iniziato a ragionare sull’ipotesi di poter utilizzare gli agrumi per creare un tessuto innovativo.

Dalla teoria, sono riuscita ben presto ad arrivare alla pratica, e dopo aver provato la fattibilità del processo con il laboratorio di Chimica dei Materiali del Politecnico di Milano, ho depositato il brevetto italiano, esteso poi in PCT internazionale nel 2014.

E’ durante lo sviluppo del processo che sono venuta a conoscenza dell’altra grave questione che affligge il settore agrumicolo siciliano: lo smaltimento dei sottoprodotti della spremitura – ovvero di tutto quello che resta dopo la produzione industriale di succo – che vale circa 1 milione di tonnellate l’anno in Italia – e la cui gestione comporta ingenti costi economici per le industrie di trasformazione e impatta l’ambiente.

A quel tempo condividevo la casa a Milano con Enrica Arena, anche lei di origine catanese trasferitasi per studiare comunicazione e cooperazione internazionale, immaginando un futuro nell’imprenditoria sociale. Le parlai della mia idea e ne rimase colpita: la sostenibilità ci ha unite e da quel giorno lavoriamo fianco a fianco ad Orange Fiber.”

Come è stato accolto il rientro (in famiglia, dagli amici)?
La famiglia e gli amici sono stati felici del mio rientro e disponibili ad offrirmi l’aiuto necessario per realizzare il grande sogno: Orange Fiber.”

Cosa consiglieresti di fare a chi vorrebbe tornare per avviare un’attività imprenditoriale al Sud?
Trasformare un’idea in un’impresa reale non è semplice ovunque ci si trovi, è una strada complicata, costellata di intoppi e false partenze.

Il consiglio che mi sento di dare a chi vuole intraprendere la strada dell’autoimprenditorialità è: siate positivi e propositivi! “Never stop dreaming, mai smettere di sognare”, neanche di fronte alle sfide più dure. Se un’idea è buona e la si persegue con entusiasmo ed autocritica, prima o poi il successo arriverà.”

Orange Fiber è tra le altre cose anche un progetto di imprenditoria sociale per il Sud. Come è stato accolto dal mercato locale?
Sin dall’inizio il progetto è stato accolto con curiosità ed entusiasmo.

Ogni giorno il calore della gente ci arriva forte attraverso i numerosi messaggi sui social, le mail e le manifestazioni d’interesse; è la nostra energia ed una conferma che stiamo andando nella giusta direzione.

Il mio sogno è che Orange Fiber possa crescere abbastanza da diventare un motore di sviluppo e un esempio di riferimento per i giovani che vogliono investire in Sicilia e in Italia.”

Progetti per il futuro?
Attualmente con Orange Fiber stiamo lavorando all’ottimizzazione del processo di produzione industriale e alla prima commercializzazione del tessuto.

Entro pochi mesi contiamo di poter presentare al mercato i primi capi realizzati con il nostro esclusivo tessuto dagli agrumi da un brand di moda, che ne sposi i valori etici e dia forma al tessuto mostrandone le potenzialità.”

La cosa che più ti mancava e/o la cosa che più ti manchera.
La cosa che più mi mancava era il mare e la mia famiglia.”

Una rete tra tornati al Sud potrebbe essere d’aiuto e supporto a chi torna? In che modo?
L’esperienza mi insegna che fare rete e mettere a sistema le eccellenze del territorio – come vi proponete di fare – può fare la differenza per chi sogna di trasformare un’idea in un progetto imprenditoriale di successo. Grazie al networking è possibile reperire le competenze necessarie a sviluppare il proprio progetto, acquisire partner affidabili e l’adeguata visibilità per emergere.”

Cosa dovrebbe/potrebbe fare la rete BaS?
Credo che BaS stia già facendo un buon lavoro e che per il futuro debba continuare a dare visibilità ai progetti made in Sud, creando una rete di persone ed aziende unite nel segno dell’eccellenza, della qualità e dell’innovazione.”

Ci lasci un pensiero per BaS… ?
Positività, entusiasmo e il potere della rete: continua così BaS!”

Ci suggeriresti altri nominativi di Bentornati al Sud?
Mosaicoon, Ganiza, Kanesis.”

Grazie Adriana per le tue parole piene di esperienza e passione e grazie anche ad Enrica per aver dato vita a un così grande progetto: che il vostro impegno sia d’esempio per chi ha un progetto imprenditoriale da sviluppare a Sud.

* Fotografie di Negative Studio e Stefano Sciuto.

Federica D’Amico per BaS

Marco Rizzitano

Marco Rizzitano, Laurea in Scienze Motorie. Lascia Catanzaro, a 23 anni, e fa varie esperienze in giro per il mondo. “Vive tante vite” in  Spagna, Australia, Honduras, Canada, Inghilterra prima di  tornare in Calabria,  a 32 anni .

MarcoRizzitano0Per quale motivo sei tornato al Sud?
Perché abbiamo tutto per vivere bene e volevo mettere in opera quello che ho imparato e vissuto fuori. Voglio lottare per creare quello che non c’è.”

La tua valigia del ritorno è piena di…
Tante vite vissute e tanti sogni avverati. Tanti sacrifici e tante soddisfazioni. Molti amici e molti addii. Treni presi e treni persi. Negli occhi la maestosità della natura e nel cuore gli abbracci delle persone incontrate. La consapevolezza sempre più forte di quanto sia ricca la mia terra.  Ci sono 10 lavori diversi con altrettante vite al seguito. C’è la voglia di ripartire per poi ritornare.”

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?
Positivo. Sono tornato con un unico obiettivo e lo sto portando avanti con tutto me stesso.  Ho fatto una scommessa con la mia città ed i suoi abitanti e, anche se sono passati solo 2 anni, è stata vinta. Poi ci sono gli amici, la famiglia, il mare e la Sila, le nonne e l’asprezza di una terra selvaggia che ti accoglie con una dolcezza disarmante. Con la consapevolezza di essere parte del cambiamento in corso.”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?
Poche difficoltà.  Quando credi talmente tanto in qualcosa tutto si trasforma in occasione e stimolo. Certo la burocrazia non aiuta e lo Stato nemmeno anzi, fa di tutto per farti diventare disonesto, l’invidia/presunzione del vicino o di chi vuole mantenere lo status di lamento e nullafacenza è sempre lì in agguato,  a giudicarti ma è una bella battaglia.”

Di cosa ti occupi?
Ho aperto una hamburgheria, il Rizzi’s, che utilizza solo ingredienti made in Calabria. Carne di razza podolica, birre artigianali calabresi (siamo partiti con 4 ed ora siamo a venti, tra cui una autoprodotta), verdure di stagione, patate silane, salumi e formaggi tipici. Niente freezer e niente deposito, pochissimi posti a sedere. Queste sono le caratteristiche principali. La dimostrazione che con tutto il ben di Dio che la nostra terra ci offre e che le sapienti mani dei nostri conterranei trasformano possiamo fare qualsiasi cosa,  trasformando anche il simbolo del fast food in orgoglio calabrese. Con l’aiuto dell’Istituto Agrario di Catanzaro ho trovato produttori,  allevatori e sognatori che forniscono materie prime freschissime ed eccellenti e che seguono la filosofia del km 0.  Cosi da quasi due anni il Rizzi’s è diventato il simbolo del “si può fare anche qui”: si può fare girare l’economia locale puntando sulle eccellenze gastronomiche; si può tornare ad investire, a vivere e ad amare il centro storico abbandonato di Catanzaro; si può fare rete e non la guerra con gli altri operatori del settore e organizzare eventi per amore della città e non per tornaconto personale; si può ritornare “da fuori” portando qualcosa di nuovo; si può trovare il coraggio di difendere quello in cui credi, si può fare qualcosa senza l’aiuto del politico di turno o del regalino dei “fondi perduti”, si può vivere senza essere colonia di qualcuno che sta più in su.”

Ci lasci un pensiero per BaS…
Bravi bravi! Vi aspetto a Catanzaro.”

Una rete tra tornati al Sud potrebbe essere d’aiuto e supporto a chi torna?
Già solo sentendo o leggendo  le esperienze altrui si possono trovare stimoli maggiori o nuove ispirazioni. Magari con un zona dedicata al confronto,  ai dubbi,  alle richieste tecniche e alla condivisione di idee.”

Cosa dovrebbe/potrebbe fare la rete BaS?
Continuare così…”

La cosa che più ti mancava e/o la cosa che più ti mancherà?
La Sila a 30 minuti ed il mare a 10 minuti. Le bontà culinarie, la storia che ogni pietra può raccontare ma che anche i libri di storia ufficiali negano e falsificano.”

Ci suggeriresti altri nominativi di Bentornati al Sud?
Vincenzo Costantino ed Eddi Suraci con il loro Altrove Street Art Festival stanno rivoluzionando Catanzaro.”

Grazie Marco, la tua passione, la tua determinazione e la cura nello scegliere le materie prime per la tua hamburgheria ci hanno convinto… accettiamo l’invito per un evento Bentornati al Sud – Catanzaro!! 🙂 

Marianna per BaS

Francesco Sfregola

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Il treno è sempre lo stesso, tutt’al più può essere sostituito da un più veloce biglietto aereo, o da un più corto autobus, ma è così che siamo andati tutti via, per la maggior parte verso il nord, lontani da casa fra un Natale ed una Pasqua (ma “Pasqua è più difficile tornare, le vacanze sono brevi, mamma, lo sai!”), intorno alla maggiore età, per andare a studiare in Atenei migliori, o solo più noti, o nei casi più fortunati meglio organizzati.

Lo ha fatto anche Francesco Sfregola, che a 18 anni è salito sul mezzo che lo avrebbe portato a Milano da Barletta, ed è andato a formarsi, a capire cosa voleva diventare, e cosa voleva fare della sua vita. Francesco, uno di poche parole, protagonista dell’intervista che oggi vi raccontiamo in un formato un po’ diverso. Classe 1987, una Laurea Magistrale in Amministrazione, Finanza Aziendale e Controllo, è andato per imparare ed è tornato per crescere.

Anche per lui, come per la maggior parte dei (Ben)tornati, il motore del rientro a Casa è stato attivato da due fattori molto comuni: da un lato, la nostalgia di una terra, della gente, di un clima, di tutto quello che “casa” rappresenta, dall’altro, il riconoscimento di qualcosa che iniziava a muoversi, e la voglia di cogliere l’attimo giusto per non pentirsene, nelle sue parole “voglia di essere parte attiva dell’evoluzione della nostra terra”. “Nostro” è un aggettivo che Francesco declina varie volte e in vari modi, e chi è tornato sa quanto il senso di comunione e comunità possono essere fondamentali durante il ritorno alle radici.

Francesco ci racconta che ha portato a casa con sé tutto il bagaglio di esperienze che ha acquisito negli anni, quelle personali e quelle professionali, riconducendoli a casa, carico di “voglia di mettersi in gioco”, di provarci. Ed è così che è riuscito ad affermarsi nel proprio ambito lavorativo: “Attualmente ricopro l’incarico di controller per una multinazionale della GDO. Sono abilitato alla professione di Dottore Commercialista e Revisore Legale, e sto studiando e valutando una serie di idee di start up.” Tutto ciò, nonostante uno scontro con una difficoltà molto comune per i tornati: un mondo del lavoro che si presenta completamente differente rispetto a quello a cui era abituato, come racconta lui stesso.

Resta comunque un’esperienza di rientro in tutte le sue sfaccettature positiva, prima di tutto perché è tutto ciò che Francesco ha sempre desiderato (citazione pedissequa), e poi perché in Puglia ha anche il tempo e il modo di coltivare la sua passione per i viaggi e per lo sport, e cimentarsi in nuove discipline – come il kite surf – insieme a vecchie passioni – come il calcio o l’attività subacquea.

Bilancio positivo anche grazie al supporto di reti come Bentornati al Sud, che apostrofa con un “Gran bella iniziativa!”, che possono stimolare chi è ancora fuori, incerto sul da farsi, a rientrare per crescere e far crescere le Terre del Sud, mettendo in rete i talenti rientrati, anche, soprattutto quelli che “hanno voglia di mettersi in luce” e cavalcare l’onda dell’amore per il Sud.

D’altro canto, Francesco ci ha detto che è tornato perché ciò che più gli mancava erano il Sole, e il Mare!

Roberta per BaS

Federica D’Amico

Federica D’Amico classe 1985. Laurea in Scienze della Comunicazione e Master in Web Marketing. Vive in provincia di Vibo Valentia fino a 18 anni, quando si sposta a Cosenza per motivi di studio e lì resta fino al 2009 con una piccola pausa francese, un Erasmus a Montpellier. Nel 2009 va a Torino, un anno di Servizio Civile. Dopo un breve rientro a Cosenza, parte alla volta di Parigi con una borsa di ricerca dottorale durata sei mesi. Conclusa l’esperienza francese, inizia quella milanese, durata 4 anni, fino a maggio 2016. Torna a 31 anni.

federica_damico_cosenzaPer quale motivo sei tornata al Sud?
Ho diversi motivi. Uno è sentimentale: mi mancava il mare, la parmigiana di mia nonna, il profumo della zagara in cortile. Mio fratello avrebbe compiuto 18 anni e io ne avevo vissuti appena i primi 5 insieme a lui. Ogni rientro a Sud per le ferie mi portava via anni di vita. In 4 anni i capelli erano diventati bianchi. I miei genitori erano diventati grandi, la famiglia e gli amici cresciuti e io avevo perso momenti importanti delle loro vite, per cosa? Per un lavoro che avrei potuto benissimo svolgere nella mia terra, rimanendo vicino a loro. La separazione dalle cose e dalle persone che ami è dolorosa, soprattutto se forzata. Non la auguro a nessuno!

Poi ci sono anche delle ragioni ideologiche. Quando sono andata via la prima volta ho fatto le valigie piena di rabbia perché dopo decine di tentativi la mia terra mi aveva ripetutamente sbattuto le porte in faccia. Ci sono stati dei piccoli tentativi di ritorno ma tutti falliti. Un dottorato lasciato a metà perché senza borsa e senza futuro, ad esempio. Forse il primo dottorato interrotto della storia! Ma era insopportabile quel clima di baronaggio e raccomandazioni. Non potevo farne parte e sono scappata.

Oggi invece sono stufa di sentir raccontare sempre la stessa storia sulla mia terra e sono tornata per dire “no” a tutto quanto c’è di sbagliato qui. La piaga di questa terra sono le persone stesse, quelle che restano esclusivamente perché complici di un sistema mafioso, basato sull’ignoranza, la pigrizia e una furbizia cattiva che toglie opportunità a chi invece lavora ogni giorno per migliorare se stesso e chi ha intorno. La cosa peggiore è che tra queste persone ci sono i miei coetanei!

E poi… non ho mai amato Milano. Anche osservandola da lontano o attraverso i racconti di chi l’aveva vissuta e amata, non ho mai colto un segno o un particolare che la rendesse vicina alla mia persona. L’avevo sempre scartata dalle mie rotte, tenendola ben lontana da ogni progetto e invece – per puro caso – ci sono finita. Sono stati anni pieni di sofferenza, in cui non riuscivo a trovare pace perché non ho mai sentito “Casa” quella città. Ho cercato luoghi e persone affini a me ma nulla, ogni giorno sempre peggio. Così il mio compagno. Finché non ci siamo detti basta. Più lui che io. Io mi ero rassegnata. Alla fine dopo tanto cercare è arrivata una possibilità a Sud, prima per lui, poi per me. Siamo stati molto fortunati!”

La tua valigia del ritorno è piena di…
Esperienza, non ringrazierò mai abbastanza Milano per le opportunità che mi ha offerto. È di sicuro una delle poche città in Italia in cui oggi è possibile formarsi professionalmente. Non dovrebbe essere così, nel senso che ogni città dovrebbe offrire un certo contesto lavorativo, ma il merito di quella città è questo. E idee, tante. Idee balzane, per molti versi folli, ma sono piccoli sogni di felicità che sarebbe bello realizzare. Qui si può!

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?
Inizialmente negativo, oggi inizio a vederci del positivo! La verità è che non ero pronta a scontrarmi di nuovo con l’ignoranza dilagante, l’inciviltà, la mancanza di rispetto per la mia professionalità. Alcuni potenziali datori di lavoro mi hanno riso in faccia quando ho avanzato ragionevolissime richieste in termini di contratto e paga. Non c’è alcun rispetto per la professionalità altrui. Nonostante Cosenza sforni ogni anno centinaia di laureati, qui o sei un ingegnere o quel pezzo di carta puoi anche usarlo per altri scopi. Non ne faccio una questione di laurea o meno: è proprio una faccenda legata all’ignoranza di chi non ha minimamente idea di come si faccia il tuo mestiere, eppure sa perfettamente quanto NON deve essere retribuito. La scelta poi ricade sull’amica dell’amico, a cui ovviamente sarà proposto un contratto in nero. È così che si alimenta quel sistema balordo che mette in fuga i cervelli dal Sud!”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?
Ho fatto una fatica enorme a riabituarmi alle logiche di pensiero calabresi. L’auto parcheggiata in terza fila, i pedoni che attraversano col rosso, l’immondizia buttata lì in mezzo alla strada, il datore di lavoro che fa il regalino alla collega, l’impiegato dell’ASP (Azienda Sanitaria Provinciale) che non risponde al telefono.  Ma non me le faccio più scivolare addosso certe cose. Come reagisco? Abbasso il finestrino e urlo ai pedoni che esiste un semaforo da rispettare. Se vedo qualcuno buttar via una cartaccia per strada la raccolgo e gliela porgo, chiedendogli di gettarla nel cestino. Non lo so se queste persone cambieranno e io forse ho un pochino la Sindrome di Dio, ma se nessuno inizia a dire quali sono le cose sbagliate si finirà col creare un nuovo sistema di regole interamente basato sull’anarchia! I miei consigli sono una preghiera a chi è tornato, a chi tornerà ma soprattutto a chi non è mai andato via: non siate pecore, siate leoni! Dite sempre quel che non vi piace, protestate! In questa terra anche una visita medica deve essere conquistata ma voi conquistatevela seguendo la regola, non cercate altre scappatoie.”

Di cosa ti occupi?
Lavoro nel campo della comunicazione e del marketing, mi occupo di contenuti, ottimizzazione SEO e storytelling. Ho lavorato in tante aziende svolgendo ogni genere di attività, dall’ufficio stampa agli eventi, dal social media marketing alla redazione editoriale. Oggi lavoro per una Web Agency cosentina. Una cattedrale nel deserto! Mi piace molto poter cambiare e il mio mestiere mi consente di farlo, tuttavia il mio primo amore resta la scrittura. Nel 2011 è nato il blog VirginiaMcFriend.it, Virginia come il tabacco che fumavo al tempo, McFriend come il mio cognome se fossi nata anglofona. VMF è un contenitore semiserio in cui si parla di libri, disavventure lavorative, no profit e vita quotidiana. Ultimamente ha preso un’altra piega legata al ritorno a Sud, con la nascita della rubrica “La Calabria che r(E)siste“, in cui racconto storie di resistenza civile in Calabria. E poi fotografo un sacco, leggo e cucino. Sogno di avere un orto. Sono per la decrescita felice!”

Ci lasci un pensiero per BaS…
Auguro al progetto di crescere, tanto. Di diventare un punto di riferimento per chi torna e tornerà. Soprattutto per i secondi, che siano migliaia un giorno!”

Una rete tra tornati al Sud è d’aiuto e supporto a chi torna?
Sì. Fare rete è fondamentale a Sud. Conoscersi, scambiarsi idee, collaborare. Chi torna porta con sé esperienza e voglia di fare, gli ingredienti fondamentali per poter costruire guardando tutti nella stessa direzione.

Cosa dovrebbe/potrebbe fare la rete BaS?
Organizzare incontri tra “ritornati”, portare in giro l’esperienza dei BaS. Ad esempio nelle università e nelle scuole, per raccontare i progetti, le idee e gli ideali che ci hanno fatto tornare, motivando i cervelli a non fuggire!”

La cosa che più ti mancava e/o la cosa che più ti mancherà.
Della mia terra? Mi mancavano i colori e gli odori, la lentezza della vita, il sorriso della gente. Di Milano? Il ristornate giapponese sotto casa 🙂 No via, in generale niente, non rimpiango le cose che lascio ma me le porto dietro perché sono state fondamentali per essere qui oggi. In questo caso devo ammettere che un pezzo di cuore a Milano l’ho lasciato ed è rimasto in strada con le decine di persone senza dimora incontrate nei 4 anni vissuti lì. Ci sono stati momenti in cui l’amarezza d’essere nel posto sbagliato andava via ed erano quei giovedì sera trascorsi in strada. Mi mancano le uscite dell’unità di strada con Fondazione Progetto Arca, il gruppo, gli operatori, ma soprattutto mi mancano il dolcissimo Antonio, l’Avvocato, Michael, George, Ambrogio, Babbo Natale, Rocco e Lucia, Abdul Black & Decker, Valentino che amava leggere, le lettere d’amore di Salvatore. Loro mi mancano e sono state le persone migliori incontrate lì.”

Ci suggeriresti altri nominativi di Bentornati al Sud?
Io direi proprio il mio compagno. Di mestiere fa l’ingegnere informatico e lavora per una grossa azienda che tra l’altro sta puntando molto sul Sud e sul rientro dei cervelli: NTT Data. Da bravo ingegnere da grande voleva fare lo scrittore (e dovrebbe!). Dunque lo trovi su Facebook e in giro per la rete con lo pseudonimo da scrittore, Jack Sky.”

Grazie Federica! Grazie per ogni tua singola parola!!

Marianna per BaS

Andrea Cati

Andrea Cati, classe 1984. Laurea magistrale in Filosofia. Lascia Latiano (BR) a 19 anni, dove torna a 31. Matura esperienze lavorative e di studio in varie città in Italia e all’estero: Leeds, Londra, Bologna, Pescara, Bergamo. Nel mezzo di queste esperienze un matrimonio finito male e la passione per i libri e la poesia… che diventa un lavoro!

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Scatto: Dino Ignani

Per quale motivo sei tornato al Sud?
“Sono tornato per continuare realizzare il mio progetto professionale: promuovere la poesia a 360°, attraverso un sito letterario, un marchio editoriale e altre strategie utili a restituire la visibilità che questa bellissima forma d’arte merita. Tale progetto è nato nel 2014, a Bologna, in piena crisi matrimoniale e lavorativa, mentre ero impiegato in una grande azienda sull’orlo del fallimento. Nel momento di massima crisi in amore e nel lavoro, mi sono aggrappato alla passione per la poesia (creando il sito Interno Poesia), all’affetto dei familiari e degli amici, ma soprattutto al desiderio di ripartire da me stesso, da quelle che erano le mie vere aspirazioni, sentendo chiaramente la necessità di provare a costruire qualcosa a Sud, dove sono nato, riappropriandomi delle mie radici più autentiche.

La tua valigia del ritorno è piena di…
“Esperienze vitali per la crescita personale e professionale, esempi virtuosi (e non) di modi di vivere in maniera trasversale e creativa i contesti urbani delle città nelle quali, per mesi o anni, ho vissuto (Leeds, Londra, Bologna, Pescara, Bergamo); la fiducia nel futuro che ho appreso incontrando persone meravigliose, maestri di vita, che mi hanno insegnato a cercare il meglio in ogni cosa.”

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?
“Positivo. Perché ho ritrovato la famiglia, amici di sempre e amici nuovi, piccole sane abitudini che per anni ho ripudiato e ora mi tengo stretto. Perché quando si torna al Sud con un progetto in mente, anche se vivi in un paese che “non offre niente”, non esiste tempo perso e ogni giorno è utile per fare qualcosa di concreto per la terra in cui sei nato.

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?
Le difficoltà del rientro sono le medesime di quando sono andato via. Nonostante viva in una terra bellissima e piena di risorse, esistono ancora ampi margini di miglioramento sul piano economico, sociale, culturale e civile. Occorre essere cittadini attivi, sentirsi parte integrante della polis, della vita della comunità, entro cui è importante dare il proprio quotidiano contributo con le proprie capacità, l’entusiasmo e l’ambizione di migliorare se stessi e il contesto nel quale si vive.

Di cosa ti occupi?
Sono editore specializzato in libri di poesia. Dopo aver creato nel 2014 il blog Interno Poesia, sito letterario che in poco tempo è diventato riferimento in Italia per la qualità dei contenuti offerti giornalmente, a settembre 2016 è nata l’omonima casa editrice: Interno Poesia Editore. Inutile dire che il lavoro che svolgo collima perfettamente con la mia passione.”

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Ci lasci un pensiero per BaS…
Il vostro lavoro è un servizio che dà speranza, fiducia, voglia di rimboccarsi le maniche per questo Sud assetato di menti brillanti e persone che vogliono davvero tornare e dare il massimo per far crescere la propria terra.”

Una rete tra tornati al Sud potrebbe essere d’aiuto e supporto a chi torna?
Si. Raccontarsi e ascoltare storie altrui rappresenta spesso la chiave di volta per trovare motivazioni a tornare o buone ragioni per restare dove si vive (a Sud, ovviamente).

Cosa dovrebbe/potrebbe fare la rete BaS?
“Bentornati al Sud fa già tanto: per me è stato d’aiuto per rendermi conto che in tanti, come me, credono nella forza e nelle menti di chi il Sud vuole farlo crescere. Detto questo, credo che organizzare incontri (con la formula di meeting o  festival) fuori dal web potrebbe significare tanto: parlare dei propri progetti, raccontare dal vivo la propria storia, è una modalità senz’altro efficace per favorire la nascita di nuovi contatti e relazioni utili nell’ottica di uno sviluppo virtuoso del Sud (e dunque anche dell’Italia e dell’Europa).”

La cosa che più ti mancava e/o la cosa che più ti mancherà.
“Del Sud mi mancavano tante cose, due fra tutte la famiglia e gli amici. Di ogni posto nel quale ho vissuto mi manca qualcosa: di Leeds mi mancano ad esempio le biblioteche, di Londra il multiculturalismo aperto, di Bologna tante, troppe cose (amici, fermento culturale, ecc.), di Pescara l’odore del mare per le strade tutti i giorni dell’anno, di Bergamo la bellezza di vivere in una città che funziona, e gli amici pugliesi rimasti lì a lavorare, lontani 1.000 km da casa.”

Grazie Andrea, ci auguriamo che ogni ritorno possa essere pura “Poesia” per il nostro Sud!!

Marianna per BaS

Mary Curatola

A volte le persone si incontrano per caso e, forse, più il caso ci mette lo zampino più trovi affinità. Tra le tante, il sentirsi spaesate a casa propria…
In Mary (tornata a Reggio Calabria, sua città natale, dopo 5 anni a Milano per motivi di studio) mi sono imbattuta per caso in uno di quei gruppi monotematici di Facebook, scoprirete che il web le ha dato anche altre opportunità!

MaryCuratola - Ph. Angela Currò

Ph. Angela Currò

Per quale motivo sei tornata al Sud?

“Era un periodo di stress e di piccoli problemi di salute. Il mio corpo mi ha chiesto di fermarmi, la casa a Milano era in vendita e quindi ho deciso di fermarmi per qualche mese.”

La tua valigia del ritorno è piena di…

“Di stanchezza e di stress, di bei ricordi, ma di voglia di andar via da una città che non ho mai sentito mia.”

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?

“Negativo. Dopo essere tornata a Reggio Calabria, ho dovuto ricreare i miei spazi, la mia routine, i miei (non) impegni. Prima ancora di raggiungere un obiettivo (es. Laurea) ho sempre saputo cosa avrei fatto il giorno dopo. Questa volta avevo deciso di fermarmi e dopo la laurea specialistica non avevo nuovi obiettivi e mi sentivo disorientata.”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro? Cosa consiglieresti di fare per superarle?

Non tornare. Non fermarsi. Uscire, conoscere nuova gente, cercare spazi e momenti di “contaminazione”. Cercare online nuove opportunità. Così ho trovato due opportunità che mi hanno cambiato la vita: master in social media marketing e progetto “Eccellenze in Digitale” di Google e UnionCamere.”

Di cosa ti occupi?

“Hobby e passione: danza (hip hop). Lavoro: marketing digitale – social media marketing.”

Ci lasci un pensiero per BaS…

“Grazie, mi avete fatto riflettere.”

Una rete tra tornati al Sud potrebbe essere d’aiuto e supporto a chi torna?

“Si. Mettendo in contatto i “bentornati” 🙂 Non saprei dove cercarli.”

Cosa dovrebbe/potrebbe fare la rete BaS?

“Al momento non saprei, ma se rimaniamo in contatto, appena mi verrà in mente ve lo comunicherò :)”

La cosa che più ti mancava e/o la cosa che più ti mancherà.

Di Milano, mi mancano le amiche che, per fortuna, dopo 4 anni ancora sento. Mi mancano i locali (California Bakery, All you can eat), non le discoteche. Mi mancano i teatri e i musical. Mi mancano le novità, le opportunità. Ci sono anche a Reggio C., ma sono di minore entità.

Ci suggeriresti altri nominativi di Bentornati al Sud?

“Sono l’unica pazza che è tornata! Nel frattempo, sono andati tutti via!”

 

Grazie Mary per la tua testimonianza, un giorno forse ci troveremo a parlare di persona, di quello che non ci manca più, al Californai Bakery!  🙂

Paola Muti per BaS