Marianna Bonghi

Marianna Bonghi, Laurea vecchio ordinamento in Scienze Politiche indirizzo Politico Sociale presso l’Università degli Studi di Bari. A 30 anni lascia la Puglia, per motivi di lavoro, e si trasferisce a Milano. A 37 anni torna a Lucera (FG) sua città natale.

Per quale motivo sei tornata al Sud?
“Perché solo partendo dalla mia terra potevo ricominciare.”

La tua valigia del ritorno è piena di…
“Non ho aspettative. So solo che sono ripartita dalle cose e dalle persone che avevo lasciato e mi sono scoperta autentica. Qui ho la libertà di essere me stessa: imperfetta e con i piedi piantati sulle nuvole. Mi sento libera quindi di sbagliare. Ed è una grande conquista!”

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?
“Positivo. Il mio rientro è stato difficile. Sono vissuta a Milano e fortunatamente ho sempre lavorato in realtà dinamiche e interessanti. Qui riscontro difficoltà sopratutto nel campo professionale, ma sono positiva sui cambiamenti che ci possono essere. C’è tanto fermento ed entusiasmo tra i giovani e i giovani adulti e questa sensazione mi carica molto. A livello personale però sto meglio, molto meglio: ho raggiunto traguardi che onestamente non avrei raggiunto a Milano. Sono contenta anche se consapevole delle difficoltà di vivere in una provincia, quella foggiana, che ha più freni rispetto alle altre province pugliesi.”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?
“Le difficoltà sono state nel lavoro. Sono una giornalista che si occupa di comunicazione istituzionale. Ora lavoro per un’associazione di categoria, ma trovo piccoli ostacoli proprio perché all’interno delle realtà lavorative la mia professione viene vista come qualcosa di non concreto dove ognuno può dire la sua. Invece è un mestiere e come tale si impara sul campo, facendo errori e sperimentando.

Come fare per superare le difficoltà del rientro? Ripartire dalle cose che si erano lasciate, anche dagli amici e scoprire quanto amore c’è ancora in loro. Personalmente il mio punto di svolta è stato l’incoraggiamento di un amico che, ahi lui! crede nelle mie capacità professionali, a collaborare alle Feste patronali della mia città. Ho usato le mie competenze e all’improvviso mi sono sentita di nuovo – dopo un periodo non proprio semplice per me – incoraggiata e felice. Alla fine, mentre guardavo lo spettacolo pirotecnico di chiusura con le persone che più mi erano state vicine durante la preparazione della festa, mi sono sentita nuovamente ridere dentro. Proprio per questo motivo la mia è stata un’estate da incorniciare e ho avuto la fortuna di collaborare con piccoli e grandi talenti, creativi e disponibili, che mi hanno donato una carica di buon umore.”

Di cosa ti occupi?
“Sono una giornalista e negli ultimi anni ho lavorato per importanti uffici stampa e tuttora lavoro nel campo della comunicazione istituzionale. Amo scrivere, raccontare ciò che vivo e confrontarmi sui temi della cittadinanza, della politica e del futuro. Il mio obiettivo? Vorrei provare, con il racconto o attraverso il mio spirito allegro, a far emergere ciò che di bello mi arriverà da questa inversione a U che ho fatto nemmeno un anno fa. Per esempio mi piacerebbe raccontarvi di una poetessa e di un librario. Chissà…”

La cosa che più ti mancava e/o la cosa che più ti mancherà.
“Mi mancava la vita all’aria aperta, la facilità dell’incontro. Quello che mi manca di Milano è la sua capacità di funzionare e di realizzare anche l’impossibile, oltre che il suo dinamismo. Milano sarà sempre una parte importante del mio cuore: lì ho lasciato una grandissima amica e professionista che mi ha dato tanto. Grazie Veronica!”

Se hai dell’altro da raccontarci questo spazio è tutto per te!
“Sono felice, nonostante tutto.”

Una rete tra tornati al Sud può essere d’aiuto e supporto a chi torna?
“Sì. Farei più momenti di incontro. Ritrovarsi e anche farsi più coraggio perché in fondo ce ne vuole!”

Cosa dovrebbe/potrebbe fare la rete BaS?
“Rafforzerei la parte in cui si comunicano le offerte di lavoro.”

Ci lasci un pensiero per BaS…
Ritrovarsi è sempre un gran bel viaggio.”

Ci suggeriresti altri nominativi di Bentornati al Sud?
“Mi trovo in difficoltà a darti questa risposta, purtroppo conosco tante persone capaci che però sono ancora al Nord. Riportiamole al Sud!”

Grazie Marianna!!

Bentornati al Sud

Ritorno alla Festa

“Non sono tornata al Sud per amore di questo luogo o della mia città natale. No, sono tornata al Sud per una delusione d’amore. A quasi 40 anni non sono riuscita a pensare a qualcosa di diverso che non fosse ritornare a Lucera da Milano.

Ho pensato alla mia città in un pomeriggio in cui tutto era buio, in cui anche le lacrime erano finite. È stato un pensiero istintivo, automatico, così feroce che non mi ha lasciato nei 5 mesi in cui ho vissuto a Milano da sola.

Il lavoro nella città lombarda ti avvolge e, se sei fortunata come lo sono stata io, vivi esperienze professionali che ti cambiano, ti arricchiscono e ti aiutano a crescere.

Sono tornata che era Natale, triste, tesa, ma più di tutto arrabbiata, con i pugni stretti ai lati del mio corpo.

Il trasferimento è coinciso con una nuova chiamata di lavoro a Foggia in un’associazione di categoria, sempre comunicazione, sempre ufficio stampa perché se la sensazione era che lui mi avesse tolto tutto che almeno mantenessi ciò che più mi caratterizza: la mia professione di giornalista.

Sono stati mesi in cui ho combattuto, in cui ho alzato più volte il sopracciglio perché le cose non andavano, non funzionavano, in cui mi sono chiesta tante volte perché non avessi resistito, perché non camminavo su quelle strade con i palazzi importanti in cui ormai ero abituata a passeggiare.

Sono passati i mesi e man mano ho sentito che i pugni si alleggerivano, che la rabbia scivolava via. Ho iniziato ad accorgermi che davanti a me avevo dei puntini che dovevo solo collegare perché sono andata via salutando degli amici, dei conoscenti e delle situazioni che si sono presentate in tutta la loro forza anche ora che sono tornata, come a dire: chiudi questo cerchio perché qui è il tuo posto.

Ho ripreso a vivere grazie a quelle stesse persone che 7 anni fa non mi sono bastate, ho ripreso a vivere facendo quelle cose che 7 anni fa sentivo non fossero alla mia altezza perché volevo di più. Eh sì, adesso so che il di più è bello, stimolante, appagante ma lo stare mi rende autentica, emozionata, forse addirittura felice, che, per una come me, che non crede alle definizioni assolute, è un grande passo in avanti.

Ho fatto cadere le mie difese di fronte a una città che credevo troppo piccola grazie a una tradizione che solo noi, uomini e donne del Sud, possiamo comprendere: le feste patronali.

Ho messo a disposizione le mie capacità, la mia scrittura e il mio essere di corsa e, insieme a un gruppo di ragazzi e giovani adulti, alcuni dei quali avevo lasciato 7 anni fa a un tavolino di un pub, abbiamo in meno di 50 giorni regalato alla nostra città, alla mia città, la Festa.

FestaLuceraBonghi

Scatto: Serena Checchia

Solo ora dopo quasi 10 mesi dal mio rientro inizio a pensare che davanti alla Fortezza federiciana di Lucera vorrei mettere radici. Anche le radici sono un altro tabù che cade: io non ci ho mai creduto. Sono troppo irrequieta per stare bene per sempre in un luogo. Invece, oggi penso che non si può vagare all’infinito e che a un certo punto devi fermarti in quel luogo e in quella situazione in cui ti senti più autentica anche se le cose non saranno sempre facili, ma bisogna resistere e piantarsi come un albero con le sue radici. Il Sud non sarà facile da vivere per me e tante volte sentirò ancora la voglia di scappare, ma so che è qui che il cerchio si chiuderà.”

Marianna Bonghi

Scatti: Serena Checchia

Bando: "Resto al Sud"

sinonimi-di-restare

Nuovi incentivi per under 35 del Mezzogiorno.

 

La misura, gestita da Invitalia, è rivolta agli imprenditori under 35 residenti nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.

Finanziamento fino ad un massimo di 40 mila euro per singolo richiedente e a 200 mila euro per le società, con una quota a fondo perduto del 35 per cento e il restante 65 attraverso un prestito a tasso zero da restituire in 8 anni.

Settori:
– agricoltura
– artigianato
– industria
– fornitura di servizi (terziario)
 

DECRETO-LEGGE 20 giugno 2017, n. 91

Vito Sanitate

Vito Sanitate, Laurea Magistrale in Informatica. A 20 anni lascia Palagiano (TA) e si trasferiesce a Bologna per studiare. Torna a 30 anni nel suo paese natale. Attualmente, vive e lavora a Bari.

Vito_Sanitate

Per quale motivo sei tornato al Sud?
“Per trovare lavoro al Sud.”

La tua valigia del ritorno è piena di…
“E’ colma di tantissime cose la mia valigia del ritorno. Sicuramente è ricca di ricordi. Dieci anni sono tanti, Bologna è un po’ come una mia seconda casa. Ho conosciuto tantissime persone eccezionali e con molti di loro continuo a sentirmi e a vedermi. Sono quelle amicizie vere, quelle che ci si ritrova a ridere e scherzare in un attimo anche se non ci si vede da anni. Ma la mia valigia del ritorno è piena anche di esperienza, di maturità, di professionalità. Bologna è stata una maestra di vita.”

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?
“Positivo. Tornare a casa è sempre stato emozionante. Ogni volta che il treno tagliava in due le vaste campagne foggiane, sul mio volto compariva un sorriso. Ecco la mia terra. Poi quando sono tornato per non ripartire più, ho avuto finalmente tutto il tempo di esplorare la Puglia, i suoi borghi, i suoi mari, le sue foreste. Ho iniziato a fare il turista della mia terra.”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?
“E’ stata sicuramente dura. I ritmi di Bologna non esistevano più, nel mio paese di origine tutto era più lento. Bisogna ricominciare da zero qualsiasi cosa, anche le amicizie. I vecchi amici, quelli che non ti abbandonano mai erano lì che ti aspettavano, ma bisognava rifarsi comunque una vita. Una delle prime cose che ho fatto, entrare attivamente nella vita del paese, Associazioni, Politica, ecc. Dovevo riscoprire il mio paese da un punto di vista sociale e culturale in maniera più approfondita.”

Di cosa ti occupi?
“Sono un programmatore informatico, un creativo e un sognatore, e dopo un pò di esperienze lavorative in aziende multinazionali ho deciso anche di diventare imprenditore. Ho avviato la mia attività nel 2011, la “TOCODE” – www.tocode.it , e sin da subito ho creduto nel Cloud Computing e quindi ho iniziato a sviluppare software gestionali fruibili tramite internet. L’attività è iniziata a crescere e in poco tempo ho deciso di spostare l’ufficio a Bari, dove attualmente vivo. Credo tantissimo nell’innovazione tanto da portarmi a ideare e sviluppare un software gestionale Cloud per l’agricoltura “AGRI” – www.tocode.it/agri; uscirà a breve e sarà totalmente gratuito. Inoltre quest’anno sono diventato amministratore delegato di un’altra società, “SHOUZZ s.r.l.” Qualche anno fa ho avuto un’idea a cui hanno creduto altri due amici (Luigi Notarnicola e Crispino Lanza). Shouzz è una piattaforma social dedicata alla MUSICA LIVE con la quale i musicisti trovano nuove opportunità di lavoro e pubblicizzano i loro eventi live, e i fan vengono costantemente informati grazie ad un sistema che analizza i gusti musicali e la geolocalizzazione. L’obbiettivo è non perdersi mai un evento live 😊 – www.shouzz.live

Le mie passioni sono la musica, amo ascoltarla e in particolar modo adoro frequentare i locali dove suonano dal vivo. Amo tantissimo il contatto con la natura, per questo quando posso torno nelle mie terre a fare l’agricoltore. Adoro lo sport, ho riscoperto la passione per il Basket a Bari. Faccio anche tanta Mountain Bike, corsa e trekking. Odio stare fermo, diciamo cosi. 🙂 “

 

La cosa che più ti mancava e/o la cosa che più ti mancherà.
“La cosa che più mi mancava era la mia famiglia. Siamo una famiglia numerosa, io e 3 sorelle, e siamo molto uniti. Quando sono andato via mia sorella piccola aveva solo 3 anni. Non ho vissuto la sua infanzia e mi dispiace tantissimo.

Mi mancherà la vita universitaria, il tempo trascorso ad oziare con gli amici, a vivere una vita abbastanza spensierata, sapendo che l’unico obbiettivo era andare avanti con gli studi e laurearsi.”

Se hai dell’altro da raccontarci questo spazio è tutto per te!
C’è una cosa in particolare che ha alimentato la mia voglia di tornare al Sud e decidere di investire nella mia terra. E’ qualcosa che vedevo tutti i giorni a lavoro, negli uffici di Milano, di Bologna. Erano i “meridionali” che lavorano al Nord, come me. Eravamo tantissimi. Uffici pieni di informatici, laureati con il massimo dei voti che programmavano davanti ad un computer, portando avanti progetti internazionali e per lo più milionari. Ragazzi pieni di sogni nei cassetti costretti a vivere lontano da tutto, dai familiari, dal sole, dal mare, dalla terra. Ho raccolto tante storie di loro, e guardandoli mi veniva in mente solo una cosa: ma perché, dato che la maggior parte siamo Pugliesi, Siciliani, Lucani, Campani, ecc, le aziende non le aprono al SUD. Perché? Poi ho iniziato a capire. Poi ho iniziato a studiare la storia. Ma questa è un’altra storia.”

Una rete tra tornati al Sud è d’aiuto e supporto a chi torna?
“Si. Sicuramente. Può convincere altri a tornare. Infonde coraggio. Aiuta a  credere che un futuro al Sud, anche se difficile, è possibil e sicuramente regala tante emozioni, gioie e soddisfazioni.”

Cosa può fare la rete BaS?
“La rete BaS ha già fatto tanto e sta già facendo tantissimo. Una delle cose più interessanti da proporre e creare eventi dove ci si può incontrare, conoscere e condividere a tu per tu le proprie esperienze. Conoscere gente, fare rete, può solo far del bene.”

Ci lasci un pensiero per BaS…
“Vi ringrazio tantissimo per l’opportunità che mi avete dato. Vi stimo tantissimo per quello che fate.”

Grazie Vito, noi siamo felici felici che una risorsa come te sia tornata al Sud!!

Marianna per BaS

Evento: Incontro – Dibattito “Bentornati al Sud" a Nardò

Si è svolto sabato 1° aprile, nella splendida cornice del Chiostro dei Carmelitani, l’incontro-dibattito “Bentornati al Sud a Nardò” evento organizzato dalla giovane amministrazione comunale.

Dopo i saluti dell’Assessore alle Attività Produttive Stefania Albano e del Presidente Commissione Consiliare Attività Produttive Giulia Puglia, il Consigliere Comunale e Provinciale Antonio Tondo ha introdotto il dibattito: ” “Credo che chi resta o torna per fare impresa o comunque per misurarsi con la realtà del Sud meriti un riconoscimento al coraggio, perché è estremamente più facile fare i bagagli e cercare fortuna altrove. Naturalmente, al netto della nostalgia. Il blog “Bentornati al Sud” è un giacimento di storie che aiutano a leggere questa complessa realtà e a capire se le cose stanno cambiando. Parlarne e confrontarsi, quindi, è molto utile.”

Ha moderato l’incontro Alessandro Cannavale. Ingegnere per formazione, ricercatore per lavoro (si occupa di nanotecnologie per l’efficienza energetica in edilizia), meridionalista per passione: scrive di Sud, su ilfattoquotidiano.it e #Basilicata24. Alessandro, ci ha guidato alla scoperta dei ritorni al Sud e ha concluso così:
“A Nardò, questa sera, dopo aver ricordato il sacrificio di Renata Fonte, abbiamo parlato del Sud che cambia, del coraggio di ragazze e ragazzi che tornano al Sud. Di persone che investono con coraggio sulla terra che amano. Non è facile divenire terra fertile per ospitare le speranze di chi è stato costretto ad andare via. Non è facile fare in modo che i giovani non se ne vadano. I dati sono terribili. Mezzo milione di ragazzi ha lasciato il Sud in pochi anni. Il 42 per cento dei nostri ragazzi non lavora. Eppure, stasera abbiamo ascoltato le storie di persone che, fuori dagli schemi e dai luoghi comuni, nel Sud hanno creduto, scommettendo in proprio, e regalandoci preziosi semi di speranza.”

Durante la serata, la fondatrice Marianna Pozzulo ha illustrato il progetto ed è stato proiettato il servizio realizzato dalla RAI e trasmesso lo scorso aprile su RAI1 per Speciale TG1: “Cambio Vita“ di Federica Balestrieri, in cui si parla di Bentornati al Sud e tre storie della rete BaS.

I presenti inoltre, hanno ascoltato le testimonianze dirette di:

Luciana Zompì e Barbara Vaglio, due copywriter salentine, “Copy a Capo” è il loro appellativo, legato alla posizione geografica (Salento) e alla scrittura creativa che, per loro, è a capo di tutto. Ci hanno parlato del loro progetto  Zazi – “ironica e insolita camicia da notte premaman.”

Marco Giovinazzo, che si occupa di progettazione Architettonica, recupero Masserie, progettazione di piscine e d’interior design:  Marco Giovinazzo Architec. Tornato al Sud, dalla sua Puglia continua ad occuparsi di progetti in giro per il mondo!! Marco, infatti, ci ha inviato la sua testimonianza tramite un video direttamente da Miami – Florida.

Antonella Corciulo, La Torre nel Borgo – Salento, ci ha parlato di sviluppo economico a partire dal patrimonio storico-cultuale, dell ‘importanza di educarsi alla bellezza e alla fiducia per essere artefici del cabiamento!

L’incontro è iniziato così:
Bentornati al Sud a Nardò (video)
riprese di NardòTeleNetwork

Bentornati al Sud

Andrea Cati

Andrea Cati, classe 1984. Laurea magistrale in Filosofia. Lascia Latiano (BR) a 19 anni, dove torna a 31. Matura esperienze lavorative e di studio in varie città in Italia e all’estero: Leeds, Londra, Bologna, Pescara, Bergamo. Nel mezzo di queste esperienze un matrimonio finito male e la passione per i libri e la poesia… che diventa un lavoro!

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Scatto: Dino Ignani

Per quale motivo sei tornato al Sud?
“Sono tornato per continuare realizzare il mio progetto professionale: promuovere la poesia a 360°, attraverso un sito letterario, un marchio editoriale e altre strategie utili a restituire la visibilità che questa bellissima forma d’arte merita. Tale progetto è nato nel 2014, a Bologna, in piena crisi matrimoniale e lavorativa, mentre ero impiegato in una grande azienda sull’orlo del fallimento. Nel momento di massima crisi in amore e nel lavoro, mi sono aggrappato alla passione per la poesia (creando il sito Interno Poesia), all’affetto dei familiari e degli amici, ma soprattutto al desiderio di ripartire da me stesso, da quelle che erano le mie vere aspirazioni, sentendo chiaramente la necessità di provare a costruire qualcosa a Sud, dove sono nato, riappropriandomi delle mie radici più autentiche.

La tua valigia del ritorno è piena di…
“Esperienze vitali per la crescita personale e professionale, esempi virtuosi (e non) di modi di vivere in maniera trasversale e creativa i contesti urbani delle città nelle quali, per mesi o anni, ho vissuto (Leeds, Londra, Bologna, Pescara, Bergamo); la fiducia nel futuro che ho appreso incontrando persone meravigliose, maestri di vita, che mi hanno insegnato a cercare il meglio in ogni cosa.”

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?
“Positivo. Perché ho ritrovato la famiglia, amici di sempre e amici nuovi, piccole sane abitudini che per anni ho ripudiato e ora mi tengo stretto. Perché quando si torna al Sud con un progetto in mente, anche se vivi in un paese che “non offre niente”, non esiste tempo perso e ogni giorno è utile per fare qualcosa di concreto per la terra in cui sei nato.

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?
Le difficoltà del rientro sono le medesime di quando sono andato via. Nonostante viva in una terra bellissima e piena di risorse, esistono ancora ampi margini di miglioramento sul piano economico, sociale, culturale e civile. Occorre essere cittadini attivi, sentirsi parte integrante della polis, della vita della comunità, entro cui è importante dare il proprio quotidiano contributo con le proprie capacità, l’entusiasmo e l’ambizione di migliorare se stessi e il contesto nel quale si vive.

Di cosa ti occupi?
Sono editore specializzato in libri di poesia. Dopo aver creato nel 2014 il blog Interno Poesia, sito letterario che in poco tempo è diventato riferimento in Italia per la qualità dei contenuti offerti giornalmente, a settembre 2016 è nata l’omonima casa editrice: Interno Poesia Editore. Inutile dire che il lavoro che svolgo collima perfettamente con la mia passione.”

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Ci lasci un pensiero per BaS…
Il vostro lavoro è un servizio che dà speranza, fiducia, voglia di rimboccarsi le maniche per questo Sud assetato di menti brillanti e persone che vogliono davvero tornare e dare il massimo per far crescere la propria terra.”

Una rete tra tornati al Sud potrebbe essere d’aiuto e supporto a chi torna?
Si. Raccontarsi e ascoltare storie altrui rappresenta spesso la chiave di volta per trovare motivazioni a tornare o buone ragioni per restare dove si vive (a Sud, ovviamente).

Cosa dovrebbe/potrebbe fare la rete BaS?
“Bentornati al Sud fa già tanto: per me è stato d’aiuto per rendermi conto che in tanti, come me, credono nella forza e nelle menti di chi il Sud vuole farlo crescere. Detto questo, credo che organizzare incontri (con la formula di meeting o  festival) fuori dal web potrebbe significare tanto: parlare dei propri progetti, raccontare dal vivo la propria storia, è una modalità senz’altro efficace per favorire la nascita di nuovi contatti e relazioni utili nell’ottica di uno sviluppo virtuoso del Sud (e dunque anche dell’Italia e dell’Europa).”

La cosa che più ti mancava e/o la cosa che più ti mancherà.
“Del Sud mi mancavano tante cose, due fra tutte la famiglia e gli amici. Di ogni posto nel quale ho vissuto mi manca qualcosa: di Leeds mi mancano ad esempio le biblioteche, di Londra il multiculturalismo aperto, di Bologna tante, troppe cose (amici, fermento culturale, ecc.), di Pescara l’odore del mare per le strade tutti i giorni dell’anno, di Bergamo la bellezza di vivere in una città che funziona, e gli amici pugliesi rimasti lì a lavorare, lontani 1.000 km da casa.”

Grazie Andrea, ci auguriamo che ogni ritorno possa essere pura “Poesia” per il nostro Sud!!

Marianna per BaS

Maria Margherita Sciarrone

Maria Margherita Sciarrone, Laurea Specialistica in Pubblicità e Comunicazione d’Impresa. Parte, a 18 anni, da Villa San Giovanni  (RC) per motivi di studio e si trasferisce a Roma e poi a Macerata. Dopo un’esperienza all’estero, a 28 anni, torna a Reggio Calabria.

Innamorata della sua terra, quanto del mondo, ha condiviso con noi la sua preziosa valigia del ritorno…

marysciarronePer quale motivo sei tornata al Sud?
Perché la voglia di tornare è stata più forte e perché ero stanca. Venivo da 10 anni di lungo peregrinare. Dopo la triennale in Scienze della Comunicazione a Roma, mi sono trasferita a Macerata, dove ho conseguito la laurea specialistica in Pubblicità e Comunicazione d’Impresa e dove ho iniziato le prime esperienze lavorative. Poi mi sono trasferita all’estero. In 10 anni ho cambiato 5 città e circa 10 case. Avevo scatoloni sparsi per case e città diverse. Avevo bisogno di fermarmi. Inizialmente sono tornata con l’intenzione di stare pochi mesi e partire di nuovo. Poi ho scelto di provare a restare. E dopo quasi sei anni sono ancora qui.”

La tua valigia del ritorno è piena di…
Di nostalgia prima di tutto. Di odori, profumi e ricordi che solo nel tuo paese d’origine possono prendere vita. Ma nella mia valigia c’è anche spazio per le esperienza vissute, per incontri che mi hanno cambiato la vita e per tutte le città che mi hanno fatta crescere professionalmente. Roma, Macerata, Dublino, l’isola di Hydra in Grecia, sono tutti luoghi che porto nel cuore e che hanno fatto ritorno assieme a me.  È una valigia che riapro quando mi sento persa o mi trovo in una situazione difficile; una valigia da cui salta fuori un’esperienza, una vecchia lettera, un biglietto della metropolitana, l’ingresso ad una mostra, appunti di eventi organizzati, un post it. Tutti pezzi di vita che servono per ricordarmi da dove sono partita,  come sono arrivata fin qui e le cose che ancora sono in tempo a cambiare.”

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?
Positivo. È  stato un ritorno positivo perché ho trovato lavoro dopo pochi mesi dal mio rientro. Perché nonostante le difficoltà iniziali di riadattamento, sono  riuscita a realizzare molti progetti e perché ho incontrato l’amore.”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?
Quando sono rientrata c’è stato un periodo in cui mi sentivo un pesce fuor d’acqua. Non stavo bene da nessuna parte. Il rientro a casa con i miei è stato più duro del previsto. Per loro ero ancora la piccolina di casa e probabilmente non accettavano il fatto che fossi cresciuta. Per questo motivo la prima cosa che ho fatto appena ne ho avuto la possibilità è stata trasferirmi a Reggio Calabria dove nel frattempo avevo trovato lavoro in un’agenzia di comunicazione e avevo conosciuto il mio attuale compagno. In questo modo ho riconquistato la mia indipendenza ma sapevo che loro erano a soli 10 minuti di distanza da me. A livello lavorativo non ho avuto grosse difficoltà perché lavoravo in un’azienda di respiro internazionale, con l’headquarter a Sud. Questo mi ha permesso di continuare a parlare inglese, di lavorare nel settore per cui avevo studiato e di crescere professionalmente. Per quanto riguarda la vita sociale, ho ritrovato le amiche di sempre che hanno deciso anche loro di restare o tornare qui.

Una difficoltà che all’inizio sembrava insormontabile è stata il reggino medio. Quello del “qui non c’è lavoro”, “è tutto uno schifo” “ma chi te l’ha fatto fare a tornare”. Tutte persone che passano il tempo a criticare la loro città ma non fanno nulla per cambiare lo stato delle cose, anche in piccolo. Gente che vive ancora a casa con i genitori, che ha visto il mondo solo durante qualche breve vacanza (pagata da mamma e papà), e che accusa il sistema se non trova lavoro. Ho superato questa difficoltà isolando il più possibile queste persone e circondandomi di ragazzi e ragazze ma anche gente più grande di me che sono preziose per questa terra, che contribuiscono a renderla migliore e che se lanciano delle critiche lo fanno solo ed esclusivamente in modo costruttivo. Arrendersi è facile e succede per mille ragioni: per stanchezza, per rabbia, per rassegnazione. È lì che si sceglie di andar via. L’ho fatto anche io. Lo studio è stata solo una scusa per lasciare questa terra e non farvi più ritorno. Non avevo però fatto i conti con le ragioni del cuore.”

Di cosa ti occupi?
Al momento sono socia fondatrice di una Cooperativa che offre servizi di comunicazione: Idea Positivo. Nello specifico mi occupo di social media marketing, oltre ad essere giornalista. Sempre all’interno di questa agenzia scrivo per il portale web che abbiamo creato e di cui sono direttore editoriale. Si chiama Yes Calabria, una testa in cui ogni giorno raccontiamo la Calabria positiva e le eccellenze del territorio con l’obiettivo di creare una cassa di risonanza nazionale e internazionale di quanto di buono è prodotto a livello endogeno. Inoltre, dpoco si è conclusa la mia esperienza all’interno della Commissione Pari Opportunità nel comune di Villa San Giovanni ma continuo a sposare e promuovere i progetti legati al territorio e alle pari opportunità non solo di genere ma anche di religione, disabilità e origine etnica.”

Ci lasci un pensiero per BaS…
Grazie per lo spazio concesso e complimenti per il lavoro che svolgete.”

Una rete tra tornati al Sud potrebbe essere d’aiuto e supporto a chi torna?
Si. Per incoraggiare chi vuole tornare e non ne ha il coraggio. Perché come  scrissi una volta in un vecchio articolo “Ci vuole più coraggio a tornare che ad andarsene.” E credo possa anche servire a chi come me è tornato e ogni tanto perde la bussola ed è tentato ad andare via di nuovo. Circondarsi di storie positive e di gente che ce la mette tutta per restare qui, è una delle cose che cerco di tenere sempre a mente. Se non fosse per queste persone, io me ne sarei andata di nuovo da un pezzo.”

Cosa dovrebbe/potrebbe fare la rete BaS?
Creare degli eventi che riuniscano le persone che sono tornate al Sud e le loro expertise. È un modo per fare rete e per ricordarci che di persone folli che hanno scelto di tornare ce ne sono un sacco.

La cosa che più ti mancava e/o la cosa che più ti mancherà.
Il mare, inteso non solo come luogo dove recarsi d’estate, ma un punto fermo, un orizzonte che ha sempre fatto parte della mia vita sin da piccola. Chi non è cresciuto alzandosi ogni mattina e trovandoselo sempre lì davanti, non può capire di cosa parlo. Per me è stato sempre un punto di riferimento, oltre che una medicina.

Mi mancavano, inoltre, gli affetti: i miei genitori in primis e persone che per me rappresentano una vera e propria famiglia. La cosa che più mancherà sono i rapporti che ho costruito nel tempo e i luoghi che mi hanno accolta ed ospitata. In questo preciso istante, sono le Marche e la loro gente a mancarmi di più. È una regione che mi ha dato tanto e a cui sarà sempre riconoscente. Per questo motivo, se ci fosse bisogno di me, io correrei subito lì a dare una mano ai miei amici e alle loro famiglie che non stanno passando un bel momento.  Ma è gente forte e testarda e si rialzerà in fretta.”

Grazie Maria Margherita, non ci resta che continuare a raccontare il bello del Sud… perchè no, insieme!?? 🙂

Marianna per BaS

Floriano e Giovanni Pellegrino

Floriano Pellegrino e Giovanni Pellegrino, diploma alberghiero, giovanissimi lasciano Scorrano (LE) e per lavoro girano il mondo. Dopo un’intensa gavetta, al fianco di chef importanti e noti, lo scorso anno sono tornati nel Salento. A Lecce hanno dato vita a Bros’ che mescola tre ingredienti fondamentali: passione, tradizione e innovazione.

Vi invitiamo a leggere la loro storia e a prenotare subito un’esperienza culinaria unica !

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Scatto: Fabio Perrone

Per quale motivo siete tornati al Sud?
Ricostruire l’essenza della cucina pugliese per creare una nuova cultura gastronomica che parte dalla storia salentina per fondersi con il mondo contemporaneo della cucina di ricerca internazionale.”

La vostra valigia del ritorno è piena di…
Esperienza e sogni.”

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?
Positivo. Perché passo dopo passo stiamo realizzando i nostri sogni. Soprattutto stiamo costruendo il nostro futuro giocando tra il nostro passato e il presente che il mondo ci offre, e questo gioco tra il vecchio e il nuovo è straordinariamente appagante. Inoltre poter assorbire l’energia del posto in cui siamo nati è fondamentale in questa fase della nostra vita, dopo aver girato il mondo.

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?
Le difficoltà ci sono ogni giorno in ogni posto del mondo, si superano con impegno abnegazione e sudore. Per cui le nostre difficoltà non sono state diverse da tutte quelle che chef più bravi di noi hanno incontrato nel passato. Quando produci innovazione devi accettare un tempo tecnico mentale e fisico affinché le tue idee vengano assorbite, altrimenti non stai innovando.”

Di cosa vi occupate?
Siamo chef del ristorante Bros’. Gestiamo completamente il ristorante, dalla creazione del piatto al campanello della porta.”

Ci lasciate un pensiero per BaS…
Continuate a mostrare il lato positivo del Sud. Il Sud ne ha bisogno, ma soprattutto l’Italia ne ha bisogno.”

Una rete tra tornati al Sud potrebbe essere d’aiuto e supporto a chi torna?
Certamente. Conoscendosi tra professionisti e condividendo le proprie competenze si può effettivamente creare una massa critica che può migliorare un territorio.”

Cosa dovrebbe/potrebbe fare la rete BaS?
Semplicemente mettere in contatto i professionisti.”

La cosa che più vi mancava e/o la cosa che più ti mancherà.
Il rapporto con la natura e la famiglia.”

Ci suggeriresti altri nominativi di Bentornati al Sud?
Luigi Partipilo.”

Grazie Floriano, grazie Giovanni… non ci resta che organizzare il prima possibile una “Cena tra tornati”!! 🙂

Marianna per BaS

Anna Laura Orrico

Anna Laura Orrico, Laurea in Scienze Politiche, lascia Cosenza a 23 anni. Varie esperienze lavorative:  Roma al MAE, Lituania, Bologna e infine Burundi. Torna  a 29 anni nella sua città natale, poi si sposta a Pizzo nella provincia di Vibo Valentia.

Non vi sveliamo altro, possiamo solo dirvi che le parole chiave della sua storia sono: innovazione, cultura, tecnologia, cooperazione, condivisione. Il resto lo scoprirete leggendo le sue risposte…

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Per quale motivo sei ritornato al Sud?
Per costruire qualcosa nella mia terra con le competenze e le esperienze realizzate fuori e all’estero soprattutto.”

La tua valigia del ritorno è piena di…
Certamente piena di esperienze e di una maggiore capacità di adattamento alle situazioni diverse per cultura e per approccio, una capacità di osservare il contesto che mi circonda con occhi critici ma propositivi. Un senso di vuoto perché la mia Calabria sembra apparentemente condannata all’isolamento e all’oblio.”

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?
Non so fare una scelta netta tra positivo e negativo perché ogni giorno quando inizio a lavorare penso agli aspetti negativi del restare in Calabria e subito dopo li rivolto in motivazione per restare provando a generare qualcosa di diverso, di migliore rispetto a quanto vedo. Ritornare è stato positivo perché mi ha permesso di iniziare a costruire il mio progetto di impresa, ma è stato anche negativo perché la distanza della Calabria dal resto del Paese e dell’Europa si percepisce ogni giorno…siamo ultimi e considerati tali, riuscire a far venire in Calabria anche un esperto a tenere un workshop formativo è difficilissimo perché le persone trovano non agevole venire da noi a causa della carenza di collegamenti e da noi non trovano “mercato”; così come è difficile spostarsi dalla Calabria per andare ad aggiornarsi in altre città: scarsi collegamenti e costi allucinanti. Ma tutto questo si trasforma in motivazione a cambiare queste cose e in desiderio di supportare chi prova a costruire nuove idee in questa regione.”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?
La difficoltà principale del rientro è stata quella di farsi capire quando provavo a costruire progetti con altre persone, mettendo insieme competenze ed esperienze diverse. Lavorare insieme, condividere idee e competenze è la cosa più difficile in una terra dove l’individualismo è portato all’estremo, dove il “non fidarti che ti rubano l’idea” è praticato come un mantra, dove tutti si lamentano ma non decidono mai di lavorare insieme per risolvere il problema. Diciamo che il problema non si supera ma per affrontarlo non ho smesso mai di ricercare in giro per la Calabria persone ed esperienze che avessero voglia di cooperare su obiettivi comuni. Dal mio punto di vista uno dei modi migliori per cambiare questa mentalità di chiusura è lavorare sulle nuove generazioni, a partire dalle scuole spingere i ragazzi a costruire progetti insieme, a non aver paura di condividere le proprie idee sperimentandole in progetti sul territorio e non solo tra le mura scolastiche.”

Di cosa ti occupi?
Sono un Project Manager in ambito sociale e culturale, mi occupo anche di organizzazione e gestione di eventi per aziende ed organizzazioni che desiderano promuovere i propri valori, prodotti e servizi. Sono imprenditrice e, quindi, co-founder di Talent Garden Cosenza Srl, il primo spazio di coworking in Calabria dedicato all’innovazione digitale. La mia passione più grande è la progettazione partecipata. I miei hobby sono il teatro, la danza. Amo viaggiare e scrivere: ho un blog che è anche il mio sito web, annalauraorrico.it

Ci lasci un pensiero per BaS…
E’ molto importante raccontare le storie di chi è tornato al Sud, lo trovo un buon modo per osservare un fenomeno che la nostra generazione e quelle successive vivranno ancora per molto tempo, ovvero la presa di coscienza che l’altrove spesso è sotto i nostri occhi.

Una rete tra tornati al Sud potrebbe essere d’aiuto e supporto a chi torna?
Si. Lo scambio di esperienze è sempre positivo purché si dica sempre la verità e ci sia onestà nel confronto.”

Cosa dovrebbe/potrebbe fare la rete BaS?
Organizziamo gli Stati generali di chi torna o resta al Sud per far emergere una nuova classe dirigente provando a collaborare tra di noi.”

Se hai dell’altro da raccontarci questo spazio è tutto per te!
Credo che andare via o restare a Sud non debba essere una “costrizione” ma una libera scelta perché andare via arrabbiati con un territorio dove non c’è meritocrazia o dove crediamo di non avere possibilità è tanto grave quanto restare senza sentire il dovere/diritto di provare a cambiare in meglio il nostro status e il contesto nel qualche viviamo. Andare via non è il male assoluto, anzi bisogna viaggiare e lavorare fuori per capire il potenziale che c’è in noi ampliando i nostri orizzonti mentali; restare non è sempre un bene se vuol dire arrendersi al destino e lamentarsi solo di ciò che non funziona.”

La cosa che più ti mancava e/o la cosa che più ti mancherà.
Quando stavo fuori non mi mancava nulla della Calabria perché adoro viaggiare e scoprire nuovi mondi, ma avevo sempre un senso di vuoto perché capivo che la differenza avrei potuto farla nella mia terra dalla quale tutti vanno via prima o poi.”

Ci suggeriresti altri nominativi di Bentornati al Sud?
Vi suggerisco una persona che è veneta ma si è innamorata della Calabria e da diversi anni lavora all’osservatorio sulla ‘ndrangheta realizzando progetti davvero interessanti. Lei si chiama Stefania Ziglio e secondo me rappresenta il meglio del Nord che incontra il meglio del Sud per costruire una Italia migliore.”

Grazie Anna Laura, la tua storia che parla di innovazione sociale è lo stimolo migliore per iniziare il 2017!!

Marianna per BaS

Flavia Amato

Flavia Amato lascia Guardavalle Marina (CZ) e la sua amata Calabria, poco più che maggiorenne, per completare il suo percorso formativo presso l’accademia di Belle Arti di Macerata. Termina con successo gli studi con una tesi sugli “abiti scultura”. Tesi illuminante per il prosieguo della sua carriera. Infatti, di lì a poco, raddrizza il tiro formativo e sceglie di seguire un desiderio intimo e profondo che la spinge a frequentare, in breve tempo, un corso di modellista professionale ed un master in gestione d’impresa e startup. Dopo quasi otto anni torna nella sua Calabria, per cercare di dar forma ad un sogno cullato fin da bambina, quando vedeva la mamma e la nonna cucire. Crea Malìa, atelier di moda dove il concetto di stile e benessere si uniscono, laboratorio di idee e creazioni dove si realizzano abiti con tessuti organici e naturali.

flaviaamato2Com’è stata la tua vita prima di partire verso il Nord?
“Sono nata il giorno di Natale, nel 1989, ed ho vissuto la ma infanzia e la mia giovinezza a giocare al sole con i miei amici fino alla sera. Un sole che ti scaldava e ti avvolgeva con i suoi tiepidi e gradevoli raggi. Quando cresci con quel calore dentro, è difficile trovarlo in altri luoghi che non sia la tua terra. Il sole, in ogni regione, è sempre lo stesso cerchio un po’ giallo che ci guarda dall’alto ma chi è del meridione, della Calabria in particolare lo sa, il sole calabrese è un’altra cosa. Un sole che il calore te lo trasmette non solo sulla pelle, ma fino alle ossa.”

Per quale motivo sei tornata al Sud?
“Quando sei lontana chilometri da casa, quella mancanza la senti come una carenza di ossigeno, e quando ti manca l’ossigeno ti dimeni e ti agiti per ritrovarlo. Così mi sentivo lontana da casa, lontana dalle mie radici e dalla mia famiglia, lontana dal mio sole. Volevo tornare nel mio Sud, nella mia terra, con un sogno nemmeno troppo nascosto nel cassetto. Volevo unirmi alla schiera di piccoli imprenditori che cercano, tra mille difficoltà di tipo ambientale, territoriale, concettuale e ahimè non solo, di fare qualcosa per il Sud. Non se ne parla più di tanto, non si trova sui giornali, non lo dicono alla televisione, ma sotto il “velo di Maya“ creato ad hoc dalle istituzioni e dalle credenze, la tanto bistrattata terra calabrese, nasconde come altre realtà del meridione, un humus fertile di piccole imprese, che stanno germogliando, fiorendo, con l’obiettivo del biologico e della sostenibilità. La regione Calabria è stata la culla dei primi insediamenti italici, un concentrato di cultura e tradizione, una terra affascinante per varietà paesaggistica, che è vittima però di sé stessa e della reticenza nazionale. L’amore per la mia terra, mi ha spinto a ritornare, a cercare di fare impresa, dove tutti dicono che è impossibile creare qualcosa di nuovo e sano, dove tutti dicono: “Ma chi te l’ha fatto fare? Dovevi restare dov’eri… Come mai questa scelta? Speriamo bene… Qui non ci riuscirai mai!” Dove tutti, per primi gli abitanti stessi, danno per morto un territorio così ricco. Io no. Sono testarda, orgogliosa e tenace quanto basta per dire che non ci si può e non ci si deve arrendere. Sono tornata per fare impresa e artigianato e per innovare attraverso il tessile naturale. Sono tornata per presentare una start up che ultimamente ha portato il nostro Paese sui giornali per il “tessile innovativo”.

La tua valigia del ritorno piena di…
Speranza e tanta volontà: desiderio di cambiamento per la nostra terra, voglia di sfidare tutto ciò che viene detto contro il Sud. La mia valigia è piena della forte spinta di quel calore, quel sole, che mi ha fatto crescere fondendosi con le mie ossa e contaminando la mia anima. Un grazie, per tutto questo, va alla mia famiglia, ai valori e ai sani principi che mi hanno inculcato fin da bambina. Una famiglia alla quale sono grata, per avermi sempre sostenuto ed aiutato nelle mie scelte, accompagnandomi nel mio cammino, aggiustando il mio percorso, senza mai ostracizzarlo. Grazie a loro, al mio compagno, al mio sole, ho trovato il coraggio e la forza, di seguire un sogno. Un sogno che mi permette di creare ciò che ho sempre desiderato. Un sogno che mi consente, la mattina, ogni volta che apro la porta del mio atelier, ogni volta che termino uno dei miei abiti, ogni volta che guardo dalla finestra, di uscire, alzare lo sguardo, e volgere il viso a quel cerchio giallo, a cui devo tutto, a cui devo il mio spirito rovente di fiera stilista calabrese.”

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?
Certamente, perché ho la sensazione di contribuire a qualcosa di grande è già molto soddisfacente.”

Quali sono state, se ce ne sono statae, le difficoltà del rientro?
Le difficoltà riguardano la riambientazione lavorativa, la logistica, la carenza di infrastrutture e altri servizi per la mia impresa che sembrano ostacolare e rallentare il tutto. Inoltre, essendo un’attività innovativa è sconosciuta alla maggioranza della popolazione e quindi spesso si creano intoppi di diversa natura. Per superarle ci vuole tenacia, passione e molta pazienza.”

Di cosa ti occupi?
Faccio la modellista, la stilista e l’artigiana. Creo abiti. Amo la moda, la natura e il connubio tra i due. Ho così aperto ideato e progettato un atelier con il bran Malìa natural couture lab. Il brand Malìa offre un guardaroba versatile e completo e tutto “green” proponendo capi per ogni occasione Questo modo di fare moda è stato definito innovativo, una svolta e smentisce chi pensava che la moda ecosostenibile fosse poco “glam”. Nell’atelier si realizzano abiti completamente naturali realizzati nel rispetto dell’ambiente e provenienti da fibre vegetali ecologiche certificate che mirano ad un risultato di alta qualità e benessere. Per esempio abiti in tessuto di Bambù, in Canapa, pura Seta, Lino e Cotone biologici ma anche in fibra derivata dal latte! Credo nel Sud e nella possibilità di innovare attraverso il ritorno dei giovani e di coloro che al Nord si precludono questa possibilità.

Ci lasci un pensiero per BaS…
“Grazie per l’opportunità di raccontare la mia storia e per questo bel progetto da voi ideato.”

Una rete tra tornati al Sud può essere d’aiuto e supporto a chi torna?
“Certamente, io stessa cercavo una cosa simile per confrontarmi appena ritornata. Così facendo possiamo rendere presente i vantaggi del tornare.”

Cosa può fare la rete BaS?
“Divulgare tutte le storie di chi torna per dare forza a chi è scoraggiato”

Se hai dell’altro da raccontarci questo spazio è tutto per te!
“Dopo sette anni di residenza nelle Marche, regione leader del tessile e del manufatturiero e dopo aver ricevuto riconoscimenti nell’ambito delle Start Up ho deciso di sfidare tutto e tornare al Sud per creare un’impresa giovanile femminile e innovativa. Spero di non dovermi pentire per questa scelta. Mio padre negli anni 70 dopo venti anni è tornato al Sud per fare impresa ed ha costruito molto per questa terra e spero di poter fare lo stesso.”

La cosa che più che più ti mancherà?
“Mi mancava il calore del Sud, la genuinità, i ritmi. Mentre mi mancherà l’efficienza e alcuni servizi.”

Grazie mille Flavia, per questo messaggio di speranza che servirà a molti giovani che come te hanno voglia di tornare.

Alice Amato